BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Doninelli: se la bellezza di un testo conta più della teoria

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Tuttavia sarebbe da sciocchi - di qui il mònito iniziale - dare la colpa a un metodo di analisi, perché i metodi non hanno nessuna colpa: la colpa è nostra, è dell’insegnante che impone il metodo senza domandarsi se sia o meno adeguato all’oggetto. E l’oggetto, a scuola, è ben complicato, perché non è soltanto il racconto di Calvino o la pagina di Proust, ma è il racconto di Calvino e la pagina di Proust nel contesto di quella classe lì, con quelle persone lì, con quei problemi lì.

Gli scrittori americani della mia generazione (Franzen, Foster Wallace ecc.) se la sono presa spesso con Roland Barthes e Michel Foucault - i padri del metodo strutturalista - perché nei loro scritti letterari avevano dichiarato l’autore come una funzione letteraria da eliminare. Il testo era, per l’uno come per l’altro, una sorta di campo aperto, luogo di conflitti, dove i soggetti parlanti erano spesso più d’uno.

Foucault sosteneva che il soggetto parlante cambia (anche se a parlare è lo stesso individuo) a seconda della posizione assunta nel testo: un matematico che spieghi in un manuale una propria scoperta, per esempio, rappresenta almeno due soggetti parlanti distinti (il matematico puro da un lato e, dall’altro, il divulgatore che spiega ciò che il matematico ha fatto) cui si aggiunge l’individuo, che porta lo stesso nome dei primi due e vive nella stessa casa, che firma il contratto con la casa editrice, ecc.

I discorsi di questi grandi pensatori sono tutt’altro che campati per aria. Io leggo ancora Barthes e Foucault con grande profitto personale. Barthes e Foucault credevano nella forza della teoria, e ritenevano che la teoria fosse un modo “per non essere troppo governati” (Foucault).

Foster Wallace, però, contrappone ai loro discorsi la persuasione che la scrittura rappresenti la forma compiuta di uno sforzo - quello dello scrittore, dell’uomo/scrittore - di uscire dal proprio stato di solitudine per cercare di mettersi in comunicazione con altri esseri umani. La letteratura è come una mano tutta tesa nella speranza di incontrare un’altra mano, di poterla finalmente stringere.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >