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SCUOLA/ Doninelli: se la bellezza di un testo conta più della teoria

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Questo afflato esistenziale metterebbe voglia di dare immediatamente ragione a questi americani e torto agli strutturalisti. Ma, così come sarebbe sbagliato ignorare le osservazioni dei primi, sarebbe ancora più sbagliato cedere a questa tentazione. E’ proprio vero che le cose stanno come dicono gli americani? La scrittura è davvero un atto solitario mediante il quale dovremmo uscire dalla solitudine? Può essere, certo, ma in che senso le cose devono stare solo così? Perché la letteratura non potrebbe essere, fin dall’inizio, un’azione corale?

Qualunque scrittore serio, che comprende la necessità dell’esattezza, sa che raccontare e descrivere sono due attività che tendono all’oggettività. Una cosa detta con precisione accede a un livello ontologico diverso: lo scrittore, quando raggiunge l’esattezza, sente che il peso della propria soggettività si attenua, la pagina si alleggerisce dell’ingombro dell’io. In quel momento, che tende all’impersonalità, chi scrive comincia a capire che essere autore è qualcosa di diverso da quello che aveva immaginato. Non si sente più il creatore di un capriccio, ma lo scopritore di qualcosa che c’era sempre stato.

Il testo, in altre parole, è solo in parte la creatura del suo autore. Anzi, poiché è il testo a fare grande l’autore, possiamo dire che più il testo è oggettivo, meno reca il marchio gratuito dell’autore, più l’autore cresce.

Ma su questi discorsi ci si potrebbe dilungare senza fine. Quello che volevo dire è che è difficile determinare cosa sia un testo a partire dalle semplici intenzioni programmatiche del suo autore. Lo stesso Foster Wallace scrisse Infinite Jest come un grido di allarme, o se vogliamo come un desolato compianto, ai limiti dell’afasia, sull’America: ciò non toglie che Infinite Jest sia quella cosa lì, e che altri testi scritti magari con la stessa intenzione siano, nondimeno, qualcosa di completamente diverso.

Un testo è come un edificio: deve stare in piedi. E poi deve rendere veramente bella la città dove sorge. E’ la sua bellezza a parlarci della necessità della sua edificazione. Questo viene, a mio parere un passo prima rispetto alla discussione sui pro e contro della critica testuale.



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