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SCUOLA/ Doninelli: se la bellezza di un testo conta più della teoria

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Personalmente, credo che qualsiasi metodo critico, usato come se la verità del testo uscisse magicamente dalla sua applicazione, sia una perfetta scemenza. Quando il dito indica la luna, diceva un vecchio proverbio l’imbecille guarda il dito. Il dito è il metodo, la luna è l’oggetto. La verità della critica non sta nel metodo ma nella domanda con la quale noi lo usiamo.

Tutti i metodi, di per sé, sono utili, dal momento che nascono dal lavoro duro di uomini che si sono interrogati sulla consistenza del mondo, sulla natura umana, sul senso della bellezza e sul valore della letteratura. Questi uomini hanno commesso ciascuno i propri errori, da quelli inevitabili dovuti alla mentalità del tempo a quelli evitabili dovuti a eccessi di ideologia o a partiti presi. Ma sembra che siamo condannati a viverci, in mezzo agli errori: prima di tutto i nostri.

Tutti i metodi hanno del buono, sono utili: quello testuale come quello psicologico, quello sociologico come quello marxista, quello idealista come quello psicoanalitico, quello linguistico come quello antropologico, quello filologico come quello storicista. Il problema siamo noi, non i metodi. Quello che preoccupa, in altre parole, è che il ruolo di maestri dei giovani sia stato assunto per tanto tempo da persone del tutto ignare della drammaticità del proprio compito.

Non credo che la letteratura sia in pericolo: noi non abbiamo la più pallida idea di quello che faranno le future generazioni, li immaginiamo tutti intrappolati in facebook, e invece già qualcosa di nuovo sta nascendo. I figli dei poco di buono sono spesso persone eccellenti, così come persone eccellenti hanno figli disgraziati. Chissà che letteratura nascerà, da tutto questo.

No, non la letteratura è in pericolo. E nemmeno la persona umana. Non a breve, perlomeno. Prima della persona e della letteratura salterà sicuramente il sistema educativo, a cominciare dalla scuola e dall’università. E’ un film che abbiamo già visto, quando finì l’Impero romano. Saltarono le istituzioni, saltarono le scuole. Ma non saltò l’uomo, e nemmeno la letteratura. E gli amanuensi che ricopiarono i testi della cultura dell’Occidente credevano nel valore della testualità. Che fossero strutturalisti ante-litteram?



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