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SCUOLA/ 1. Toccafondi (Pdl): trovati i soldi per le paritarie, ora facciamo una legge

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Le paritarie possono tirare un sospiro di sollievo: i soldi ci sono. Per il 2012, le scuole non statali possono contare su 280 milioni già stanziati, più 242 milioni contabilizzati nella bozza della legge di Stabilità. Finalmente una «vittoria» della maggioranza, dice Gabriele Toccafondi a Ilsussidiario.net al termine di una giornata concitata che ha visto il governo salvarsi per un voto, 316 a 315. «C’erano tanti gufi, che speravano di mandare a casa Berlusconi e il Pdl, e invece sono stati sconfitti. La situazione è ingarbugliata, ma in questo momento ci vuole un governo e andare a votare ora sarebbe un suicidio per il paese» dice il parlamentare del Pdl, appena rientrato nella sua Firenze. Facciamo con lui il punto sui sospirati soldi alle paritarie. Molte scuole sono agli sgoccioli, mancano i soldi per pagare gli stipendi e potrebbero chiudere i battenti. Per la gioia di chi, la parità, non ha mai smesso di combatterla.

Fortunatamente, gli oppositori sono meno di una volta, anche se i tempi dell’opposizione preconcetta alle «scuole dei preti» non sono del tutto superati. «Per esperienza» spiega Toccafondi «posso però dire che in Commissione i miei emendamenti sulle scuole non statali sono stati firmati da tutti i gruppi politici. E in aula ho sentito più volte il Pd chiedere a gran voce la parità scolastica. Qualcosa sta cambiando».

Ma torniamo ai fondi per le paritarie. «È stata una vittoria di squadra, che io attribuisco a tutto il Pdl» dice Toccafondi anche se «il vero artefice del passaggio che ha sbloccato i fondi del 2010 ha un nome e un cognome, e sono quelli di Angelino Alfano. Io mi sono limitato a dire al segretario politico del mio partito qual era il problema, ritrovare per davvero questi 242 milioni di euro e darli alle scuole».

Toccafondi fa luce sulla complessa vicenda di questo finanziamento, a seguir la quale c’è da perdersi. «Bisogna sapere che la finanziaria - che ora ha cambiato nome in legge di Stabilità - contiene i numeri “veri” dell’anno successivo. La scuola, dal 2008 in poi, ha sempre subito tagli. E non solo la paritaria, ma tutta la scuola, statale e non statale. Non dimentichiamoci della crisi che ha investito il mondo nel 2008. Appena eletto Tremonti si affrettò a dire: farò un bilancio triennale di tagli lineari a tutti i settori. E così è stato. Le paritarie ebbero un taglio del 25 per cento sul 2009 e del 45 per cento nel 2010 e nel 2011. La crisi si è aggravata, e la scuola ne ha risentito: anche sulla quota parte del 2012 è calata una scure che ha decurtato i fondi del 45 per cento. Noi però non ci siamo mai rassegnati, e in Commissione bilancio abbiamo sempre dato battaglia. Ora ce l’abbiamo fatta. A suon di emendamenti parlamentari abbiamo recuperato 120 milioni sul 2009, che corrispondono al recupero quasi completo di quel taglio del 25 per cento; e poi altri 230 milioni, sia sul 2010 che sul 2011. Quanto al 2012, c’era di che essere preoccupati. Alla fine l’abbiamo spuntata e siamo riusciti a dimostrare che i soldi per le paritarie sono utili al bene comune. Un bambino in una scuola statale costa tra i 5 e i 6 mila euro l’anno, se frequenta una paritaria la spesa dello Stato è di 500 euro».



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COMMENTI
15/10/2011 - Abbiamo vinto a non ancora? (Giuseppe Crippa)

Il fatto che il governo abbia incluso nel ddl della Legge di Stabilità 242 milioni per le scuole paritarie che si sommano ai 280 milioni già stanziati è indubbiamente una bella notizia. Ma che ci venga presentata come una vittoria del partito di maggioranza relativa, valorosamente guidato dal suo segretario, dopo una guerra di tre anni contro il ministro dell'Economia è davvero surreale: in un paese normale ci dovrebbe essere sintonia tra una maggioranza ed il governo che essa sostiene, non una guerra permanente. Toccafondi poi, da politico navigato, mette in ogni caso le mani avanti: i fondi arriveranno, dice, se non ci saranno imboscate parlamentari e se il ministero non ritarderà la “delega economica” (come già fatto in passato). Ma allora: abbiamo vinto o non ancora?