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SCUOLA/ Se i libri di testo tengono in ostaggio i professori...

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Libri di testo ideologici? Se ne è discusso spesso. Oggi se ne parla molto meno. Forse perché il processo di omologazione culturale, di cui i libri di testo sono stati certamente corresponsabili, è giunto a una fase più che avanzata? In effetti, tendenze accademiche e di moda tratte dal marxismo, dallo strutturalismo e dal positivismo, per una trentina d'anni hanno plasmato la grande maggioranza dei libri di testo, anche se, recentemente, sembra esserci uno spazio per testi più equilibrati.

A un genitore che mi chiedeva perplesso: “Ma nelle librerie tra i mille libri che ci sono non ce ne sono di buoni?” trovavo difficile spiegare che un docente non può semplicemente adottare il libro che gli pare, magari scegliendolo in libreria nella produzione editoriale corrente; la sua scelta deve avvenire tra i libri ufficialmente dichiarati ‘libri di testo’; la scelta  deve poi essere ratificata dal Collegio dei docenti e tante sono le spinte perché nella scuola, sullo stesso insegnamento sia adottato un unico libro di testo. Inoltre l’insegnante non è neppure certo della sezione in cui sarà chiamato ad insegnare l’anno successivo. L'impressione, tenendo conto di tutti i fattori ricordati, è che neppure a questo livello si gioca la questione decisiva.

Libri di testo poco usati? Quanti lettori ricorderanno di avere avuto, da studenti, libri di testo effettivamente usati dall'insegnante, per i motivi più disparati, per un 20-30% al massimo, quando non semplicemente abbandonati dopo le prima 20-30 pagine? E ad alcuni sarà capitato che per una o più materie l'insegnante seguisse nelle sue spiegazioni un libro diverso da quello adottato (la mia prof di scienze lo rilegava in blu scuro, così non si vedeva il titolo, e lo usava per fare le sue lezione... chi riusciva ad avere il titolo e a comprarselo era a posto).

Aboliamo i libri di testo? Questa questione, che così posta ha troppo il sapore (e i limiti) degli anni '70, va forse riformulata a partire da un criterio di giudizio più mordente la realtà. Semplificando un po', la domanda a cui rispondere potrebbe essere così formulata: i libri di testo sono diventati i padroni della nostra scuola? Se sì, dobbiamo sapere che, con i padroni, o li si ubbidisce o li si ignora. Nel primo caso, a che cosa serve davvero un insegnante? Nel secondo caso, a che cosa servono i libri di testo?

Una disamina del potere (strapotere?) delle case editrici sul mercato e sulla stessa produzione dei libri di testo, ma anche sugli effetti che essi hanno sugli insegnanti, sugli allievi (quante volte un docente si accorge che l'allievo ha imparato non ciò che lui ha insegnato, ma “ciò che dice il libro”?) e su una certa idea del sapere e dello studio (per cui oggi i nostri ragazzi sono tanto passivi e svogliati verso un testo quanto curiosi e intraprendenti di fronte a Internet) sarebbe qui opportuna.



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COMMENTI
18/10/2011 - Una buona idea, un ambiente difficile (Alberto M. Onori)

L'idea di farsi il proprio libro di testo è assolutamente condivisibile, e sotto certi aspetti io ci avrei anche provato. Ci sono ostacoli che sono difficili da superare; li indico, nella speranza di aprire una discussione. Il primo è un clima ancora dominante, per cui no sarebbe importante la cultura come contenuto ma come metodo. Ottimo discorso se la cultura la si possiede di già, ma per scrivere uno strumento del genere occorre essere aggiornati anche dal punto di vista culturale; e dove lo si fa? con quali risorse? con quali motivazioni anche professionali? e le spese che sono inenitabili? Il secondo è un vezzo, cioè l'impossibilità programmatica fra docenti di concepire una didattica collaborativa davvero, che significa riunioni, lavoro a casa oltre quello tradizionalmente dedicato a correzioni di compiti e preparazioni di lezioni, un sacco di ore di lavoro in più... generalmente non apprezzate da dirigenti e colleghi. Il terzo le risorse, sempre più scarse a ogni livello (e per acquistare quegli iPad qualcuno i soldi li avrà tirati fuori... io il mio netbook me lo sono dovuto comprare da solo...). E' in corso un nuovo concorso per dirigenti scolastici; vedremo cosa verrà fuori dalla nuova generazione di capi d'istituto. Io sono pronto, ma una noce in un sacco non fa troppo chiasso.

 
18/10/2011 - i libri di testo servono ancora? (enrico maranzana)

“Riconsiderare i libri.. come strumenti di una professionalità docente autentica e di una scuola che voglia tornare a fare davvero il suo mestiere”: quale? Se “il problema di fondo, l'impostazione di ciascun testo, resta e, semplificando molto, si fa riferimento ad una disciplina accademica e si elabora un 'riassuntone'” la scuola non fa il suo mestiere e i libri di testo fanno da zavorra per ancorarla agli inizi del secolo scorso. Nel 2003, infatti, la finalità del sistema è stata riaffermata: “La promozione di capacità e di competenze” con l’utilizzo strumentale delle conoscenze! La proposizione “Si fa fatica a padroneggiare davvero un metodo, che allora dovrebbe emergere nella struttura stessa del testo, nei suoi contenuti e nelle sue scelte” è d'ambiguo significato. Nel profilo dei licei è scritto che la didattica deve essere orientata a “la pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari” attraverso “l’uso costante del laboratorio” pratiche che possono essere introdotte solo da una rinnovata e moderna professionalità docente che, secondo legge, è espressione di progettualità.