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SCUOLA/ Se i libri di testo tengono in ostaggio i professori...

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Libri di testo cari? Lo sappiamo, a ogni inizio d'anno (e anche dopo) se ne riparla. Per fare un esempio: il Ministero fissa un tetto di spesa massimo che supera i 300 euro per un allievo del liceo scientifico, ma trecento euro abbondanti spesso non bastano e il tetto viene superato da non poche scuole. Dati dell'osservatorio dei consumatori di Federconsumatori e Adusbef in realtà parlano di cifre medie più vicine ai 500 euro. Mica poco, soprattutto in una fase di ristagno economico come quella che stiamo vivendo e per di più in un'era in cui i supporti elettronici stanno facendo passi da giganti (CD, Web, eReader, iPad, servizi di storage e di condivisione via Cloud, ecc.). Quasi un milione di vecchie lire all'anno per i libri del figlio sono un sacrificio (se poi i figli sono due o tre...), ma i sacrifici si misurano anche sul valore, sull'utilità, quindi anche di questo bisognerà parlare per soppesare la cifra. Ogni discussione che si fermi solo alla questione economica faticherà a giudicare bene. Qualità e utilità, quindi: ma proprio qui, proseguendo nel nostro elenco, le dolenti note non mancano.

Libri di testo malfatti? Solo pochi anni fa si vedevano giovanissimi ragazzi con cartelle inquietanti... tomi da 400-500 pagine per ogni materia! Ora, dopo circolari ministeriali sul peso dei libri e varie proteste questi eccessi sono stati un po' mitigati. Ma il problema di fondo, l'impostazione di ciascun testo, resta. In breve e semplificando molto, si fa riferimento ad una disciplina accademica e si elabora un “riassuntone”. Ne derivano spesso testi enciclopedici con introduzioni complesse e didatticamente inagibili, proliferazione di termini ultraspecialistici (dettata da uno scientifico “come si può non accennare anche a questo?” che ci dovrebbe far riflettere...); inoltre i contenuti sono spesso sommersi da ‘strumentazioni’ didattiche ridondanti. Anzi, la metodologia a volte riempie la prima parte di tanti testi (o li attraversa con un'inflazione di esercizi, schede, percorsi... spacciati per “metodologia”) quasi come un elemento estrinseco, forse proprio perché si fa fatica a padroneggiare davvero un metodo, che allora dovrebbe emergere nella struttura stessa del testo, nei suoi contenuti e nelle sue scelte. Ma non solo: non si fa in tempo a trovare un testo “buono” che, pochi anni dopo (ora cinque, secondo recenti normative che hanno un po' frenato il fenomeno) la casa editrice, per mille motivi (ma è difficile negare che quello prevalente sia impedire il riciclaggio dei testi usati), ne ha modificato (si dice “aggiornato”) la versione.



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COMMENTI
18/10/2011 - Una buona idea, un ambiente difficile (Alberto M. Onori)

L'idea di farsi il proprio libro di testo è assolutamente condivisibile, e sotto certi aspetti io ci avrei anche provato. Ci sono ostacoli che sono difficili da superare; li indico, nella speranza di aprire una discussione. Il primo è un clima ancora dominante, per cui no sarebbe importante la cultura come contenuto ma come metodo. Ottimo discorso se la cultura la si possiede di già, ma per scrivere uno strumento del genere occorre essere aggiornati anche dal punto di vista culturale; e dove lo si fa? con quali risorse? con quali motivazioni anche professionali? e le spese che sono inenitabili? Il secondo è un vezzo, cioè l'impossibilità programmatica fra docenti di concepire una didattica collaborativa davvero, che significa riunioni, lavoro a casa oltre quello tradizionalmente dedicato a correzioni di compiti e preparazioni di lezioni, un sacco di ore di lavoro in più... generalmente non apprezzate da dirigenti e colleghi. Il terzo le risorse, sempre più scarse a ogni livello (e per acquistare quegli iPad qualcuno i soldi li avrà tirati fuori... io il mio netbook me lo sono dovuto comprare da solo...). E' in corso un nuovo concorso per dirigenti scolastici; vedremo cosa verrà fuori dalla nuova generazione di capi d'istituto. Io sono pronto, ma una noce in un sacco non fa troppo chiasso.

 
18/10/2011 - i libri di testo servono ancora? (enrico maranzana)

“Riconsiderare i libri.. come strumenti di una professionalità docente autentica e di una scuola che voglia tornare a fare davvero il suo mestiere”: quale? Se “il problema di fondo, l'impostazione di ciascun testo, resta e, semplificando molto, si fa riferimento ad una disciplina accademica e si elabora un 'riassuntone'” la scuola non fa il suo mestiere e i libri di testo fanno da zavorra per ancorarla agli inizi del secolo scorso. Nel 2003, infatti, la finalità del sistema è stata riaffermata: “La promozione di capacità e di competenze” con l’utilizzo strumentale delle conoscenze! La proposizione “Si fa fatica a padroneggiare davvero un metodo, che allora dovrebbe emergere nella struttura stessa del testo, nei suoi contenuti e nelle sue scelte” è d'ambiguo significato. Nel profilo dei licei è scritto che la didattica deve essere orientata a “la pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari” attraverso “l’uso costante del laboratorio” pratiche che possono essere introdotte solo da una rinnovata e moderna professionalità docente che, secondo legge, è espressione di progettualità.