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SCUOLA/ Se i libri di testo tengono in ostaggio i professori...

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Cambi di rotta? Di fronte a questa galassia di questioni, che abbiamo richiamato per sommi capi ma che potrebbe essere utilmente arricchita, è necessario un punto di svolta. E come spesso accade, questo non partirà da un tentativo di rincorrere tutti questi punti dolenti, ma dalla realtà dei fatti e dal coraggio di una responsabilità professionale e collegiale.

Due anni fa una scuola di Brindisi ha tentato una strada diversa, per dare qualità e risparmio centrati sull'esperienza professionale dei suoi docenti: detto in modo molto semplice, i libri di testo se li sono fatti loro. Notizia passata quasi in sordina, ma oggi tutto questo è diventato un progetto aperto (bookinprogress.it) che sta coinvolgendo 300 docenti... Pochi giorni fa i quotidiani italiani hanno parlato della Fondazione Ikaros per la sua innovativa decisione di usare come piattaforma didattica per le sue quattro scuole (quindi non solo libri di testo, ma anche software didattici, dizionari, mappe, eserciziari, comunicazioni, ecc.) una rete Internet dedicata: per questo ha consegnato un iPad2 a ogni suo allievo e insegnante.

Due casi interessanti e istruttivi non perché il libro di testo viene abolito, ma perché viene ricondotto a una dimensione adeguata ai compiti che la scuola si assume, in modo che il docente (e quindi lo studente) possa padroneggiarli come un vero strumento - ma non il solo - del suo insegnare/imparare. La soluzione al problema dei libri di testo non sarà il libro di testo perfetto o la recente multimedialità via web affiancata ai testi, ma partirà da scuole (e da docenti, ma non da soli) che si assumono in pieno la loro responsabilità educativa e formativa, fino a riconsiderare libri, dispense, ecc. al di là di logiche di mercato o di contrapposizioni ideologiche, come strumenti di una professionalità docente autentica e di una scuola che voglia tornare a fare davvero il suo mestiere.

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COMMENTI
18/10/2011 - Una buona idea, un ambiente difficile (Alberto M. Onori)

L'idea di farsi il proprio libro di testo è assolutamente condivisibile, e sotto certi aspetti io ci avrei anche provato. Ci sono ostacoli che sono difficili da superare; li indico, nella speranza di aprire una discussione. Il primo è un clima ancora dominante, per cui no sarebbe importante la cultura come contenuto ma come metodo. Ottimo discorso se la cultura la si possiede di già, ma per scrivere uno strumento del genere occorre essere aggiornati anche dal punto di vista culturale; e dove lo si fa? con quali risorse? con quali motivazioni anche professionali? e le spese che sono inenitabili? Il secondo è un vezzo, cioè l'impossibilità programmatica fra docenti di concepire una didattica collaborativa davvero, che significa riunioni, lavoro a casa oltre quello tradizionalmente dedicato a correzioni di compiti e preparazioni di lezioni, un sacco di ore di lavoro in più... generalmente non apprezzate da dirigenti e colleghi. Il terzo le risorse, sempre più scarse a ogni livello (e per acquistare quegli iPad qualcuno i soldi li avrà tirati fuori... io il mio netbook me lo sono dovuto comprare da solo...). E' in corso un nuovo concorso per dirigenti scolastici; vedremo cosa verrà fuori dalla nuova generazione di capi d'istituto. Io sono pronto, ma una noce in un sacco non fa troppo chiasso.

 
18/10/2011 - i libri di testo servono ancora? (enrico maranzana)

“Riconsiderare i libri.. come strumenti di una professionalità docente autentica e di una scuola che voglia tornare a fare davvero il suo mestiere”: quale? Se “il problema di fondo, l'impostazione di ciascun testo, resta e, semplificando molto, si fa riferimento ad una disciplina accademica e si elabora un 'riassuntone'” la scuola non fa il suo mestiere e i libri di testo fanno da zavorra per ancorarla agli inizi del secolo scorso. Nel 2003, infatti, la finalità del sistema è stata riaffermata: “La promozione di capacità e di competenze” con l’utilizzo strumentale delle conoscenze! La proposizione “Si fa fatica a padroneggiare davvero un metodo, che allora dovrebbe emergere nella struttura stessa del testo, nei suoi contenuti e nelle sue scelte” è d'ambiguo significato. Nel profilo dei licei è scritto che la didattica deve essere orientata a “la pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari” attraverso “l’uso costante del laboratorio” pratiche che possono essere introdotte solo da una rinnovata e moderna professionalità docente che, secondo legge, è espressione di progettualità.