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SCUOLA/ Invalsi, sarà ancora polemica sui test?

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Il dubbio poi sull’utilizzo dei dati per operazioni non trasparenti è sempre fonte di polemica, e non dovrebbe essere alimentato anche in alto loco. La recente direttiva 88, a quel che si capisce, dovrebbe aver confermato l’intenzione del Ministero di favorire una più stretta collaborazione fra Invalsi e istituzioni scolastiche, in una logica di reciprocità di vantaggio e nell’ottica dell’innalzamento degli apprendimenti degli studenti. A tale proposito, l’Invalsi prevede di restituire alle scuole a metà novembre gli esiti delle rilevazioni dell’a.s. 2010/11.

In realtà, le prove cominciano a essere sentite come un’occasione e una risorsa. Sono molte le scuole che provano a proporre letture sistematiche dei dati, in cui vengono presentati (all’interno del collegio docenti oppure all’esterno) non solo i risultati comparativi rispetto all’Italia e alla regione di appartenenza, ma anche interpretazioni analitiche delle criticità e suggerimenti concreti per il miglioramento, come libri di testo più adatti a sviluppare atteggiamenti critici e non routinari. Alcune scuole provano a stendere “rapporti di scuola” sulla base delle informazioni esterne e a usarli nei rapporti con l’utenza, senza temere il confronto ma anzi proseguendo la tradizione ormai più che decennale di trasparenza e ottimizzazione del servizio, che ha visto nei Pof e nei progetti qualità, pur nella differenza sostanziale degli approcci, un precursore della rendicontazione ai cittadini.

Come si sa il vero punto debole è la scarsezza di momenti formativi sull’importanza e sulle possibili dinamiche virtuose delle rilevazioni. È partito il 18 ottobre un ciclo di seminari presso il nucleo territoriale lombardo dell’Ansas, a cura di chi scrive, in cui si affronteranno molti temi, come per esempio: perché ovunque nel mondo si fanno questi tipi di rilevazione, quali sono i vantaggi e le criticità; che cosa è una prova standardizzata e sotto quali profili differisce da una normale prova di apprendimento; che rapporto esiste fra ambiti della rilevazione e curricoli scolastici e qual è l’importanza dei quadri di riferimento; sulla base di quali elementi si può controllare l’affidabilità delle rilevazioni; qual è l’importanza di informazioni “generali” per il singolo docente e la singola scuola eccetera. E’ un modo anche per mettere a disposizione delle scuole il materiale prodotto dall’Invalsi e dal Miur per le campagne informative nelle regioni dell’obiettivo convergenza (Puglia, Sicilia, Calabria, Campania) svolte a partire dal 2008 fino a tutt’oggi.

Molti aspetti della ricerca sui livelli di apprendimento sono ancora da implementare: per esempio le misure di valore aggiunto o dell’efficacia delle scuole e la possibilità di misurare anche il trend da un anno all’altro. Certo quello che è in gioco non è da poco: se cioè i nostri studenti hanno buone probabilità di riuscita personale e sociale, se si presenteranno sulla scena della vita adulta dotati di un’educazione alla responsabilità, alla realizzazione di obiettivi, se saranno in grado di porsi criticamente e creativamente sugli obiettivi da raggiungere. I giovani e la loro formazione sono infatti il vero fattore dell’uscita dalla crisi.



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