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SCUOLA/ Concorso presidi, il Miur alla prova dei nuovi (probabili) errori

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Sapere aude (Imagoeconomica)  Sapere aude (Imagoeconomica)

L’urgenza. Nel proseguire, ora, innanzitutto occorre essere consapevoli dell’obiettivo, che Disal persegue da un anno e mezzo con varie iniziative e che, ora, pare che anche il Ministro abbia compreso. Si tratta di una assoluta necessità: i presidi vincitori debbono essere assolutamente nominati entro luglio 2012, se non vogliamo un’emergenza nazionale, con metà delle scuole statali senza presidi a settembre 2012 e con i presidi rimasti in servizio costretti a sostituire tutte quelle sedi scoperte. Un’emergenza nazionale, appunto, per la scuola, ma anche un colpo micidiale alla dignità ed al valore della professione direttiva, che invece doveva essere guardata dagli ultimi ministri (lo dicono tutte le ricerche internazionali) come risorsa importante e partner decisivo del Ministero dell’Istruzione per i processi di riforma e innovazione.

Purtroppo questa scelta di campo non è avvenuta (ed io credo anche in parte per colpa anche della categoria cui appartengo): i presidi in questi anni (cito solo due episodi) sono stati prima accusati dal ministro Fioroni di essere responsabili dell’aumento della spesa per le supplenze e quindi dei debiti del Ministero, poi strattonati dal ministro Gelmini con l’accusa di pretendere dai genitori soldi per le scuole quando invece queste ne avrebbero d’avanzo da parte del palazzo.

Nuovi ostacoli e lungaggini, a questo punto, comprometterebbero la possibilità di concludere il concorso in tempo utile per nominare i vincitori prima dell’inizio dell’anno scolastico 2012-2013. Si comprenda bene: non intendo in alcun modo sposare la procedura concorsuale prescelta per l’assunzione dei presidi. Si tratta invece di decidere quale sia l’obiettivo prioritario da perseguire nella situazione attuale. Situazione intrecciata di progressive mortificazioni della professione direttiva: l’aumento esponenziale delle procedure burocratiche; la sottrazione di figure e strumenti a sostegno delle responsabilità professionali; l’attribuzioni di funzione di decentramento che appartengono tipicamente a figure amministrative; la corrispettiva lenta sottrazione di compiti nell’area didattica e formativa. Fino al dilagare della figura delle reggenza (purtroppo non adeguatamente contrastata, quando addirittura ricercata, dagli stessi dirigenti scolastici). Figura che sta rendendo impossibile la vita quotidiana di tutti quei presidi che vorrebbero far bene il loro dovere.

Gli ostacoli ed i rimedi possibili. La prosecuzione della selezione dei futuri presidi dovrà affrontare come primo ostacolo i ricorsi già in atto. Ne abbiamo avuto un esempio con la scelta del Tar del Lazio di ammettere alla prova del 12 oltre 400 docenti senza i requisiti dei 5 anni di ruolo. Molti sono interessati a queste iniziative. Occorre quindi che l’Ufficio legale del Ministero e le Avvocature vigilino attentamente per non far cozzare la nave concorsuale in queste scogliere. Altri seri e più gravi ostacoli potrebbero arrivare se il Ministero non deciderà di governare tutta la procedura delle prove scritte, della prova orale e della valutazione dei titoli, fino alla formazione delle graduatorie, con la stessa grinta tirata fuori nel governare la giornata della prova del 12 ottobre.



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COMMENTI
26/10/2011 - Sempre più burocrati (Giovanni Moscatelli)

E' vero: tutto congiura oggi contro la dignità professionale del dirigente scolastico. Ormai si vuole ridurlo a un burocrate che deve gestire scuole di 1500 studenti (in Finlandia - mi si permetta il riferimento! - contano da 300 a 500 studenti), magari con una bella "reggenza" di un'altra scuola, ugualmente di 1500 studenti: così non ha il tempo nè le forze per pensare agli spazi di autonomia, al supporto della didattica, al dialogo con studenti e insegnanti. Così la scuola costa meno ma non diventa più un luogo di cultura e di educazione, come dovrebbe essere. Speriamo davvero di avere, almeno, nuove forze in campo entro luglio 2012.