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SCUOLA/ Tre domande scomode alla Gelmini sull’esame di terza media

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Quale il valore del voto di fine primo ciclo? Considerando che la scuola dell’obbligo non finisce con la terza media, che nessuno prenderà mai in considerazione il voto dell’esame ai fini di un inserimento o in un istituto scolastico superiore (le iscrizioni negli istituti superiori a giugno sono già chiuse da mesi) o tanto meno in ambito lavorativo, che senso ha tale voto se non il riconoscimento di un percorso effettuato in una certa classe, con certi docenti, in un certo istituto dallo studente, utile innanzitutto allo studente per conoscere e capire sé stesso? Perché allora tanto accanimento nell’imporre la media matematica tra voto di ammissione e risultati di prove diversissime per la sua determinazione senza possibilità di qualsivoglia forma di bonus? Forse in nome dell’oggettività? Ma è davvero possibile un simile grado di oggettività nella valutazione? Addirittura: è davvero auspicabile? Gli studenti normalmente vengono valutati tenendo conto degli standard della classe, il ministero non impone dettagliati obiettivi di apprendimento anno per anno, ma solo traguardi da raggiungere con percorsi didattici personalizzati, in molti testi di legge si richiama all’attenzione alla singola persona, con particolarissime deroghe per gli studenti in situazione di handicap o affetti da disturbi dell’apprendimento. Siamo nella scuola dell’obbligo. Come mai solo all’esame ci si preoccupa dell’oggettività della valutazione?

Chi esamina? Un’ultima riflessione andrebbe fatta sulla composizione della commissione esaminatrice, attualmente formata da un presidente esterno e dall’intero consiglio di classe. A che pro la presenza di un esterno nella commissione? Per garantire formalmente il corretto svolgimento delle prove? In che misura la presenza del presidente di commissione garantisce un’uniformità di valutazione sul territorio nazionale, quando gli estensori delle prove sono in parte i docenti del consiglio di classe, in parte gli esperti dell’Invalsi, gli esaminatori del colloquio orale sono i docenti interni, i correttori e i valutatori delle prove sono sempre gli stessi docenti? Forse basterebbe responsabilizzare il dirigente scolastico circa il corretto svolgimento delle prove per risparmiare parecchio denaro pubblico senza perdere in qualità e rigore.

Auspicando sia ancora possibile un dialogo tra il legislatore, gli esperti e i protagonisti della scuola (dirigenti e docenti) in vista della riformulazione dell’esame finale, si è voluto qui sottolineare l’urgenza di una riconquista dell’alto valore culturale ed educativo della scuola, che impone di affrontare ogni particolare (tra cui la revisione dell’esame finale) coscienti dello scopo dell’intero percorso formativo. Perché l’esame è solo la punta dell’iceberg.

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COMMENTI
20/10/2011 - Le due culture... (Giorgio Israel)

Vorrei osservare che, come docente di matematica, trovo semplicemente offensivo che la matematica venga considerata come una disciplina da valutare mediante test, a differenza dell'italiano. Chi ha pensato una cosa simile è una persona culturalmente rozza che è ancora ferma a un'idea della cultura come ripartita in due settori, umanistico e scientifico, di cui il secondo è un insieme di nozioni pratiche (di pseudoconcetti, avrebbe detto Croce). L'aspetto tragicomico è che da questo ministero - che sempre più si comporta in modo dirigista come a malapena si permetteva il Ministero dell'Educazione Nazionale dell'epoca fascista - viene continuamente il messaggio di superare l'approccio gentiliano... Il povero Gentile aveva un'idea ben più nobile della matematica di questi signori che la ritengono materia da valutare con i test Invalsi (i quali, riguardo alla matematica, sono stati già visti all'opera: absit iniuria verbis).