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SCUOLA/ Tre domande scomode alla Gelmini sull’esame di terza media

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È innegabile la valenza educativa di un esame alla fine di un ciclo scolastico se in esso lo studente è convocato a valorizzare il percorso formativo effettuato, a comunicare e a giudicare quanto appreso nelle diverse discipline incrementando così la sua conoscenza e la sua autocoscienza. In ordine a tali finalità va senza dubbio ripensata la forma dell’esame al termine della terza media.

È stata recentemente espressa dal ministro Gelmini la volontà di semplificare una prova che è diventata mastodontica, senza perdere in qualità e serietà, affidando ai test dell’Invalsi il compito di accertare gli apprendimenti di matematica e probabilmente anche di inglese, e lasciando ai singoli istituti la formulazione dello scritto di italiano e  del colloquio orale. Sicuramente pregevole il tentativo di rendere meno ridondante l’esame, ma rimangono irrisolte alcune questioni sulle quali vale la pena riflettere.

Quali tipologie di prove e per testare il raggiungimento di cosa? L’esame finale intende valutare il raggiungimento di competenze quali la capacità di interazione dialogica e di comunicazione nella propria lingua e in una o due lingue straniere, la padronanza di linguaggi non verbali, la conoscenza degli elementi fondamentali della nostra cultura umanistica e scientifica (solo per citare alcuni dei “traguardi per lo sviluppo delle competenze” descritti nelle Indicazioni per il curricolo)? O vuole testare a campione il raggiungimento di obiettivi specifici di apprendimento (numerosissimi negli elenchi suddivisi per discipline delle indicazioni nazionali)? Oppure…? Occorre definire con precisione gli scopi che l’esame si prefigge, per scegliere con oculatezza quali prove somministrare. Un nota bene: chi si occupa di prove strutturate è ben consapevole del diverso valore a fini statistici dei risultati di un test senza finalità valutativa e anonimo rispetto ad un test affrontato durante un esame, nominale e determinante per la valutazione. Andrà dunque meglio definito il ruolo delle prove Invalsi somministrate durante l’anno scolastico e quelle da svolgersi durante l’esame  finale. Hanno scopi ben diversi: le prime valutano il sistema, le seconde il singolo studente.

 



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COMMENTI
20/10/2011 - Le due culture... (Giorgio Israel)

Vorrei osservare che, come docente di matematica, trovo semplicemente offensivo che la matematica venga considerata come una disciplina da valutare mediante test, a differenza dell'italiano. Chi ha pensato una cosa simile è una persona culturalmente rozza che è ancora ferma a un'idea della cultura come ripartita in due settori, umanistico e scientifico, di cui il secondo è un insieme di nozioni pratiche (di pseudoconcetti, avrebbe detto Croce). L'aspetto tragicomico è che da questo ministero - che sempre più si comporta in modo dirigista come a malapena si permetteva il Ministero dell'Educazione Nazionale dell'epoca fascista - viene continuamente il messaggio di superare l'approccio gentiliano... Il povero Gentile aveva un'idea ben più nobile della matematica di questi signori che la ritengono materia da valutare con i test Invalsi (i quali, riguardo alla matematica, sono stati già visti all'opera: absit iniuria verbis).