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SCUOLA/ Dall'abilitazione al reclutamento, ecco una proposta di riforma

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Sul tema della qualità dei docenti è in gioco non solo un accordo sindacale o un ragionamento su pregi e difetti degli insegnanti, bensì il futuro dei nostri figli e del nostro paese. Riformare adeguatamente questo aspetto è una priorità irrinunciabile per chiunque abbia a cuore il bene comune. 

Il recente appello “L’Italia è un paese per vecchi?” (appellogiovani.it) ha avuto il merito di mettere al centro del dibattito il delicato tema del reclutamento dei docenti nelle scuole italiane. I provvedimenti del Governo avevano lo scopo di affrontare il problema dell’elevato numero di docenti precari sia attraverso un loro graduale “assorbimento” nei prossimi anni, sia mediante una forte limitazione del numero di laureati abilitati attraverso percorsi formativi ad hoc, denominati Tirocini Formativi Attivi (Tfa). Come sottolineato dall’Appello, quest’approccio avrebbe penalizzato le speranze dei giovani che decidono oggi di intraprendere la carriera di insegnante. Una soluzione “parziale” è stata trovata, qualche settimana fa, attraverso la negoziazione di un numero maggiore di posti per l’abilitazione alla professione di docente, ma presto si dovrà tornare a discutere nel merito del problema. Anche l’Ocse (Education at a Glance 2011) ha messo in luce come una delle criticità chiave del sistema educativo italiano sia proprio la scarsa valorizzazione dei propri docenti.

La pur meritevole battaglia condotta attraverso l’Appello ha solo sfiorato il tema essenziale per una riforma del sistema scolastico italiano: quello del reclutamento. Il grande equivoco che si cela dietro la discussione sui Tfa è proprio la coincidenza tra abilitazione dei docenti e loro reclutamento. Nella tradizione del nostro sistema scolastico è scontato che le scuole debbano reclutare i propri docenti attraverso una graduatoria (non una lista) di abilitati. In questo modo, le scuole non possono effettuare scelte di merito sulla composizione del corpo docente e sul piano formativo; accade piuttosto il contrario, con i docenti in testa alla graduatoria (tipicamente, quelli con più anzianità di servizio) che possono decidere dove insegnare.



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COMMENTI
24/10/2011 - Reclutamento e preparazione specifica dei docenti (Salvatore Ragonesi)

Quante idee innovative hanno impegnato la mente e l'azione dei riformatori scolastici? L'antico sistema concorsuale, fatto di posti ben numerati e definiti e di una necessaria e solida preparazione "specifica" dei concorrenti, è stato distrutto da coloro che non avevano accettato di sottoporsi ad esami con prove vere e certificate. E così sarà delle graduatorie compilate per "compiacere" la vetustà del servizio. La chiamata diretta ha ormai fatto il suo ingresso nel mondo del vario reclutamento e chi vi si oppone rischia di essere considerato un sopravvissuto. L'autonomismo ha compiuto da parte sua il miracolo della scuola che sceglie i docenti migliori. Ai miei tempi si usava conquistare prima l'abilitazione all'insegnamento per poter partecipare al concorso nazionale a cattedre e ottenere successivamente l'immissione in ruolo "straordinario" e poi il passaggio a docente "ordinario" con una lineare e ben documentata relazione del preside. Era un sistema semplice e chiaro che puntava sulla valutazione qualificata e continuata ed evitava faziosi localismi e grossolane incompetenze nella scelta dei candidati.

 
24/10/2011 - Ma chi deve scegliere? (Paola Tonna)

D'accordo con la proposta, presentata da tempo anche da quella parte più riformista dell'associazionismo della scuola. Destinata però a rimanere pura teoria quando si afferma che "Le Scuole devono scegliere". Per Scuole cosa si intende? Il dirigente? da solo e con le innumerevoli incombenze, le reggenze ormai certe per tutti, l'aumento del numero degli utenti è materialmente escluso. E poi, forse, non avrebbe le competenze per valutare tutte gli ambiti disciplinari. Servirebbe, finalmente, una sorta di comitato tecnico scientifico di docenti, non eletti, ma diventati senior per meriti e preparazione acquisita e riconosciuta sul campo. Senza questa leadership professionale qualificata, oltre a non riuscire più a fare POF di qualità, sarebbe difficile attuare anche questa opportuna proposta. La Riforma dello Stato giuridico degli insegnanti è l'unico viatico per qualsiasi riforma di una scuola che si voglia veramente efficace. Purtroppo aspetta ormai da troppo tempo.

 
24/10/2011 - Un nonsenso (enrico maranzana)

“Il tema essenziale per una riforma del sistema scolastico italiano è quello del reclutamento”: l’essenzialità si fonda sulla visione dell’insegnamento come sottosistema del sottosistema scuola. “In un sistema scolastico che non è in grado di premiare il merito attraverso l’applicazione di attività di valutazione dei docenti”: la valutazione trova il suo significato nell’osservazione sistematica dello scostamento obiettivi .. risultati. Che senso ha parlare di valutazione e di merito in assenza della specificazione dei traguardi formativi, educativi, dell’istruzione? “Alla base della qualità dell’istruzione vi è la qualità dei docenti”: è vero. “Alla base” quale momento operativo dell’attività del sosttosistema scuola che, attraverso raffinamenti successivi, ha affrontato e risolto questioni d’ordine strategico e tattico.