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SCUOLA/ Riusciranno i prof in 3 anni a "disinnescare" il pericolo-CLIL?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Conseguire questo duplice obiettivo oltre a richiedere lo sviluppo di un approccio integrato, impone un ripensamento della propria pratica didattica, dedicando maggiore attenzione non solo all’insegnamento della disciplina, ma soprattutto più in particolare al processo di apprendimento. Non è solo questo, poiché la conoscenza della lingua può essere presupposto indispensabile per accedere a materiali, lezioni on-line svolte in università straniere, nuovi strumenti come web tool e software funzionali alla progettazione di un percorso Clil, che possono farci scoprire nuove potenzialità nella pratica didattica quotidiana.

Il Clil è stato introdotto per rispondere adeguatamente alle pressanti richieste dell’Unione europea di sviluppare negli alunni efficaci competenze almeno in due lingue oltre alla propria, con la consapevolezza che l’insegnamento di una lingua straniera da solo non basta a superare quel livello di competenze di base ormai non più adeguato alla realtà in cui viviamo. Perché questo avvenga, una delle condizioni è che gli studenti abbiano più occasioni di esposizione alla lingua straniera e il Clil, dunque, è un modo per raggiungere tale obiettivo.

Negli altri paesi europei tale approccio è stato introdotto da anni, in Finlandia addirittura negli anni novanta, dove la qualità dell’insegnamento è decisamente migliorata e il Clil gradualmente è diventato parte dell’insegnamento linguistico nel sistema scolastico finlandese. Studiare in una lingua straniera e usare una lingua straniera come strumento a scuola al di fuori dell’effettivo insegnamento linguistico può essere usato per diversi tipi di studenti ed è spesso considerato un modo molto significativo, utile e motivante per imparare le lingue straniere, ma alcuni studi dimostrano che per essere efficace il Clil dev’essere una scelta che coinvolge tutta la scuola.

Quali problematiche apre l’introduzione del Clil nel nostro sistema scolastico in cui i docenti mediamente hanno una scarsa conoscenza delle lingue straniere? E quali sono le competenze caratterizzanti il profilo del docente Clil? E ancora, conoscere la propria materia e conoscere bene una lingua basta per poter veicolare il contenuto in lingua straniera?

Il percorso di formazione dei docenti di discipline non linguistiche prevede innanzitutto lo sviluppo di competenze linguistico-comunicative e di conseguenza di competenze metodologico-didattiche.

 



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COMMENTI
26/10/2011 - il merito dei prof. lungimiranti (Anna Di Gennaro)

Senza la pretesa di rispondere al titolo, l'interessante articolo mi riporta al mio Istituto Magistrale dove ho avuto la fortuna di imparare da una professoressa italiana che però parlava esclusivamente inglese, fin dal primo giorno di scuola. Non contenta delle nostre prestazioni, ci "obbligò" ad usare un dizionario ordinato appositamente e fatto pervenire da Oxford "from english to english" per le prove scritte dei temi. Eravamo solo alla fine del secondo anno, la contestazione non ci sfiorava minimamente e già riuscivamo ad elaborarli. Però eravamo tutte femmine, studiavamo costantemente e - per svagarci - ascoltavamo i Beatles e i Rolling Stones. Ma questa è un'altra storia...

 
26/10/2011 - I nodi arrivano al pettine... (Franco Labella)

Un anno fa, in qualche parte del web, avevo scritto del CLIL e mi ero posto ed avevo posto ai lettori, in maniera embrionale e polemica, alcuni degli interrogativi ora sviluppati in maniera assai più organica dalla collega Chiara. Se lo scrivo non è certamente per vantare una sorta di primogenitura di riflessione ma, più modestamente, per far rilevare che non si sbagliava quando si diceva che far partire il riordino con la fretta con cui è partita, travolgendo anche sperimentazioni non valutate, era sintomo di furore ideologico e non ansia innovatrice. Mi verrebbe da scrivere: C.v.d. Staremo a vedere quali italiche soluzioni arriveranno alle scadenze che incalzano. Intanto "gustiamoci" le difese del giovane Ministro come ieri sera a Ballarò. Tanto per i bilanci, ci sarà, purtroppo, tempo. Quello che manca sono le risposte del giovane Ministro a temi come quelli affrontati nell'articolo e qualsiasi accenno autocritico di alcuni dei suoi consiglieri.

 
26/10/2011 - Un problema di libertà (Gianni MEREGHETTI)

Nulla da dire circa questa innovazione, è un arricchimento per tutti, la questione è molto semplice, è che non si realizza una scuola nuova a colpi di prescrizioni, e possono essere anche intelligenti e geniali!, la scuola nuova si realizza solo per la libera presa di iniziativa di docenti e di studenti che si mettono insieme, condividono un bisogno e tentano di rispondervi. Va benissimo che il Ministero solleciti, ma si fermi lì, faccia un passo indietro, perchè ciò che vale e ciò che costruisce sono la passione e la libertà.