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SCUOLA/ Quel mix di italiani e stranieri che "salva" il cervello e la pagella

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Nell’affrontare il tema del plurilinguismo, non può non venire alla mente il discorso sul valore economico “di mercato” di una o dell’altra lingua, di cui si parla frequentemente; certamente la conoscenza delle lingue straniere (e, strategicamente, di alcune lingue in particolare a seconda dei contesti e degli scopi) offre un vantaggio competitivo sul mercato del lavoro. Ma nel suo valore di potenziale apertura alla realtà, cui abbiamo brevemente accennato, emerge anche il prezioso valore educativo del plurilinguismo.

Una seconda dimensione riguarda il valore affettivo della lingua. La lingua non è solo codice, griglia di categorie; essa veicola testi, è protagonista di esperienze; i nostri affetti sono sempre legati a una lingua – ad esempio, la lingua o le lingue dei nostri genitori, la lingua delle canzoni che amiamo... La lingua è quindi anche un canale affettivo e coinvolgersi con la lingua dell’altro è sempre, in qualche modo, avvicinarsi alla sua esperienza. Anche in questo senso, il plurilinguismo offre uno strumento di apertura alla realtà e incontro con l’altro.

Vorrei concludere sfatando quello che definirei lo “spettro” della Torre di Babele: la paura, a volte ingiustificata, dell’ingestibilità del plurilinguismo, dell’incomprensione; tale paura si accentua a fronte di una situazione mondiale di crescente interscambio e di migrazioni. Non è, questo, un problema da sottovalutare; tuttavia non è un problema nuovo o irrisolvibile – si pensi, non troppo tempo fa, al rapporto tra dialetti e italiano standard in Italia; o all’emigrazione italiana in altri continenti. Pur nella diversità linguistica, come abbiamo visto, resta in comune l’ancoraggio alla realtà, incluso il nucleo umano dell’esperienza elementare, che permette l’incontro di identità diverse.

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COMMENTI
27/10/2011 - realtà e utopie (francesco taddei)

una lingua dell'economia (l'inglese) o una della filosofia (il tedesco), sono un arricchimento. Cioè sono un qualcosa in più che in base alle nostre attitudini possiamo perseguire. L'italiano è la lingua "nostra": un mezzo che al giovane di origine marocchina o della Costarica o a quello nato a Udine consente di dire "noi". Uno Stato non può rinunciare a questo fondamento, pena la dissoluzione dello Stato. Benissimo quindi che nelle classi italiane ci siano giovani di etnie diverse che studiano la storia d'italia e stanno tutti insieme.