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SCUOLA/ Gita scolastica, piccolo vademecum per non sbagliare tutto (o quasi)

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Barcellona, rambla de mar (Imagoeconomica)  Barcellona, rambla de mar (Imagoeconomica)

Per il resto del tempo, una “normale” gita in una città fascinosa, tra le meraviglie di Gaudì e la Cattedrale; Mirò, Picasso e i ristorantini del Barrio Gotico. Il fastidio di dover dormire in un albergo sulla costa a un’ora di pullman, dato il sovraffollamento di quelli cittadini, è stato compensato dalle serate sulla spiaggia, in un ambiente più “rilassato” rispetto alle Ramblas. Questa la cronaca, che fin qui interesserebbe solo il notiziario scolastico. 

Proviamo a leggerla per un’analisi delle ragioni che portano gli insegnanti ad accompagnare le classi in questi momenti, e di quelle che al contrario li sconsigliano da farlo (anche quando non ci sono dei tafazziani “scioperi contro il ministro”, come è successo un paio di volte in tempi recenti). 

Tra i lati negativi, la difficoltà di gestire il branco, di giorno e soprattutto di notte. Ma questo capita quando la gita è un rito comandato, con certi insegnanti interessati solo a un momento di vacanza a spese dell’organizzazione, scarsa o nulla preparazione logistica e didattica, bighellonando durante il giorno tra le mete elencate dall’agenzia di viaggi e lasciando poi che nelle camere succeda di tutto. E qualche volta si sa che succede anche il peggio. È inutile nasconderci che troppe gite sono di questo tipo, e capisco i colleghi e le famiglie che non vogliono assumersene oneri e rischi, per di più aggràtis.

L’antidoto è far capire con largo anticipo alle classi che la meta non deve essere scelta a caso o perché evocatrice di sballi, ma finalizzata a un progetto preciso, chiarendo che potranno parteciparvi solo classi che diano una sufficiente fiducia. Stabilire poche regole, ma chiare e inesorabili; richiedere a tutti responsabilità ed autocontrollo, che portano anche ad una vigilanza reciproca, perché dalla negligenza o dalla stupidità di uno possono derivare fastidi e problemi per tutti. Creare un programma motivato e dettagliato, spiegato in anticipo, con l’impegno della puntualità negli orari. Spiegare che quando passi di ronda nei corridoi hai udito ed olfatto sensibili. 

Tra i lati positivi, per i quali credo che la gita sia una esperienza didattica insostituibile, c’è innanzitutto il rafforzamento di un rapporto reciproco di fiducia fra persone, quel rapporto maestro-allievo basato sull’autorevolezza (diversa da autoritarismo e da lassismo) che è insostituibile in una crescita educativa. Se ci si intende, l’esperienza sarà indimenticabile - su queste colonne avevo già usato una metafora alpina: quando la missione e i ruoli sono chiari, è bello condividere marcia, tenda e rancio.  

Poi, nel caso di un viaggio all’estero, ci si deve confrontare con lingue, cibi, orari differenti: sembra poco, ma per quanti di loro è la prima esperienza, che poi li porterà ad aprire i propri orizzonti? Inutile dire che il viaggio all’estero ha il duplice vantaggio di un rapporto qualità/prezzo assai migliore, e di poter meglio gestire un gruppo che, nelle strade di Roma o di Firenze, potrebbe essere più difficile da controllare che ad Arles o a Norimberga.



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COMMENTI
28/10/2011 - Interessante! (Gianni MEREGHETTI)

Interessante la proposta di introdurre l'anno con un viaggio di istruzione, interessante! Anch'io quest'anno ho iniziato la scuola con uno scambio culturale, mi sono recato in Germania ad Ellwangen con la classe quarta che ha come seconda lingua il tedesco. Un'esperienza significativa, che ci ha coinvolto tutti, insegnanti e studenti, in una avventura travolgente segnata da bellezza e amicizia. Così mi sono convinto ancor di più che la questione di questi viaggi di istruzione è la stessa che si gioca ogni giorno in classe, è che una bellezza si imponga e la bellezza infatti e solo la bellezza a salvare la scuola, a renderla affascinante, a farne cogliere il nesso con la vita. Per questo inizio dell'anno o primavera la questione non cambia, anzi si fa sempre più determinante, è l'urgenza che irrompa dentro la scuola una bellezza, così che ogni studente e ogni insegnante possa decidere, se attaccarsi a questa bellezza o proseguire la stanca monotonia delle settimane di scuola in cui tutto si fa fuorchè ciò che interessa la vita. I viaggi di istruzione come una lezione su Kant sono solo una occasione, una occasione per alzare lo sguardo e lasciarsi ferire dalla bellezza, seguendone la direzione. Si diventa amici, capaci di condividere il bisogno del senso della vita, solo così.