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SCUOLA/ La Gelmini e lo strano Gattopardo che "sbrana" una scuola di provincia

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Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

Caro direttore,

un caso particolare ed emerge la vera natura di questa scuola. In un liceo di provincia, quello in cui insegno, si tenta di applicare la flessibilità. Lo si fa nel liceo scientifico con una proposta di buon senso, quella di inserire una seconda lingua straniera togliendo un’ora di storia, una di fisica e una di latino. Perché lo si propone? Semplice: per rispondere ad un’esigenza delle famiglie - vi è un bel numero di studenti che va a fare il liceo linguistico a 20 km di distanza - e per continuare una tradizione ventennale di legame con una scuola tedesca. 

La proposta non passa, anzi è bocciata dalla stragrande maggioranza degli insegnanti, che non vuole la flessibilità. Non c’è più destra e non c’è più sinistra, tutti contro chi vuole apportare una modifica alla riforma Gelmini perché la ritiene troppo rigida. E sarebbe possibile farlo con la flessibilità, ossia non aumentando ore di lezione ma mantenendo lo stesso numero di ore complessive; il che, inevitabilmente, porta a quella che molti chiamano la “guerra tra poveri”. Tant’è vero che per mettere delle ore di una nuova materia devo togliere ore delle altre! Si forma così una strana alleanza: chi è contro la Gelmini non vuole che si modifichi il suo impianto, chi è con la riforma la vuole “pura”, come dettata dal ministero, non una virgola in più, non una virgola in meno. 

Chi è contro la riforma del ministro non vuole che si metta in atto nessuna iniziativa perché rifiuta la riforma in quanto tale e quindi rifiuta qualsiasi operazione di modificazione che peggiorerebbe le già precarie condizioni degli insegnanti, costretti dai provvedimenti del ministro a lottare per mantenere titolarità - gli insegnanti di ruolo - e il posto di lavoro - i precari. Chi invece è a favore della riforma vuole che venga applicata come è, senza tornare a percorsi diversificati. Nel caso di cui sopra guai a fare di un liceo scientifico una scuola con due lingue straniere, perché si ridurrebbe il valore stesso dello scientifico e l’importanza di discipline come matematica, fisica e scienze. Per cui, stranamente, chi è contro la riforma si trova a votare assieme a chi è a favore della riforma, e da due punti di vista opposti e inconciliabili vota contro la richiesta di una modifica così da contribuire al mantenimento dello status quo. Nel liceo suddetto rimane il liceo scientifico voluto dal ministro, viene bocciata la proposta di inserire l’insegnamento di una seconda lingua straniera. Le famiglie che vogliano per i loro figli una scuola con una caratterizzazione più linguistica dovranno continuare a mandarli da un’altra parte.  



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COMMENTI
02/11/2011 - Pranzo completo: dal pollo di Trilussa alle mele (Franco Labella)

e pere. Ultimamente le statistiche sono la croce e la delizia della scuola: qualcuno ancora ricorda le percentuali via via crescenti attribuite dal giovane Ministro alla spesa per le retribuzioni degli insegnanti che mal si conciliavano col fatto che al 100 per 100 del bilancio ti devi pur fermare... Non parliamo poi delle famose statistiche un po' farlocche degli ultimi tempi... Dal 1971 al 2001, ci fa sapere con i numeri Cominelli, sono aumentati gli insegnanti in sproporzione con gli alunni. Curiosamente, però,in premessa egli parla di crescita esponenziale degli insegnamenti. Per convincermi del "fatto" supportato dai numeri, sarei assai curioso di leggere qualche dato non sul numero degli insegnanti ma, semmai, degli insegnamenti anche perchè mi piacerebbe far sapere a Cominelli tre cose: a) l'insegnamento di Stenografia, per sfortuna sua, non esiste più; b) nel 1971 sicuramente non erano previsti gli insegnanti di sostegno; c) è il dato fondamentale: la scuola del libro Cuore, purtroppo, non esiste più e il mio maestro buonanima mi ha insegnato che mele e pere non si sommano. Quindi maestri unici o multipli e discipline delle superiori forse sono come le mele e le pere del mio maestro buonanima. Che aveva tanto a cuore i suoi alunni da aver "prodotto" me... E gli dedico, oggi nel giorno della commemorazione dei defunti, un grato Requiem. Per avermi insegnato a ragionare, a non farmi travolgere dai numeri e, soprattutto, per avermi insegnato ad avere opinioni.

 
29/10/2011 - GRAZIE (Gianni MEREGHETTI)

Ringrazio Giovanni Cominelli, il suo è sempre un giudizio intelligente, capace di cogliere il problema, di farlo emergere al livello vero. Sì, è un cambiamento culturale quello che urge e questo è il problema serio, il mondo dei docenti deve tornare ad usare la ragione e fare in modo che tutto sia per far crescere la conoscenza. Sono d'accordo, è ora di impostare diversamente il curricolo, di ragionare in termini di conoscenza e non di somma di nozioni! Quanto a chi lo sapeva già che le cose sarebbero andate a finire così, sono contento per loro, vuol dire che sono avanti nel processo di cambiamento. Io purtroppo sono un povero insegnante e mi rendo conto delle cose sbattendovi la faccia contro. E per questo lotto, con una ragione semplice che mi sostiene, che io a scuola ci vado per dare la vita per i miei studenti. Ciò che voglio è solo il loro bene: insegnare è volere il loro bene.

 
29/10/2011 - Il vicolo cieco e le strade impraticabili II (Franco Labella)

Mi sono trovato spesso nella spiacevole situazione di dover quasi “giustificare” ai sostenitori dello “stipendificio” tutte le azioni tese a far risaltare la contraddizione tra il non aver fatto alcuna valutazione sul “core curriculum” ed il dover subire il supplizio (e non uso il termine per enfasi tribunizia) di essere bollato come inutile e vecchio ed enciclopedico per usare un termine caro a Cominelli. Il quale non è nemmeno sfiorato dal dubbio, vista la sua generalizzazione con il suo “Tutti gli insegnanti”, che magari la difesa del ruolo e del “posto” sia, in realtà, non solo legittima ma persino inevitabile. Perché se manca la discussione e l’approdo al core curriculum, le scelte di eliminare questa o quella disciplina sono arbitrarie ed ideologiche. Anche l’idea di Cominelli che si possa iniziare dalla buona volontà di singoli applicando norme di dubbia utilizzazione (mai sentito parlare di assenza di organico funzionale per le scuole autonome?) serve a far passare una antica teoria di “100 fiori che sbocciano” dimenticando che il “giardino” è infestato, quanto meno, da assenza di analisi comparativa.

 
29/10/2011 - Il vicolo cieco e le strade impraticabili I (Franco Labella)

Uno dei guasti più profondi determinati dalla mancanza di una visione dei problemi reali della scuola è quello che si traduce nell’espressione “scuola come stipendificio” il cui copyright è senza dubbio attribuibile all’attuale maggioranza di governo e che è servito a giustificare le giravolte, ad esempio, sul maestro unico ed anche i tagli di discipline alle superiori. Trasformare una professione in "posto": questa è una delle equazioni più inaccettabili degli attuali decisori. I guasti culturali gravi sono quelli che riescono a penetrare persino nei ragionamenti di quelli che, a prima vista, sembrano non condividere i furori ideologici gelminiani. Cominelli è, a mio modesto parere, uno di questi. Scrivere come fa nel suo commento "Tutti gli insegnanti difendono lo status quo, perchè garantisce posti" è la dimostrazione palese di quanto affermo. Nel Paese della Costituzione lavorista diventa necessario, per un docente che abbia scelto di esserlo con consapevolezza, soddisfazione e convinzione, giustificare la legittima aspirazione a continuare a svolgere il suo ruolo. Perché per accettare la propria “rottamazione” come persona e come professionista si dovrebbe almeno dimostrare che il “rottamato” e la disciplina insegnata non sono più utili magari anche con le comparazioni con altre realtà extranazionali.

 
28/10/2011 - E' il tempo delle scoperte... (Franco Labella)

In due giorni è il secondo articolo che evidenzia i limiti pesanti del riordino (e smettiamola di chiamarla riforma) gelminiano delle scuole superiori. Questa delle quote di flessibilità è stata una delle più grandi mistificazioni che hanno accompagnato il riordino e mi tocca, ancora una volta, usare l'"io/noi l'avevamo già scritto". Il "noi" è giustificato dal fatto che a suo tempo, giusto due anni fa, comprammo, a nostre spese, una pagina di due quotidiani nazionali, come Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e economia, per denunziare il grande bluff delle quote usato per "rispondere" alle proteste contro la eliminazione dello studio delle discipline giuridiche ed economiche. La logica della guerra tra poveri era quella che alimentava il Presidente della Cabina di Regia che aveva come unico argomento, nei finti Forum, quello del "che togliamo per mettere il Diritto"? Di cosa si meraviglia, perciò, Mereghetti? Era tutto già scritto e bastava aver analizzato lo scarso uso che se ne era fatto sin dai tempi del Decreto sull'autonomia scolastica per sapere che le quote non sarebbero servite certamente a "curvare" (è una delle espressioni tipiche del consigliere Bruschi) un bel niente dell'offerta formativa. Non c'è tempo da perdere per denunziare, con forza, una delle più evidenti operazioni di furore ideologico portato a compimento sulla scuola italiana: altro che riforma... Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia