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SCUOLA/ Gli accorpamenti? Rischiano di saltare, a causa del sud

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Questo è un elemento che mi preoccupa. E’ il lato negativo di questo intervento, nel quale è evidente la necessità di fare cassa. Auspico che questo indicatore numerico abbia più un valore organizzativo che prescrittivo, e la conferma ci è venuta dal Ministero, che per vie formali ci ha comunicato che gli istituti di primo ciclo devono essere ridotti di 200 autonomie scolastiche in tutta la Regione Puglia. In altri termini: non è necessario che facciate scuole di 1.000 alunni, ce ne possono essere di 800 come di 1.300, l’importante è che si abbia un taglio di scuole corrispondente al numero previsto nel piano finanziario.

Secondo lei si porranno problemi di salvaguardia della qualità del servizio?

Non penso. Secondo me il modello dei comprensivi può far bene alla scuola; certo è che se ci si fissa sui numeri ponendo schemi rigidi (come la soglia di cui parlavo poc’anzi) è facile a quel punto incorrere in operazioni ragionieristiche che non possono portare buoni frutti per il livello della formazione.

E come cambia il ruolo della dirigenza?

Il ruolo della dirigenza è già cambiato con un regolamento qualche anno fa. Oggi i dirigenti possono essere - secondo me inopportunamente - di ogni grado di scuola, di circolo didattico, di scuola media come di istituto superiore. Al che quasi tutti hanno chiesto di passare all’istituto superiore, perché vi vedono una forma di promozione e di gratificazione professionale. Resta il fatto che un dirigente scolastico deve essere a capo di una istituzione scolastica complessa. Può essere tale forse perché rimangono uguali e diversificate le componenti della comunità, ma con 300 alunni in verità non si può parlare di un vero ufficio dirigenziale.

Nelle Regioni del nord c’è la tendenza ad estendere il modello comprensivo anche in senso verticale fino alle scuole superiori e non solo fino al primo ciclo. Cosa ne pensa?

Su questo non sono molto d’accordo. Condivido la posizione del Ministero che lo si possa fare solo in casi eccezionali - perché casi eccezionali ci sono -, anche se le eccezioni sono molto pericolose in Italia, perché tutti vogliono farvi parte. Però non penso che possa andar bene, perché il primo ciclo ha molti elementi in comune, invece il secondo ciclo è un’altra cosa, richiede un’altra mentalità: lo sguardo è rivolto al mondo del lavoro e al territorio, mentre nel primo ciclo sono altre le componenti che dovrebbero prevalere, soprattutto nella didattica, inclusiva e orientativa. Nel secondo grado questi giochi ormai sono stati fatti. O almeno così dovrebbe essere.

Due ultime considerazioni. Torniamo alla Puglia.



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