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SCUOLA/ Gli accorpamenti? Rischiano di saltare, a causa del sud

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

In base agli accorpamenti previsti dovremmo tagliare circa 200 autonomie: mi auguro che questo taglio possa non necessariamente essere concluso entro l’anno, ma che ci sia un po’ più di tempo, diciamo due-tre anni. Vedrei molto difficile fare un intervento serio entro i due mesi che ci restano.

Quindi, bene il provvedimento, ma servirebbe più tempo?

Sì. Prendiamo la Puglia. Se consideriamo l’ulteriore aggravamento relativo ai 600 alunni (la modifica introdotta successivamente alla legge di luglio, che ha elevato a 600 la soglia di 500 alunni inizialmente prevista per accorpare, ndr): l’aumento di 100 farebbe raddoppiare le scuole candidate alla reggenza: sulla base di 500 alunni avremmo 180 istituzioni scolastiche, ma sulla base di 600, 330 istituzioni scolastiche senza dirigente. Non avere il Ds per una scuola significa non esistere, essere soltanto un plesso e non una istituzione scolastica autonoma.

Dove sta il problema?

Nel fatto che un dirigente che ha la titolarità di un istituzione corposa di mille, 1.500 alunni in più deve farsi carico di una scuola con 590 alunni, anche di un altro grado di scuola. La prima manovra cercavamo di realizzarla nella maniera meno dolorosa per la scuola, ma attuare quanto previsto dal secondo intervento legislativo ci sembra veramente irrealizzabile.

Come mai secondo lei in conferenza Stato-Regioni molte Regioni sono sembrate contrastare il provvedimento, al di là del colore politico?

Perché l’istituzione scuola rimane sempre un presidio non solo di istruzione, ma di legalità in molti comuni, è una sorta di ultimo baluardo, e quindi è difficile che sia condiscendente ad essere limitata nel suo potere di gestione. Certo, una discriminante che si farà sentire è dovuta al fatto, e lo ripeto, che specialmente nelle Regioni del nord il lavoro di razionalizzazione è già stato fatto con grande competenza e senso di responsabilità, anche se forse gli ultimi interventi avrebbero dovuto essere condivisi con le Regioni e non decisi autonomamente dallo Stato. Diverso è il discorso per il sud.

Perché?

Penso che qui lo Stato debba essere più risoluto, perché altrimenti le regioni e gli enti locali non fanno - e non faranno in questo caso - proprio nulla.



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