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SCUOLA/ Anche una "testa" perfetta potrebbe dimenticarsi della vita

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Immagine d'archivio (foto Paolo Bonato)  Immagine d'archivio (foto Paolo Bonato)

Fine luglio. Arles. La mattina splende sui giardini che Van Gogh dipinse nei suoi quadri e sulle pietre bianche dell’anfiteatro romano, nella luce unica dell’estate in Provenza. L’ombra di un vicolo è netta, invitante. Pochi passi. Sul muro un piccolo manifesto, anonimo. Formato A4. Carattere Arial. «Soyons réalistes ne domandons rien».

La parabola del desiderio e delle emozioni finisce qui. Dal grido del Caligola di Camus, diventato slogan del maggio degli studenti francesi (“Siate realisti, domandate l’impossibile”) al niente. Poche righe, anonime. Senza punteggiatura. Rien. Niente. Così finisce anche la parabola della ragione. Niente da domandare. Niente da cercare o da ricevere. Rien.

E’ possibile, anzi probabile, che il manifesto anonimo lo abbia scritto un ragazzo, un prodotto delle nostre scuole (francesi o italiane, poca è la differenza). Uno di quelli che la scuola l’ha subita, pur sopravvivendo ad essa (a giudicare dalla sua conoscenza della letteratura del ’900…). Uno dei tanti. Uno dei quasi tutti. Se il problema è che la scuola debba privilegiare le emozioni, i desideri o piuttosto la razionalità cartesiana, la questione è risolta in partenza: non si va da nessuna parte. Non si va verso la scuola depositaria di cultura, tradizione e moralità civica, severa istitutrice dei figli della Nazione o della Repubblica, perché essa è stata sbugiardata e scardinata da tutta la cultura contemporanea, anche da prima del ’68. Non si va verso la scuola delle emozioni, parco giochi e ammortizzatore sociale, luogo di aggregazione e socializzazione, resa inutile dalla crisi irreversibile del nostro modello socialdemocratico di sviluppo e noiosa dalla potenza anarchica dei media.

Il dibattito sul tema delle emozioni, aperto da IlSussidiario.net dopo il bell’articolo di Marco Lodoli su Repubblica del 31 agosto scorso è approdato a un punto importante: occorre recuperare una misura diversa della ragione, non contrapposta alla sfera emotiva della persona. Questo recupero costituisce un tentativo di dar corpo al concetto di “ragione allargata” di cui Benedetto XVI parla, a partire dalla lectio magistralis all’Università di Ratisbona, fino al recentissimo discorso al Bundestag di Berlino.

Una ragione allargata è senz’altro elemento necessario alla scuola di oggi, esattamente come la passione e l’abnegazione degli insegnanti, testimoniata anche da diversi articoli e da alcuni commenti ad essi. 



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