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SCUOLA/ Anche una "testa" perfetta potrebbe dimenticarsi della vita

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Immagine d'archivio (foto Paolo Bonato)  Immagine d'archivio (foto Paolo Bonato)

«Ciò che interessa alla scuola è una ragione intelligente, profonda, capace di tutto il reale, e questo perché all’uomo essa offre la possibilità di ritornare alle sue istanze fondamentali (la felicità, il dolore, l’amore, il senso delle cose, la capacità di bene e di male, ecc.), e una sintesi tra sapere e credere, due modalità di conoscenza, che utilizzano aspetti diversi di medesime capacità operative della stessa ragione» dice Manuela Cervi nel suo penultimo articolo: ma che forma di scuola è in grado di accogliere questa “ragione allargata”; che forma di scuola può esserne edificata senza che essa - la ragione - sia mortificata o resa ininfluente, decorativa? Quali sono le condizioni per cui la “ragione allargata” può essere elemento effettivo di ricostruzione della scuola italiana di oggi e dei prossimi decenni? Chi sono i possibili, concreti alleati per questa ricostruzione, tenendo conto che la scuola non è (e non è auspicabile che sia) l’unico luogo di esperienza di vita e di educazione/introduzione ragionevole e ragionata alla realtà del ragazzo? Il mondo del lavoro? Le famiglie? Potranno partecipare davvero agli scopi della scuola, contribuendo a determinarne le condizioni operative? Attraverso che oggetti di studio e lavoro gli studenti potranno essere introdotti a questa “ragione allargata”? Che spazio e che funzione avranno la loro risposta, la loro responsabilità e il loro lavoro? E ancora, quale sarà lo scopo della scuola, nella trasmissione e diffusione della cultura espressione della “ragione allargata”, nel contesto più ampio della società? Attraverso quali percorsi, curricoli, strutture orarie e organizzative questo scopo e questo ruolo saranno perseguiti? Chi avrà titolo per insegnare al suo interno, e chi per accedervi come studente? E chi la governerà?

«“Che cosa è l’uomo?”: questa è la domanda-chiave della civiltà e perciò anche dell’educazione e perciò della didattica» secondo Giovanni Cominelli. “Qual è il fuoco e il centro di una scuola buona per lui, in grado di intercettare il suo interesse, e utile alla sua vita, sia che sia studente, docente o genitore?” è la domanda complementare. 

Le risposte le dobbiamo a noi stessi e al senso del lavoro che facciamo, e alle centinaia di migliaia di ragazzi che sono tentati di non domandarci più nulla, credendo di essere realisti.

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