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SCUOLA/ Il prof: c’è qualcosa "dentro" gli studenti che non si può bocciare

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Giovani durante il laboratorio di "Fisica in Moto" (immagine d'archivio)  Giovani durante il laboratorio di "Fisica in Moto" (immagine d'archivio)

Il dato dei bocciati dell’anno scolastico 2010-2011 nelle prime quattro classi delle medie superiori è di 11,9 per cento di non promossi a giugno. Sono quasi due punti percentuali (1,9%) in meno rispetto al 2007-2008, il primo anno di insediamento del ministro Gelmini. Da allora i dati dei bocciati a giugno sono sempre stati in calo progressivo, nonostante il ministro abbia più volte dichiarato che il suo sarebbe stato un ministero della severità. Un fallimento quello del ministro, un fallimento della scuola, o la realtà è diversa? Non è facile riscontrare dai dati la realtà, è possibile anche che il dato sia diversamente interpretabile.

Meno bocciati può significare un miglioramento della capacità degli insegnanti di recuperare gli studenti in difficoltà, ma può anche significare una resa dei docenti. Essa è là dove un insegnante “riduce” la richiesta perché non ha più fiducia nelle risorse che lo studente ha dentro di sé. Infatti di fronte alle difficoltà che si incontrano in un iter educativo ci sono sempre due possibilità, o arrendersi e ridurre gli obiettivi, o puntare sulle capacità dello studente andando a liberare le sue energie creative. Ogni docente deve scegliere se arrendersi, e bocciare o promuovere diventa la conseguenza di una resa, oppure se tentare tutto quello che è possibile, andando a scovare ciò di cui uno studente è capace, facendo forza sulle sue potenzialità. Che si bocci meno per una resa è possibile, ma nessun studente ha bisogno di questo, ciò di cui ha bisogno è di uno sguardo che gli faccia tentare l’impossibile.

Ma quei dati possono anche indicare una realtà che di fatto si sta imponendo: e cioè che tanti studenti in difficoltà a scuola vengono recuperati da realtà associative che liberamente hanno preso l’iniziativa di accompagnarli in un cammino di recupero della stima di sé e quindi dello studio. L’esperienza di tante associazioni che operano per aiutare gli studenti a recuperare una stima di sé, come fa ad esempio Portofranco, dimostrano che in campo educativo tutto è possibile, anche recuperare chi la scuola ha dichiarato incapace. Oltre quindi ad interpretare le statistiche, occorre chiedersi quale sia il segreto per cui un ragazzo che ha perso la voglia di studiare, che è insufficiente in un numero spropositato di materie, che il consiglio di classe ha già considerato bocciato, trovi un aiuto e con questo le forze per recuperare. Come mai ciò accade? Qual è il segreto?



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COMMENTI
06/10/2011 - Ma c'è anche una terza ipotesi (Giorgio Ragazzini)

In questo intervento, e praticamente in tutti quelli su promozioni e bocciature, si parla sempre di quello che dovrebbero fare la scuola e gli insegnanti per recuperare i ragazzi che vanno male. Giusto. Ma difficilmente si parla anche di quello che un ragazzo può fare per sé stesso. Che sia per una fantasia di onnipotenza o per un paternalismo che di fatto svaluta l’oggetto delle proprie premure, sta di fatto che non si vuole ammettere che nel fascio di fattori che compongono la motivazione di un allievo ci dovrebbe essere anche (sottolineo “anche”) il timore di perdere un anno. Perché a volte un ragazzo ha bisogno di questo pungolo. Chi ha sostenuto e sostiene la necessità di una scuola esigente, non si meraviglia se, dopo una prima impennata, le bocciature diminuiscono; e legittimamente mette in conto, accanto alle ipotesi di Mereghetti, anche quella che sia stato sollecitato in una parte degli studenti un maggiore impegno. Che era proprio quello che si sperava di ottenere.