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SCUOLA/ Dewey, Gramsci, i cattolici: alla ricerca della libertà perduta...

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Le indicazioni costituzionali ignorate sono quelle che, nel loro insieme, stabiliscono contrappesi alla primaria funzione riconosciuta allo stato relativamente al sistema formativo pubblico. Il “dovere diritto” dei genitori relativamente all’istruzione e all’educazione dei figli viene travolto da una interpretazione del dettato dell’art. 34 che interpreta l’obbligo “di istruirsi per almeno otto anni” come obbligo di frequentare la scuola statale che è cosa del tutto differente; il “diritto di Enti e privati di istituire scuole” viene relegato in un angolo perché interpretato a partire dal problema del finanziamento (ricordiamo il “senza oneri per lo stato”) e non a partire dal significato corretto di questa espressione: istituire scuole infatti non significa “aprire scuole”cma piuttosto essere partecipi della possibilità di aprire scuole secondo modelli didattici e organizzativi differenziati. In altri termini è stato tralasciato tutto ciò che nella Costituzione ha a che fare con la libertà di insegnamento, intesa sia secondo la tradizionale cultura liberale, cioè come libertà individuale (un aspetto della libertà di coscienza) sia come libertà sociale e quindi politica (cfr. principio di sudssidiarietà). 

Di questa dimenticanza si sentiranno ben presto gli effetti che possono essere riassunti nella incapacità della scuola a rinnovarsi in un rapporto di dialogo positivo con l’evoluzione della società. Ma queste sono le questioni con cui ci stiamo misurando ormai da più di venti anni e a cui continuiamo a non riuscire a dare rispostre convincenti.

 

(3 - continua)



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