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SCUOLA/ Dagli slums di Nairobi: "la mia scuola è bella come un castello"

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Nella scuola Little Prince a Nairobi, Kenya (immagine d'archivio)  Nella scuola Little Prince a Nairobi, Kenya (immagine d'archivio)

Questo lavoro è anche la possibilità di mostrare in atto un metodo di insegnamento che è innovativo rispetto a quello kenyota, così meccanico e ripetitivo: si è mostrato affascinante sia per i bambini che per gli insegnanti i quali, grazie al lavoro costante di formazione durante le riunioni settimanali e i seminari di approfondimento di tematiche educative specifiche, propongono ora in modo nuovo anche le altre materie.

L’insegnante, alla Little Prince, non è più una figura autoritaria e distaccata ma una persona che condivide in tutto la vita del bambino. Non è stato facile far accettare agli insegnanti l’idea di pranzare con i bambini e neanche accettare di interpretare delle parti nel lavoro teatrale (Il mago di Oz era un’insegnante, come la fata di Cenerentola) perché ritenevano di perdere l’autorità. È stato necessario approfondire le ragioni, ma soprattutto è stato vincente coinvolgersi con loro, perché ha dato senso alle nostre proposte.

Tanti nostri insegnanti hanno rinunciato al trasferimento nella scuola statale - che avrebbe garantito uno stipendio più alto e migliori condizioni assicurative - per proseguire la nostra esperienza educativa. I ragazzi, terminate la scuola media, chiedono di poter proseguire gli studi in scuole dove si può vivere quello che hanno vissuto alla Little Prince. Quelli che sono stati costretti ad iscriversi nelle boarding school, che sono delle vere “caserme”, continuano a chiedere di aiutarli ad accedere alla Cardina Othunga, la scuola superiore che Avsi sostiene grazie anche alle Tende dello scorso anno, perché lì – dicono – si “respira la stessa aria”.

 

(Porzia Esposito, Avsi)



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