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SCUOLA/ Un vero maestro si riconosce dalla "simpatia"

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Soltanto chi saprà muoversi in questo orizzonte ampio e libero corrisponderà all’invito del card. Newman, richiamato da Scola, di formare credenti capaci di essere “membri della società intelligenti, capaci, attivi”.      

C’è infine un terzo punto sul quale vorrei richiamare l’attenzione: le considerazioni svolte intorno al ruolo del maestro e alla funzione educativa della comunità di docenti e discepoli. Siamo nel pieno del cuore dell’evento educativo: come gestire il rapporto autorità-libertà. Scola prospetta a tal riguardo due ordini di considerazioni. 

C’è innanzi tutto una forte sottolineatura della centralità del rapporto maestro-discepoli. Non ci può essere vera educazione se non c’è esperienza comunitaria e cioè la paziente tessitura di relazioni buone, se non si sperimenta – in altre parole – l’intensità della relazione intersoggettiva come esperienza viva di incontro reciproco. “Senza questo consorzio, che nasce da una tensione a comunicare nella libertà doni a talenti distribuiti dallo Spirito, l’umanità di ciascuno di noi svanirebbe, magari celandosi dietro una concezione equivoca dell’oggettività scientifica”. 

Questo stile educativo si manifesta, a sua volta, con una concezione del maestro come “autorità che fa crescere” (Förster) promotrice di una “libertà filiale” che può e deve decidere in forma autonoma, ma che lo può fare solo in grazia dei legami che la costituiscono e che la fanno maturare, e non ricorrendo a ipotesi di senso senza riferimenti affidabili. 

Il vero maestro è allora colui che, ponendosi dinamicamente nel rapporto autorità-libertà, “non ha risposte prefabbricate alle domande dei discepoli, ma insegna loro a pensare, offrendo il suo aiuto a porre domande autentiche e la propria testimonianza di onestà intellettuale”.

Solo attraverso una positiva azione magisteriale si possono creare le condizioni per neutralizzare i due grandi rischi che minacciano – ben più severamente della drammatica crisi economica – la temperie del nostro tempo: le perdita di memoria e il venir meno della speranza al futuro.  



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COMMENTI
14/11/2011 - Interessante (Gianni MEREGHETTI)

Interessante questa sfida sulla simpatia, soprattutto oggi in cui un insegnante raramente punta su di essa, ma fa forza o sulle regole dell'istituzione - oggi si aumenta a dismisura il controllo come se dal controllo possa venire la garanzia dell'educazione - o sulle proprie conoscenze. Invece ciò che educa è la simpatia, la capacità che un insegnante o un educatore ha di puntare tutto sulla libertà di ogni studente. E' un approccio positivo la strada dell'educazione, la certezza che un adulto ha dell'unico alleato su cui può puntare: il cuore.

 
14/11/2011 - Concretizzare, formulare piani di intervento (enrico maranzana)

"Non vi può essere vera conoscenza se non vi è un vero coinvolgimento con la realtà che si vuole conoscere. Non basta sapere 'come stanno le cose', ma bisogna penetrare il 'perché delle cose' e come esse si possano modificare grazie all’iniziativa dell’uomo… Ne scaturisce l’implicito e pressante invito a pensare un’educazione "in grande" capace di promuovere il senso critico, la capacità di giudizio, la libertà intellettuale contro la banalità delle formule standardizzate… Il vero maestro è allora colui che, ponendosi dinamicamente nel rapporto autorità-libertà, non ha risposte prefabbricate alle domande dei discepoli, ma insegna loro a pensare, offrendo il suo aiuto a porre domande autentiche e la propria testimonianza di onestà intellettuale". Se questo è il problema allora è necessario individuare la strategia risolutiva, questione che non può essere affrontata nello spazio limitato dei commenti. In rete, nel sito di edscuola.it, è presente una proposta che muove nella direzione auspicata: "la scuola del XXI secolo". Lo scritto, oltre a indicare le cose da fare, focalizza gli impedimenti che si sono frapposti e si frappongono all’ammodernamento del sistema scolastico.