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SCUOLA/ Basterebbero queste 2 riforme a farci recuperare lo "spread"

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La sede del Miur (Imagoeconomica)  La sede del Miur (Imagoeconomica)

La riorganizzazione della rete scolastica ha prodotto accorpamenti, gli organici del personale sono stati “asciugati”, la scuola primaria ha riavuto il maestro prevalente, la scuola superiore di primo e secondo grado è stata profondamente ritoccata, sono stati realizzati risparmi: tutto questo senza che la pur limitata autonomia didattica delle scuole si trasformasse di fatto in autonomia organizzativa e, soprattutto, senza che si procedesse ad una radicale revisione e rivalutazione del profilo professionale dei docenti. Lo scheletro ha retto, ma la carne ne è uscita ferita.

Non a caso l’ultima pietra d’inciampo nella quale si è imbattuto il Miur è stata la drammatica circostanza dei neolaureati e/o giovani insegnanti non abilitati in attesa (vana) di un’applicazione del Regolamento per la formazione iniziale dei docenti emanato con decreto nel 2010 e in gran parte tradito dalla prima norma attuativa: il DM 139/2011, quello in cui si enuncia, nelle premesse e in modo del tutto arbitrario, il principio per cui il calcolo del numero delle abilitazioni da assegnare alle università è circoscritto al fabbisogno (cioè alla quantità dei pensionamenti previsti) e che, inoltre, tale fabbisogno “determinato a livello regionale, è numericamente esiguo”. Il manifesto “L’Italia è un Paese per vecchi?” firmato da personalità della scuola, della cultura e da tanti cittadini (oltre 14mila firme in quattro giorni di esposizione sull’omonimo sito) bollava tale atteggiamento come ”un macigno sullo sviluppo del nostro Paese”.

Si torna, a questo punto, ad un cruciale passaggio rispetto al quale dovrà misurarsi il nuovo esecutivo nel campo dell’istruzione: rispondere alla domanda di formazione e di educazione delle nuove generazioni, soprattutto attraverso immissioni di nuove leve di insegnanti preparati, senza ledere i diritti precedentemente acquisiti dai docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, e nel contempo procedere ad un’innovazione profonda dei meccanismi che presiedono il reclutamento, la formazione in itinere, la professione docente nel quadro dell’autonomia delle reti di scuole e istituti. È questo, tra l’altro, il senso delle richieste di chiarimento dell’Unione europea, relative alla lettera indirizzata dal premier Berlusconi al presidente del Consiglio europeo e al presidente della Commissione europea lo scorso mese di ottobre. Quali caratteristiche avrà il programma di ristrutturazione delle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti ai test Invalsi? Come intende il governo valorizzare il ruolo degli insegnanti nelle singole scuole? Quale tipo di incentivo il governo intende varare?



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COMMENTI
15/11/2011 - Illusione dolce chimera sei tu! (Piero Atzori)

Avrei le mie riserve circa la possibilità per le scuole di scegliersi il pesonale di cui al secondo punto. Se tale possibilità venisse oggi offerta ne vedremo delle belle, considerato che, spesso, i dirigenti non hanno sufficiente spessore culturale, nè capacità alcuna per operare scelte intelligenti. Non si considera, poi, che in regime di autoreferenzialità e di irresponsabilità generale, quale quello attuale, tutto è capovolto e il merito sta andando, ne più nè meno che nel resto dell'attuale società malata, ai furbi e a chi vuole apparire e arrampicarsi. Prima occorre far progredire il sistema valutativo esterno alla scuola. Solo più in là ci saranno garanzie che il merito vada a chi vale e a chi ottiene risultati didattici.

 
15/11/2011 - La realtà è ben diversa... (ENRICO MARIA POLIZZANO)

http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=16WVI7&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1 L'articolo visibile al link in alto illustra la situazione relativa al TFA: il ministro uscente avrebbe autorizzato un numero di posti DECISAMENTE SUPERIORE ai fabbisogni previsti...Si dirà che occorre separare l'abilitazione dal reclutamento: ma l'insegnante è una "libera professione" come l'avvocato? Io sono assolutamente favorevole al mutamento dello statuto giuridico, alla possibilità di LICENZIARE gli incompetenti: pensate, con tutta sincerità, che sia davvero possibile modificare il sistema delle graduatorie, il mercato dei punti ancora in vigore? Un contingente così alto non farà altro che illudere tanti giovani: conosco molti non abilitati che lavorano nelle paritarie e che sognano l'abilitazione... Tutti sono accomunati dal desiderio di fare qualche anno in paritaria, per poi passare, però, nella scuola statale, con tutti i suoi privilegi, con tutti i suoi diritti... Ecco perché spero che il nuovo titolare del dicastero rifletta sui numeri della formazione iniziale: i posti, alla luce dell'aumento dell'età pensionabile, saranno pochi per tutti... Pensate, onestamente, che sia DAVVERO possibile modificare il reclutamento, passando alla chiamata diretta = raccomandazione per lavorare? Pensate che se ci fosse la chiamata diretta le cose funzionerebbero? Salirebbe in cattedra solo la persona iscritta al sindacato X o all'associazione Y...

 
15/11/2011 - NO! NON SONO D'ACCORDO... (PIETRO BLUMETTI)

E' vero, basterebbero pochissime "riforme" (forse anche solo due...) per migliorare la scuola Italiana; ma il primpo gravissimo errore è proprio quello di considerare la scuola italiana come fosse un'azienda. Che centra lo "spread"? La scuola non fornisce prestiti e non richiede interessi; ma deve regalare ai nostri ragazzi i mezzi per divenire persone culturalmente ricche e cittadini migliori. E poi separare l'abilitazione dall'accesso diretto all'insegnamento non è certo una novità (sono decenni che esistono concorsi statali solo abilitanti). In merito alla valutazione delle singole scuole ed ai criteri di selezione "publicamente riconosciuti" (ma, oltre che dal "padrone", riconosciuti da chi?): - quali sarebbero tali criteri...(non vorrei si finisse come nelle Paritarie, dove i docenti sono troppo spesso asserviti al grande capo e privati di sacrosanti diritti economici e della loro dignità professionale). NO! Non è affatto questa la strada da seguire... Per migliorare la scuola, e dunque il futuro del nostro paese, bisogna in primis rispettare i ragazzi ed i docenti (...la scuola!); reclutare i docenti tramite le decisioni di un "capo" è il peggior modo per garantire la selezione di un corpo docente di qualità. Perché in un paese democratico solo lo stato (tutti noi) poò e dove scegliere i criteri con cui vengono selezionati i migliori e i più meritevoli... uno stato, però, con dei politici migliori di quelli che hanno governato per decenni la scuola.

 
15/11/2011 - Primo: recitare il mea culpa (enrico maranzana)

Per “rispondere alla domanda di formazione e di educazione delle nuove generazioni” .. “sarebbero sufficienti due provvedimenti (solo due) separare l’abilitazione dal reclutamento, introdurre una reale autonomia finanziaria degli istituti scolastici”. Bruscolini!! A una diagnosi che focalizza solo aspetti secondari della malattia consegue l’occultamento dell’origine del male. Ho messo in rete “Coraggio! Organizziamo le scuole” in cui è evidenziata la causa dell’attuale dissesto dell’istituzione scuola.