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SCUOLA/ Le 4 domande scomode che attendono risposta dal nuovo ministro

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In parole semplici: occorre una legge sullo stato giuridico. E difendere con forza le prerogative del Parlamento – che rappresenta, o dovrebbe rappresentare, il Bene comune del Paese – dall’abitudine dei sindacati di circoscrivere il terreno di elaborazione o di applicazione delle leggi alla loro inclusione nei contratti. La definizione della figura pubblica del docente riguarda il Paese intero e non i sindacati dei docenti.

La terza e quarta domanda: Potrebbe il governo fornire più dettagli su come pensa di aumentare l’autonomia e la competitività tra le università? In pratica, che cosa implica la frase ‘maggior spazio di manovra nello stabilire le tasse universitarie’?” (n. 15). “Per quanto riguarda la riforma dell’università, quali misure e quali provvedimenti devono ancora essere adottati?” (n. 16). Anche qui nihil sub sole novi, almeno per quanto riguarda il dibattito teorico, ma lentezze esasperanti, sullo sfondo di una prevalente pratica dirigista e centralista, in evidente controtendenza rispetto al messaggio propagandistico di liberalizzazione venuto avanti negli ultimi anni. Non volendo qui riprendere la discussione che si è svolta, anche su questo giornale, attorno alla riforma universitaria, si possono però riprendere anche in sede di istruzione superiore i principi già citati per l’istruzione scolastica: una rigorosa valutazione esterna dei risultati degli studenti (essendo quella interna poco credibile e spesso “opportunistica”), il finanziamento degli studenti (non delle Università!) in base all’accertamento del merito e delle differenze di reddito (da decenni l’evasione fiscale distorce le misure del diritto allo studio, piegandole a favore di finti poveri, a svantaggio dei bisognosi effettivi), una seria valutazione della qualità dei servizi formativi universitari, così che gli studenti possano orientarsi nella scelta delle Università. 

In questo contesto è evidente che le tasse di iscrizione sono troppo basse, con differenze scandalose verso il basso a favore di atenei squalificati, prevalentemente collocati nel Centro-Sud. Aumentare le tasse e restituirne almeno in parte sotto forma di servizi e di borse di studio ai più capaci e meritevoli. Forse varrebbe la pena di dare uno sguardo alla politica del diritto allo studio nel sistema universitario americano statale. Al di là delle mitologie negative, è largamente più giusta sul piano sociale di quella del nostro.

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