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SCUOLA/ Reclutamento e dintorni, aspettare "Godot" non conviene più

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La qualità, oggi, dipende (oltre che da uno sforzo volontario e non riconosciuto dei singoli docenti sul piano dell’arricchimento della propria preparazione e della costruzione della capacità di lavorare in squadra) quasi esclusivamente dal caso che fa incontrare nella singola scuola persone che si ritrovano in un agire comune. Il ruolo di chi ha la responsabilità dell’indirizzo generale è stato in questi anni pressoché nullo e sono ancora troppo pochi (e spesso contrastati) quei dirigenti scolastici che hanno dedicato i loro maggiori sforzi a trasformare il collegio e le sue articolazioni in luoghi di innovazione didattica e di costruzione di team disciplinari e interdisciplinari coesi ed efficienti.     

La qualità dei docenti da assumere nei prossimi anni richiede quindi due precondizioni: un alto livello di competenza disciplinare e professionale e la trasparenza e la periodicità regolare delle procedure di assunzione. 

Tutto ciò, tradotto in regolamenti e procedure significa ripensare la formazione universitaria garantendo non solo le competenze disciplinari ma anche quelle professionali (didattiche, organizzative, tecnologiche, linguistiche, di problem solving e di team building, etc.) oggi necessarie, e garantire che tutti i posti che, di anno in anno, si rendono disponibili vengano assegnati attraverso procedure di assunzione che consentano a chi ne ha la responsabilità di fronte al territorio e alle comunità di assicurare il miglior funzionamento delle scuole.

La prima cosa passa attraverso un rapporto paritario, su questi aspetti, fra scuola e università che provi a ricostruire quel circolo virtuoso che nei momenti migliori per la scuola italiana ha visto le esperienze realizzate nelle scuole (elementari o superiori, senza gerarchia) alimentare la ricerca e la sistemazione scientifica delle università, e queste misurarsi con la concretezza delle scelte quotidiane delle scuole: da Agazzi a Lombardo Radice, a Visalberghi a tanti e tanti altri. Dalla Biblioteca di Documentazione Pedagogica ai Musei didattici presso le facoltà universitarie.

La seconda cosa comporta la decisione di spostare la responsabilità dell’assunzione al livello, se non delle singole istituzioni scolastiche, delle reti di scuole appositamente costituite sul territorio ponendo come condizione per poter accedere al ruolo di docente il possesso di un titolo conseguito in un concorso pubblico nazionale da svolgersi periodicamente (e comunque con una cadenza biennale o al massimo triennale a seconda dei casi), ma incrociando questo preliminare requisito con la verifica delle specifiche competenze professionali richieste.



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COMMENTI
17/11/2011 - Profumo praticherà davvero rigore e meritocrazia? (Chiara Esse)

Rispetto al precedente articolo a firma Vittadini, Agasisti, Campione, Catalano, il presente articolo introduce un passaggio in più di cui non si intende il senso, a meno che per “concorso pubblico nazionale” non si intenda la procedura abilitante (ma se è così, si spera che la cadenza sia regolare e annuale!). Altrimenti si tratta di un bizantinismo destinato a complicare, allungare e distorcere l’iter. Non resta che augurarsi che il neoministro introduca al più presto un sistema di reclutamento. Anche perché soltanto così si potrà restituire al canale abilitante la sua unica funzione, mentre ora indebitamente lo si adibisce a surroga del reclutamento da parte di chi, con ogni evidenza, si prefigge di perpetuare le burocratiche graduatorie. Che senso ha la “programmazione”, una volta sganciata l’abilitazione dal reclutamento? Le modalità della “programmazione” romana poi sono patologiche e fallimentari (basti considerare la “programmazione” per i corsi di laurea: né rispetta il merito, cioè il punteggio su scala nazionale riportato nel test, né soddisfa il fabbisogno di professionisti). Oltre ai numeri, la Gelmini ha persino drogato i punteggi per entrare al Tfa (nel caso del servizio essi saranno abnormi), mentre almeno l’accesso al canale di abilitazione regolare (ssis) prima era meritocratico. I meritevoli non hanno mai avuto vita tanto grama quanto sotto la Gelmini. Che l’attuale ministro pratichi davvero rigore e meritocrazia, invece di millantarli a sproposito!

 
17/11/2011 - Operare scelte al buio (enrico maranzana)

“La qualità, oggi, dipende quasi esclusivamente dal caso che fa incontrare nella singola scuola persone che si ritrovano in un agire comune”: è proprio vero! Ma cos’è la qualità? Se non si è sciolta questa questione e non si è elaborata una visione d'insieme finalizzata, il problema del reclutamento dei docenti non ha razionale soluzione. Chi ne parla fa solo confusione. Se qualità sta per “conseguimento degli obiettivi” allora, prima di affrontare il problema dell’assunzione del personale, ogni scuola dovrebbe dichiarare i traguardi istituzionali ed esprimerli in termini di capacità e di competenze [si tratta del dettato costituente, inascoltato, del decreto sull’autonomia]. SUCCESSIVAMENTE, progettate le modalità per il loro conseguimento e le forme di monitoraggio dei processi, è possibile occuparsi del reperimento e della valorizzazione delle risorse.