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SCUOLA/ Reclutamento e dintorni, aspettare "Godot" non conviene più

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Ho già avuto modo di dire, assieme ad altri amici, che il tema della qualità dei docenti mette in questione il futuro dei nostri figli e che dietro alla dibattito sulla qualità si cela il grande equivoco della coincidenza tra abilitazione dei docenti e loro assunzione. 

A giudicare da come va avanti la discussione sul reclutamento (come quasi tutti continuano a chiamare l’assunzione del personale della scuola, quasi si trattasse di brigate combattenti) questa opinione sul rapporto fra qualità e futuro, condivisa a parole da tanti, finisce con l’essere, al massimo, un esercizio di retorica. Proviamo a precisare.

Tutta la discussione sul numero di persone da ammettere alle procedure di formazione iniziale previste dalle attuali norme dà per scontata la scelta (che è esattamente quella che andrebbe a mio avviso rivista) di lasciare le cose come stanno: immissione cioè in un ruolo che prescinde totalmente dall’autonoma organizzazione del servizio di istruzione sul territorio, che viceversa dovrebbe essere (dal DPR 275/99 in poi) il punto irrinunciabile dal quale prender le mosse.

La capacità (certificata se si vuole da un’abilitazione) di svolgere un determinato lavoro non è in nessun settore condizione sufficiente per essere chiamati a svolgerlo e conseguentemente assunti. Viceversa, nella scuola, si rivendica quasi come un diritto (del quale al massimo si accetta di rinviare la riscossione) la collocazione in un posto stabile e la prospettiva di una carriera, lenta e magari non entusiasmante, ma garantita. Così stando le cose è evidente che diventa fondamentale contrattare numeri e tempi cercando, da parte di chi oggi governa il processo, di contenerli e viceversa cercando di dilatarli da parte di chi preme per entrare.

Stretta in questo contrasto la scuola appare destinata a portarsi dietro dei pesi sempre meno sostenibili: un numero assai elevato di docenti in condizione precaria, con tutte le conseguenze in termini di motivazione decrescente e inefficacia didattica, un carosello di insegnanti che si arresterà solo quando (ormai avanti nella carriera e negli anni) ognuno avrà raggiunto la sede di lavoro più gradita, una crescente distanza fra i piani dell’offerta formativa adottati e le caratteristiche dei docenti in servizio nelle singole scuole.



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COMMENTI
17/11/2011 - Profumo praticherà davvero rigore e meritocrazia? (Chiara Esse)

Rispetto al precedente articolo a firma Vittadini, Agasisti, Campione, Catalano, il presente articolo introduce un passaggio in più di cui non si intende il senso, a meno che per “concorso pubblico nazionale” non si intenda la procedura abilitante (ma se è così, si spera che la cadenza sia regolare e annuale!). Altrimenti si tratta di un bizantinismo destinato a complicare, allungare e distorcere l’iter. Non resta che augurarsi che il neoministro introduca al più presto un sistema di reclutamento. Anche perché soltanto così si potrà restituire al canale abilitante la sua unica funzione, mentre ora indebitamente lo si adibisce a surroga del reclutamento da parte di chi, con ogni evidenza, si prefigge di perpetuare le burocratiche graduatorie. Che senso ha la “programmazione”, una volta sganciata l’abilitazione dal reclutamento? Le modalità della “programmazione” romana poi sono patologiche e fallimentari (basti considerare la “programmazione” per i corsi di laurea: né rispetta il merito, cioè il punteggio su scala nazionale riportato nel test, né soddisfa il fabbisogno di professionisti). Oltre ai numeri, la Gelmini ha persino drogato i punteggi per entrare al Tfa (nel caso del servizio essi saranno abnormi), mentre almeno l’accesso al canale di abilitazione regolare (ssis) prima era meritocratico. I meritevoli non hanno mai avuto vita tanto grama quanto sotto la Gelmini. Che l’attuale ministro pratichi davvero rigore e meritocrazia, invece di millantarli a sproposito!

 
17/11/2011 - Operare scelte al buio (enrico maranzana)

“La qualità, oggi, dipende quasi esclusivamente dal caso che fa incontrare nella singola scuola persone che si ritrovano in un agire comune”: è proprio vero! Ma cos’è la qualità? Se non si è sciolta questa questione e non si è elaborata una visione d'insieme finalizzata, il problema del reclutamento dei docenti non ha razionale soluzione. Chi ne parla fa solo confusione. Se qualità sta per “conseguimento degli obiettivi” allora, prima di affrontare il problema dell’assunzione del personale, ogni scuola dovrebbe dichiarare i traguardi istituzionali ed esprimerli in termini di capacità e di competenze [si tratta del dettato costituente, inascoltato, del decreto sull’autonomia]. SUCCESSIVAMENTE, progettate le modalità per il loro conseguimento e le forme di monitoraggio dei processi, è possibile occuparsi del reperimento e della valorizzazione delle risorse.