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SCUOLA/ Reclutamento e dintorni, aspettare "Godot" non conviene più

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So bene che un intervento su questo delicatissimo punto può essere avviato solo se contemporaneamente si procede alla definizione di una governance della scuola che riesca a valorizzare pienamente l’autonomia delle istituzioni scolastiche e il ruolo delle reti; e che il trasferimento a questo livello delle decisioni sull’assunzione e gestione del personale è tutt’uno con una progressiva riforma dell’organizzazione del lavoro che metta in discussione le attuali gabbie rappresentate da quadri orari, classi, gerarchia delle discipline, etc.

E so bene che la gabbia rappresentata dal modo in cui si entra come docenti nella scuola è solo una delle molte. Non penso, però, che per romperla sia necessario aspettare un disegno organico e complessivo, la mitica Riforma che corre il rischio di diventare l’insegna dietro a cui si corre mentre la realtà va da un’altra parte. Non penso che tutti i difetti della scuola italiana, simul stabunt simul cadent, siano destinati a scomparire tutti assieme come se fossero frutto della stessa storia o a sopravvivere all’infinito. Penso che sia tornato il tempo nel quale dire con coraggio e chiarezza tutto quello che deve essere ripensato e ridiscusso. E costruire consenso su ognuno dei singoli aspetti. 



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COMMENTI
17/11/2011 - Profumo praticherà davvero rigore e meritocrazia? (Chiara Esse)

Rispetto al precedente articolo a firma Vittadini, Agasisti, Campione, Catalano, il presente articolo introduce un passaggio in più di cui non si intende il senso, a meno che per “concorso pubblico nazionale” non si intenda la procedura abilitante (ma se è così, si spera che la cadenza sia regolare e annuale!). Altrimenti si tratta di un bizantinismo destinato a complicare, allungare e distorcere l’iter. Non resta che augurarsi che il neoministro introduca al più presto un sistema di reclutamento. Anche perché soltanto così si potrà restituire al canale abilitante la sua unica funzione, mentre ora indebitamente lo si adibisce a surroga del reclutamento da parte di chi, con ogni evidenza, si prefigge di perpetuare le burocratiche graduatorie. Che senso ha la “programmazione”, una volta sganciata l’abilitazione dal reclutamento? Le modalità della “programmazione” romana poi sono patologiche e fallimentari (basti considerare la “programmazione” per i corsi di laurea: né rispetta il merito, cioè il punteggio su scala nazionale riportato nel test, né soddisfa il fabbisogno di professionisti). Oltre ai numeri, la Gelmini ha persino drogato i punteggi per entrare al Tfa (nel caso del servizio essi saranno abnormi), mentre almeno l’accesso al canale di abilitazione regolare (ssis) prima era meritocratico. I meritevoli non hanno mai avuto vita tanto grama quanto sotto la Gelmini. Che l’attuale ministro pratichi davvero rigore e meritocrazia, invece di millantarli a sproposito!

 
17/11/2011 - Operare scelte al buio (enrico maranzana)

“La qualità, oggi, dipende quasi esclusivamente dal caso che fa incontrare nella singola scuola persone che si ritrovano in un agire comune”: è proprio vero! Ma cos’è la qualità? Se non si è sciolta questa questione e non si è elaborata una visione d'insieme finalizzata, il problema del reclutamento dei docenti non ha razionale soluzione. Chi ne parla fa solo confusione. Se qualità sta per “conseguimento degli obiettivi” allora, prima di affrontare il problema dell’assunzione del personale, ogni scuola dovrebbe dichiarare i traguardi istituzionali ed esprimerli in termini di capacità e di competenze [si tratta del dettato costituente, inascoltato, del decreto sull’autonomia]. SUCCESSIVAMENTE, progettate le modalità per il loro conseguimento e le forme di monitoraggio dei processi, è possibile occuparsi del reperimento e della valorizzazione delle risorse.