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SCUOLA/ "Abolire" i libri di testo? Oggi è possibile, ecco come

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La terza questione, quella dei testi ideologici, è stata una battaglia degli anni 70 ed 80, ma forse oggi è meno rilevante, perchè i problemi della didattica sono diventati ben altri (e le modalità di informazione alternative sono alla portata di tutti). Più che l'ideologia, mi preoccupano la moda ed il conformismo - da cui eravamo partiti - perchè sono quelli, che paralizzano le scelte. Il calmiere dei prezzi, le decisioni vincolanti per un lustro prese nel bailamme degli organi collegiali (dove non ha voce l'insegnante anticonformista, specie se è un giovane ancora entusiasta) in realtà non fanno che sclerotizzare la piaga.

Perchè i testi siano usati e valorizzati, allora, l'alternativa migliore mi sembra proprio quella di toglierne l'obbligatorietà, rendendo reale e generalizzata l'opzione “testo consigliato”. Far sì che, al posto di distribuire gli elenchi degli acquisti obbligatori, stilati da docenti che perlopiù non saranno quelli che gli studenti incontreranno in aula, il docente realmente incaricato dicesse all'inizio dell'anno “io userò per buona parte delle mie lezioni questo testo, e me ne assumo la responsabilità di fronte al portafoglio dei vostri genitori”.

Attenzione: usarlo significa farlo leggere, discuterlo, integrarlo; smentirlo, quando serve. Quante volte ho sentito dei colleghi dire che “il libro lo usano solo per gli esercizi”. È il segno di un doppio fallimento: perchè il testo dovrebbe essere un oggetto di lettura e di studio, dove trovare in modo ordinato gli elementi consolidati di una disciplina, mentre se c'è una cosa che non dovrebbe mai essere standard sono proprio gli esercizi, che il docente dovrebbe rivedere e discutere hic et nunc, in funzione della propria didattica con questa classe, con questi problemi e dubbi che sono emersi durante le lezioni. Ci sarà sempre una serie di esercizi di base da usare come allenamento generale, ma per quelli basta un repertorio o una banca dati.

...Se prevalesse questa linea, ed è stato ribadito anche di recente, potrebbero finalmente essere usati i tanti testi e dispense già accessibili liberamente in rete, da stampare o leggere a video secondo la necessità e l'opportunità. Diventerebbe naturale mettere a confronto testi finalmente diversi, che anzi facciano a gara nel non essere omologati. E magari in lingua straniera, perché no? Certo, ho in mente le scuole superiori e soprattutto i trienni finali, ma mutatis mutandis ci si può provare anche prima. Quant'è formativo costruire criticamente le proprie dispense con la collaborazione dei propri studenti?

Se poi dovessi suggerire il formato, consiglierei una struttura conclusa e compiuta (epub, pdf o giù di lì), su cui magari applicare un bel codice ISBN. Il meccanismo “wiki” è invece troppo labile, manca di responsabilità, della tracciabilità di un vero autore; è già provato quanto sia comodo per chi vuole prevaricare le opinioni altrui. Vorrei infatti che fosse chiaramente identificabile chi ha coordinato il lavoro e di chi sono i diversi contributi, non solo per rendere legittimo merito a chi ha faticato, ma anche per sapere con chi prendermela se trovo qualcosa che non mi convince, o con chi scambiare suggerimenti. La logica di Fuenteovejuna va bene per fare la rivoluzione, ma non mi sembra utile per costruire.



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COMMENTI
18/11/2011 - Le colonne d'Ercole (enrico maranzana)

“Perché il testo dovrebbe essere un oggetto di lettura e di studio .. mentre se c'è una cosa che non dovrebbe mai essere standard sono proprio gli esercizi, che il docente dovrebbe rivedere e discutere hic et nunc, in funzione della propria didattica con questa classe, con questi problemi e dubbi che sono emersi durante le lezioni”. Affermazione che acquisisce consistenza se collocata all’interno del processo di scomposizione dei traguardi formativi, frase che trova il suo significato negli obiettivi comuni a tutti gli insegnamenti, definiti in termini di capacità e di competenze generali. La conoscenza, infatti, è il mezzo per il loro conseguimento. “Oggi come non mai siamo carichi di attese su quello che farà il nuovo governo” .. forse perché non comprendiamo l’oggetto del compito affidato alle scuole e agli insegnanti: la progettualità è pratica sconosciuta e la professionalità docente corrisponde spesso a quella dell’acritico ripetitore che delega alle case editrici le proprie responsabilità.