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SCUOLA/ Tfa, ecco il sindacato che vuol boicottare i giovani

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Cisl in piazza (Imagoeconomica)  Cisl in piazza (Imagoeconomica)

Durante la XIV legislatura (2001-2006) vennero presentati, a cura rispettivamente dei parlamentari Santulli (Forza Italia) e Napoli (Alleanza Nazionale) due disegni di legge, poi unificati in un testo unico, riguardanti l’articolazione della professione docente in tre distinti livelli (docente iniziale, ordinario, esperto) che dovevano corrispondere a tre diversi livelli di inquadramento del personale dei ruoli dello Stato, ossia ad una carriera del personale docente stabilita ex lege.

Notevole fu il fuoco di sbarramento contro questo tipo di intervento e, da allora, contro altri analoghi tentativi posteriori. All’atto della presentazione della proposta Santulli-Napoli in Commissione Istruzione della Camera, il segretario generale di Cisl Scuola Francesco Scrima esaltò il potere di ingerenza della sua organizzazione (“in nome dei 200mila iscritti”), rispetto a chi gli faceva notare che è singolare affidare a soggetti privati, quali sono i sindacati, la garanzia del quadro di riferimento della docenza che invece spetterebbe al Parlamento, nel rispetto della libertà di insegnamento assicurato dalla Costituzione.

Forse anche per questa opposizione, che trovò addentellati pure all’interno delle forze di maggioranza, quel progetto di riqualificazione della identità docente non decollò: la stessa sorte che è toccata alla proposta di legge dell’On. Valentina Aprea (Pdl), presentata nel 2008. Ricca di un interessante ventaglio di ipotesi normative (trasformazione delle istituzioni scolastiche in fondazioni; introduzione nelle scuole dell’autonomia finanziaria e dei consigli di amministrazione; articolazione giuridica della professione docente; albi regionali degli abilitati e concorsi di istituto per le assunzioni sui posti disponibili), l’iniziativa fu subito impallinata da uno sciopero generale della scuola indetto il 30 ottobre 2008 a cura di CgilScuola, CislScuola, UilScuola, Snals Confsal e Gilda Unams, la cui piattaforma rivendicava, tra l’altro, anche l’obiettivo del mantenimento delle prerogative contrattuali contro le incursioni legislative nella disciplina del rapporto di lavoro (sic!). Un linguaggio che, a questo punto, possiamo bene inquadrare nel contesto ideologico di prerogative contrattuali che il sindacato ritiene intoccabili, come gli inquadramenti, le modalità, le condizioni, i tempi delle progressione professionale e i derivanti livelli retributivi. Di conseguenza, tutte le volte che tali materie sembrano sottratte alla contrattazione collettiva e affidate al dettato legislativo, al sindacato succede di perdere la tramontana. 

Lungi dall’ammettere che il sistema della contrattazione nazionale ha debordato dalle proprie competenze, che dovrebbero limitarsi a quelle del profilo economico, ed è in gran parte superato da situazioni di fatto che obbligano i docenti ad assumere responsabilità di gestione autonoma della propria condizione lavorativa (in ogni scuola da tempo si è costituita una leadership educativa), le organizzazioni sindacali faticano a tenere il ritmo dei tempi e, non volendo ripensare i cambiamenti del nesso tra domanda e offerta di istruzione, spesso li bloccano.



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