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SCUOLA/ Tfa, ecco il sindacato che vuol boicottare i giovani

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Cisl in piazza (Imagoeconomica)  Cisl in piazza (Imagoeconomica)

Per fare un esempio paradossale, una ricerca commissionata dalla CislScuola nel 2010 (“Energie per il domani – La scuola italiana, valori e consapevolezza a servizio dei giovani e del Paese”) ammette che l’identità docente è ormai assimilabile ad una professione più che ad una funzione sociale. “Gli insegnanti – si legge nel rapporto – vogliono mettersi in gioco sempre di più. Più di 6 intervistati su 10 (il 63%) vedono di buon occhio l’idea di legare il proprio percorso di carriera a sistemi di valutazione. È forte il desiderio di distinguersi dall’ordinario, di far vedere quanto ciascun docente ha da offrire, di fare emergere le peculiarità individuali nel regolare svolgimento delle attività scolastiche. È diffuso, soprattutto, il bisogno di vedere riconosciuti i propri meriti e di proseguire un percorso di crescita professionale e personale”.

Fin qui la ricerca, contraddetta nella misura in cui il sindacato non cessa di considerare il personale docente come l’espressione di un’area all’interno del più vasto comparto della scuola, di cui fa parte anche il personale Ata (ausiliario, tecnico, amministrativo). È farina del sacco sindacale, per esempio, la rigidità con cui viene inteso l’orario di lavoro che, in un periodo di tagli e organici ridotti, mette spesso in ginocchio le scuole. Difficili spesso da gestire le 18 ore settimanali, obbligatorie per contratto, nelle scuole e istituti d’istruzione secondaria e artistica: meglio sarebbe un pacchetto orario mensile da affidare in gestione alle scuole in base alle necessità.

È bloccato dal sindacato qualunque accenno ad una possibile progressione economica che sia separata dall’istituto collettivistico della incentivazione e affidata a forme di valutazione esterna della qualità dell’insegnamento: dure le reazioni sindacali, specie di fonte cgiellina, alle sperimentazioni ministeriali riguardanti i docenti (conclusa) e le scuole (ancora in atto). Bloccata ogni revisione del sistema del reclutamento che separi il percorso formativo e abilitante del docente dalla sua assunzione all’interno del sistema nazionale di istruzione, costituito da scuole statali e non statali: al sindacato interessa il precariato storico inserito nelle graduatorie ad esaurimento, piuttosto che la forza lavoro intellettuale rintracciabile nei giovani che attendono di abilitarsi avendone tutti i requisiti.

E arriviamo con questo all’attualità e al caso del percorso di formazione iniziale dei docenti che, in relazione ai Tfa (Tirocini formativi attivi), dopo la pubblicazione dell’offerta formativa proposta dagli atenei nel numero di 26.364, tra Tfa di I grado e Tfa di II grado, attende ancora di essere attivato ma è gravato dell’ipoteca sindacale che non intende accedere ad un quadro di insegnanti abilitati non inquadrabili nelle forme tradizionali (e perciò controllabili) del reclutamento protetto dall’assistenza del sindacato stesso.

La dice appunto lunga la nervosa richiesta dei sindacati del 18 ottobre u.s., di essere ricevuti dal Miur per “una informativa chiara sullo stato di attuazione delle norme sul Tfa”.

La risposta di Viale Trastevere è quella con la quale siamo partiti. Si vedrà appunto a breve se dovremo assistere ad una nuova puntata di una presunta  “pace cartaginese” o ad una svolta davvero radicale.



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