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SCUOLA/ I consigli del Manzoni al nuovo Ministro

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Francesco Profumo, nuovo ministro dell'Istruzione (Imagoeconomica)  Francesco Profumo, nuovo ministro dell'Istruzione (Imagoeconomica)

Dopo averlo teorizzato per anni, come membro dell’ANVUR tocco con mano la necessità di rinforzare e supportare le agenzie, difendendone la terzietà, perché solo responsabilizzando gli attori attraverso una valutazione sistematica e che comporta delle conseguenze in termini di risorse si può sperare di invertire la deriva qualunquistica che sta minando il sistema. Non si può però fare nessuna valutazione, se non in presenza di soggetti autonomi, liberi di decidere il proprio comportamento nel rispetto di alcuni pochi vincoli posti dal centro. Ma una volta affermato che ciascuno è responsabile delle sue azioni, la coerenza e l’efficacia con gli obiettivi vanno assodate da organismi composti di professionisti qualificati, dotati dei necessari mezzi e messi in grado di operare a loro volta in modo libero e responsabile.

Infine, io credo che il nuovo ministro debba cercare di individuare da subito alcuni punti di eccellenza del sistema (nella scuola, nell’università e nella ricerca) e investire su di essi. L’innovazione si diffonde per contagio, e le linee di azione vincenti, come ad esempio, nella scuola, la promozione dell’istruzione tecnica anche di terzo livello e la costruzione di reti, e nell’università il potenziamento dell’internazionalizzazione e l’attenzione al legame con i destinatari del “prodotto”, sia esso la ricerca o la risorsa umana qualificata, devono essere prima sostenute e poi attentamente monitorate.

Resterebbero gli insegnanti. Se si potesse realizzare una seria politica di formazione, reclutamento e carriera dei docenti, nella scuola come nell’università, io sono convinta che le altre riforme sarebbero non dico secondarie, ma certamente meno urgenti. Tuttavia, realisticamente, non credo che sia possibile incominciare da lì: non è casuale che il tentativo che ANVUR sta facendo di spostare verso il merito alcune pratiche troppo arbitrarie di reclutamento dei docenti ci stia attirando ogni sorta di attacchi, incluso il sottile atteggiamento di disprezzo di chi dice parafrasando Manzoni, “vai, vai povero untorello, non sei tu che spianti l’accademia”. E allora forse il nuovo ministro può cercare di operare sotto traccia, ma avendo chiaro in mente che se non si arriva a questo, sarà ben difficile modificare la qualità del sistema.

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COMMENTI
23/11/2011 - Scuola Libera (LUISA TAVECCHIA)

Nel 1997 Giulio Ferroni era preoccupato per la "disgregazione" del sistema formativo, per le deboli proposte di riformarlo, e pensò di lanciare l’allarme con un libro, "La scuola sospesa". Dopo oltre dieci anni l’italianista della Sapienza è inquietato per le "incredibili modificazioni che sono intervenute nella società" e di fronte alle quali "la scuola italiana di oggi è subalterna". Così Ferroni non ha esitato quando i colleghi del "Gruppo di Firenze" gli hanno chiesto di sottoscrivere la lettera aperta indirizzata ai partiti e ai candidati, vergata da un gruppo di docenti che si autodefinisce "Gruppo di Firenze", e sottoscritta da nomi come Remo Bodei, Piero Craveri, Giorgio De Rienzo, Giulio Ferroni, Ernesto Galli della Loggia, Sergio Givone, Giorgio Israel, Giovanni Sartori, Sebastiano Vassalli, si basa su una richiesta precisa: "Sia le riforme sia il Governo e la vita della scuola a tutti i livelli dovranno ispirarsi ai criteri di merito e di responsabilità". Ci vuole un cambiamento di prospettiva ma, In Italia però è tutto più difficile. Noi seguiamo sempre la logica degli opposti schieramenti. E partoriamo politiche dell’istruzione a effetto, utili al consenso immediato. Una riforma seria costa. Abbandono degli edifici. Per ridare dignità all’istituzione bisogna recuperare il prestigio sociale degli insegnanti. La politica ha ritenuto che il ruolo di professore servisse solo ad accontentare intellettuali che non hanno avuto successo.