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SCUOLA/ I consigli del Manzoni al nuovo Ministro

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Francesco Profumo, nuovo ministro dell'Istruzione (Imagoeconomica)  Francesco Profumo, nuovo ministro dell'Istruzione (Imagoeconomica)

Quando i generali romani e poi gli imperatori celebravano un trionfo, nel momento culminante della gloria lo schiavo che teneva alta la corona di alloro sulla testa del trionfatore gli diceva all’orecchio: Memento mori! Memento te hominem esse! All’arrivo del nuovo ministro potrei arrogarmi il ruolo (non so quanto apprezzato) dello schiavo, modificando la frase memento ministrum educationis esse. Un ministro cioè fra i più impopolari, come dimostra il puro e semplice turn over: fra il 1861 e il 1874 si succedettero quattordici ministri, e fra il 1900 e il 1914 ce ne furono dieci. Il record è probabilmente del ministro Egidio Tosato, che nel 1955 restò in carica per 26 giorni… Ciò posto, e in attesa che la lussureggiante inventiva dei precari, degli studenti e dei giornalisti trovi qualche slogan per il nuovo ministro, è possibile individuare alcune linee prioritarie di azione.

Innanzitutto, non dimenticherei che si tratta di un ministro non solo dell’istruzione, o dell’università, o della ricerca, ma di tutti e tre questi settori: una politica educativa che veda un’integrazione virtuosa fra di essi costituirà senza dubbio un miglioramento rispetto al passato. Basti citare, a esempio di quanto negativo sia tenerli separati, il caso della formazione degli insegnanti, in cui non solo università e scuola hanno seguito e stanno seguendo percorsi paralleli e spesso incomunicanti, ma  i formatori degli insegnanti sembrano ignorare le acquisizioni più recenti degli studi sui processi di apprendimento e della ricerca educativa, che peraltro nel nostro paese mena da sempre vita grama.

Il secondo consiglio è una attenzione alla continuità, perché le decisioni dei suoi predecessori rispondevano, bene o male,  ai problemi sottostanti, che sono rimasti gli stessi: il “ricomincio da capo” del ministro Moratti e la “tecnica del cacciavite” del ministro Fioroni, sostituite dalla restitutio memoriae (e vai col latino…) operata dal ministro Gelmini nei confronti della riforma Moratti si configurano quindi come dannose cause di ritardo nel percorso di costruzione di un sistema formativo italiano più efficace, più equo e – possibilmente- meno inefficiente. L’ordine non è casuale: un sistema in grado di dichiarare i suoi obiettivi e di perseguirli con successo è anche più equo, e quasi certamente più efficiente, mentre non è automatico il contrario. Anzi, il taglio indiscriminato dei fondi peggiora consistentemente il rapporto fra costi e benefici.

Una politica educativa efficace ha poi bisogno di un sistema informativo completo, corretto e aggiornato. Solo recentemente il MIUR ha avviato un collegamento sistematico fra i molti enti e luoghi che raccolgono informazioni sulla scuola e sull’università, di cui si sentiva gravemente la mancanza, non per un malinteso culto della misurazione, ma perché per prendere delle decisioni valide e realistiche, non utopiche o campate in aria, è necessario disporre di informazioni affidabili. Queste informazioni non provengono solo dalle banche dati, ma anche dal sistema di valutazione, attualmente affidato all’ANVUR e all’INVALSI, che a sua volta ha bisogno di disporre di informazioni attendibili.



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COMMENTI
23/11/2011 - Scuola Libera (LUISA TAVECCHIA)

Nel 1997 Giulio Ferroni era preoccupato per la "disgregazione" del sistema formativo, per le deboli proposte di riformarlo, e pensò di lanciare l’allarme con un libro, "La scuola sospesa". Dopo oltre dieci anni l’italianista della Sapienza è inquietato per le "incredibili modificazioni che sono intervenute nella società" e di fronte alle quali "la scuola italiana di oggi è subalterna". Così Ferroni non ha esitato quando i colleghi del "Gruppo di Firenze" gli hanno chiesto di sottoscrivere la lettera aperta indirizzata ai partiti e ai candidati, vergata da un gruppo di docenti che si autodefinisce "Gruppo di Firenze", e sottoscritta da nomi come Remo Bodei, Piero Craveri, Giorgio De Rienzo, Giulio Ferroni, Ernesto Galli della Loggia, Sergio Givone, Giorgio Israel, Giovanni Sartori, Sebastiano Vassalli, si basa su una richiesta precisa: "Sia le riforme sia il Governo e la vita della scuola a tutti i livelli dovranno ispirarsi ai criteri di merito e di responsabilità". Ci vuole un cambiamento di prospettiva ma, In Italia però è tutto più difficile. Noi seguiamo sempre la logica degli opposti schieramenti. E partoriamo politiche dell’istruzione a effetto, utili al consenso immediato. Una riforma seria costa. Abbandono degli edifici. Per ridare dignità all’istituzione bisogna recuperare il prestigio sociale degli insegnanti. La politica ha ritenuto che il ruolo di professore servisse solo ad accontentare intellettuali che non hanno avuto successo.