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UNIVERSITA’/ Il direttore di Bergamo: i ricorsi anti tasse? Si cambi la legge

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Mi limito a dire che a Bergamo tutti i passaggi sono stati condivisi con gli studenti: quando abbiamo definito le tasse, nel Cda e nel senato accademico le rappresentanze studentesche che hanno votato a favore. Per noi la strada maestra è sempre quella di un’azione integrata tra studenti e ateneo. Perché alla fine il braccio di ferro giuridico non colpisce il ministero, a farne le spese è solo la singola università.

Se guardiamo l’elenco degli atenei che hanno sfondato il tetto previsto dal parametro, ci accorgiamo che sono quasi tutti atenei del nord. Come lo spiega?

Molto di queste università sono sotto finanziate dal ministero rispetto alla media nazionale. Porto l’esempio di Bergamo. Ha una media pro capite per studente di tasse universitarie pari a 836 euro, il 27% in meno della media nazionale di 1.100 euro. Nonostante questo sfora il tetto, ed è tra quelle che lo superano di più: questo dice molto, a mio avviso, dell’incapacità del parametro di fotografare la situazione.

In altri termini?

Il paradosso è che l’ateneo di Bergamo, una delle università con le tasse più basse, sfora un parametro concepito per ridurre le tasse a carico degli studenti! Ma i nostri maggiori introiti sono dovuti all’aumento degli studenti, raddoppiato negli ultimi dieci anni, non all’aumento del singolo importo delle tasse. Le nostre tasse hanno finanziato i servizi. In altri termini, abbiamo avuto uno sviluppo «superiore» a quello del finanziamento dello Stato. Il nostro è stato, ci tengo a dirlo, un esempio di consenso e di integrazione tra studenti e ateneo.

In caso di ricorso cosa farete?

Non ci aspettiamo ricorsi. I provvedimenti che abbiamo adottato sono divenuti esecutivi e perciò ho molti dubbi che sia possibile ricorrere.

Il problema in ogni caso è scoppiato ed è sul «tavolo» del neoministro Profumo. Come andrebbe riformato il sistema di finanziamento?

Se l’obiettivo è quello di mettere un limite alle tasse universitarie, lo si deve eventualmente fare definendo tetti massimi all’importo delle tasse singole, non creando un rapporto tra introito totale per tasse e finanziamento dello Stato. Il parametro del 20% è troppo anacronistico e come tale andrebbe eliminato. Poi c’è l’altro fronte: quello del finanziamento statale, oggi troppo sperequato tra le diverse università.

Cioè ci sono atenei che ricevono più soldi della media nazionale, e altri che ne ricevono di meno.



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