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SCUOLA/ Come si possono "rifondare" le facoltà umanistiche?

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D’accordo con Giunta è anche Annalisa Andreoni, ricercatrice Iulm, che il 18 ottobre scorso – sempre sulle colonne del Domenicale del Sole 24 Ore –  ha affermato che il rilancio della cultura umanistica non può avvenire trasferendo le biblioteche e i corsi di laurea sulle piattaforme informatiche e ipotizzando di tradurre, a beneficio dei giovani lettori, poeti e scrittori della nostra tradizione. Questo faranno i migliori; gli altri si sono limitati a intervenire in programmi televisivi portando il punto di vista del "filosofo" ed esprimendo dotti pareri su una vastità di argomenti che vanno da Senecaal giallo di Avetrana o presentando il libro del loro migliore amico.

Per l’Andreoni “bisogna investire in quello che è strategico, ed è strategica la scuola, che deve essere difficile e severa, e deve avere le risorse per seguire più da vicino chi avanza lentamente. È in questo percorso che si deve formare la cultura e il senso critico del cittadino, e qui le discipline umanistiche svolgono un compito insostituibile. Le facoltà universitarie, invece, devono essere professionalizzanti. A Lettere, non diversamente che altrove, si deve imparare un mestiere (che sia quello dell'insegnante di scuola media, di critico, di storico, di intellettuale), cosa che prevede la conoscenza di precise nozioni e il possesso di un bagaglio tecnico.

Tuttavia l’idea di un nuovo umanesimo non viene solo da letterati. A tal proposito, originale è stato il contributo del professore del Politecnico di Torino Vittorio Marchis che nel suo Anche i tecnici devono aprirsi” (Sole 24 ore del 23 ottobre) ha auspicato l’ingresso di materie umanistiche (filosofia, scienza umane, sociologia) anche nelle facoltà scientifiche per far in modo che gli studi tecnici diventino più umani e quindi più allettanti (cosa che già accade al di là dell’atlantico dove tra i due tipi di corsi c’è pari dignità).

Ma è con Julia Kristeva (Corriere della Sera del 27 ottobre) che viene “rifondato” l’umanesimo contemporaneo, alla vigilia di Assisi. L’anticipatore, il primo a dare l’idea di uomo agli uomini è Gesù quando si descrive dicendo “Io sono”. E noi possiamo “tras-umanar”, come diceva Dante, soltanto se camminiamo alla ricerca della verità e solo dopo aver capito che rapporto esiste tra l’essenza umana e tutto l’essere che ci circonda, quell’infinito che è la dimensione della nostra libertà.

Per questo ci auguriamo una rifondazione continua dell’Umanesimo anche attraverso rotture che, secondo l’acuta Kristeva, non possono che essere innovazioni.



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COMMENTI
26/11/2011 - Cultura? (Antonio Servadio)

La "filosofia" è improvvisamente invecchiata nella prima metà del secolo scorso. Per la prima volta nella storia del cosiddetto "occidente" la fisica ha avuto uno sviluppo talmente poderoso (con la meccanica quantistica, la relatività, l'astrofisica e tutto ciò che ancora oggi ne consegue) da rendersi praticamente inavvicinabile per chi non avesse una preparazione scientifica molto vivace, piuttosto approfondita e ampia. Per la prima volta nella storia si è infranto l'intimo, fertile, reciproco e antichissimo (perfino sacro) connubio tra filosofia (scienza del pensiero) e scienze (della natura). Un effetto secondario, non voluto, e neppure necessario. Ma la fisica è decollata, troppo lontano dal pensiero tradizionale occidentale. Grazie ai modelli matematici ha potuto svincolarsi completamente dal limitato mondo del sensibile, della percezione e dal suo pensato. Di questo sviluppo artisti, letterati e filosofi -comprensibilmente - hanno potuto cogliere solo alcuni echi. Per non limitarsi a innaffiarla, a spingerla, sovvenzionarla, per "rifondare" la cultura umanistica, oggi serve ripartire dall'antico connubio, formando umanisti che siano all'altezza della scienza. Unica alternativa: rivolgersi all'estremo oriente, dove la "filosofia" non c'è mai stata e quindi neppure la frattura del pensiero (fede - scienza/tecnologia - umanesimo), che qui da noi è ampiamente scisso, come se vivessimo verità contraddittorie, in una schizofrenia del sapere che non porta lontano.

 
26/11/2011 - Andar per farfalle (2) (enrico maranzana)

“C’è un forte desiderio di CULTURA diffusa (anzi, proprio di istruzione)”; “è strategica la scuola, che deve essere difficile e severa .. é in questo percorso che si deve formare la CULTURA”; “un esame d’ingresso alle facoltà umanistiche (…) selettivo (…) sul programma scolastico svolto negli ultimi tre anni in determinate materie; o su un certo numero di libri fondamentali che bisognerebbe aver letto al liceo”. Chiara e profonda è la divergenza tra tali affermazioni e la finalità del sistema educativo di istruzione e formazione [art. 2 legge 53/2003]: “raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, ATTRAVERSO conoscenze e abilità, generali e specifiche”. Se si predica il rigore, per essere credibili, bisogna praticarlo, agendo nell’alveo tracciato dalla legge.