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SCUOLA/ Alcune idee per rispondere alla domanda n. 13 dell'Europa

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È, inoltre, in corso di realizzazione la seconda sperimentazione partita nel novembre 2010 sotto l’insegna “Valutazione degli insegnanti”, ma che in realtà è una valutazione delle scuole, le quali, se valutate positivamente, potranno autonomamente decidere l’attribuzione ai singoli insegnanti della premialità prevista.

Una parte della valutazione deriverà dal valore aggiunto delle scuole, misurato attraverso le prove dl 1° e 3° anno della secondaria inferiore. Ma essa sarà integrata da una osservazione-valutazione sugli elementi generali del loro funzionamento. Le condizioni per una buona operazione sono la pluralità degli osservatori e delle loro competenze professionali ed una griglia di osservazione scientificamente validata, che preveda anche una attribuzione di livello per permettere la graduazione.

Si tratta di un modello diffuso anche in altri Paesi, abbastanza equilibrato, che potrebbe diventare una base accettata in modo ampio anche dagli operatori scolastici. Un modo sensato per cominciare a rispondere alla 13esima domanda dell’Unione europea.

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COMMENTI
28/11/2011 - Una ricetta senza ingredienti essenziali (enrico maranzana)

In una scuderia della Ferrari la misurazione degli esiti delle prestazioni dei prototipi di F1 ha come scopo primario la validazione delle scelte PROGETTUALI. In modo del tutto analogo la valutazione esterna delle scuole, a cui lo scritto fa esplicito riferimento, perde la propria incisività se non è associato alla valutazione interna, controllo originato dalla puntuale applicazione sia dei dettami della dottrina dell’organizzazione, sia dell'ordinamento vigente. Ma tale associazione è contrastata dalla cultura imperante nella scuola, figlia del comune sentire e non della razionalità, della legalità, della conoscenza. Su questo giornale qualche giorno fa era scritto: "Mi auguro che le ragioni della scuola, dell’insegnamento e dell’educazione dei ragazzi, .. non vengano spazzate via dalle ragioni dell’efficientismo o, ancora peggio, da un’ottica 'aziendalista'".