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SCUOLA/ L’esperto: le medie, anello debole? È vero, sono un "ibrido" senza identità

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RAPPORTO DELLA FONDAZIONE AGNELLI SULLA SCUOLA 2011. La scuola media italiana, o scuola secondaria di primo grado, che dir si voglia, viene descritta, da più parti, come l’anello debole della catena educativa. Il settore nel quale il neo ministro per l’istruzione Francesco Profumo dovrà concentrare gran parte delle proprie energie. Lo scenario descritto dalla Fondazione Agnelli nel rapporto sulla scuola 2011, infatti, non è rassicurante. Basti pensare che l’Italia è il Paese con il calo degli apprendimenti più significativo tra elementari e medie. Nei punteggi Timss (Trends in International Mathematics and Science Study), se su un tasso standardizzato di 500 punti, la Norvegia, in matematica, ne guadagna 18, l’Italia ne perde 23. «Oggi il segmento della scuola secondaria di primo grado è l’anello più debole della filiera scolastica a causa, anzitutto, dell’assenza di un’identità precisa», spiega, interpellata da ilSussidiario.net Feliciana Cicardi, Supervisore pedagogico-didattico dell’Istituto Scolastico paritario “La Zolla” di Milano. «Non a caso - continua -, è secondaria, ma di grado inferiore; è dell’obbligo ma, al contempo, ha una sua secondarizzazione rinvenibile in una distinzione di docenti per discipline».

La definizione di segmento debole, quindi, «nasce dal fatto che da un lato fa parte della cultura di base; dall’altro, viene considerata e gestita come una anticipazione della disciplinarizzazione della scuola superiore. Del resto, con l’innalzamento della scuola dell’obbligo a 16 anni, tale segmento viene ad essere prolungato nella sua indeterminatezza». Eppure, l’obiettivo delle medie dovrebbe essere perseguito con finalità precise. «La loro peculiarità è quella di aiutare i ragazzi a dare le ragioni del sapere, iniziando a introdurli in una dimensione di argomentazione e discussione che, nelle scuola elementare, è solo iniziale».

Per Cicardi il vero problema non sono i tagli, sebbene, effettivamente, nel corso del tempo ci siano stati. «Per lo più hanno penalizzato la scuola primaria. Il vero problema consiste nella metodologia che dovrebbe essere adottata. Tuttavia, a fronte delle indicazioni del 2007, che parlano di ambiente per l’apprendimento e “laboratorialità”, molte scuole medie rimangono ferme al palo. L’unica attività effettuata, consiste nelle lezioni frontali. Ben fatte, quanto si vuole, ma pur sempre limitate ad un approccio educativo, da parte dello studente, passivo».



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COMMENTI
30/11/2011 - ibridi senza identità sono innanzitutto i ragazzi (daniele spinelli)

«La loro peculiarità è quella di aiutare i ragazzi a dare le ragioni del sapere, iniziando a introdurli in una dimensione di argomentazione e discussione che, nelle scuola elementare, è solo iniziale». Perfetto. I miei docenti lavorano così. Il problema di cui quasi nessuno parla, quando si parla (sempre male) della media è che i ragazzi vivono un fase di messa in discussione di tutto (grazie a Dio). Quando don Giussani parla nel Rischio Educativo del ragazzo che si tira davanti lo zaino per verificare cosa si è portato sulle spalle fino ad allora, tutti immaginiamo che sia un/qualche momento, il problema è che il momento dura (se va bene) un paio d'anni. I docenti tengono duro, resistono, continuano a proporre: è il loro modo di stare davanti ai ragazzi che fa la differenza, il loro esserci, disponibili a rimettersi in gioco tutti i giorni, disponibili ad aiutarsi fra di loro perché, non vedendo risultati immediati si scoraggiano. La fortuna di fare il preside in un istituto verticale mi fa dire che poi i ragazzi vengono fuori. Ne ho visti di entusiasti in prima media, imbronciati e casinisti in seconda, scorbutici in terza, venire a ringraziare in seconda liceo del percorso fatto: gli stessi che al liceo si sono iscritti obtorto collo, portati quasi a forza dai genitori. Smettiamola di giudicare le medie guardando ai soli risultati delle medie.