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SCUOLA/ Perché da un docente malvestito si impara meno?

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I professori sono i peggio vestiti del reame. Quantomeno di quello britannico. Lo rivela il Daily Mail presentando un sondaggio condotto in Gran Bretagna su duemila intervistati riguardo l’abbigliamento di diverse figure professionali. Il dato è eclatante: addirittura in mille hanno identificato gli insegnanti come i lavoratori dall’abbigliamento meno curato in assoluto. I diretti interessati, poi, a loro volta interrogati hanno candidamente ammesso nel 20% dei casi di indossare la stessa camicia o camicetta per tre giorni di fila. Questo il dato Oltremanica.

Ma come, con la crisi che c’è in giro e le difficoltà del mondo della scuola proprio di queste sciocchezze ci si deve occupare? - qualcuno potrebbe obiettare. Abbiamo ben altro cui pensare! Eppure la survey, più o meno discutibile nella sua conduzione e negli esiti, ha almeno il pregio di nascondere in sé e porre indirettamente sotto i riflettori una questione centrale per la scuola oggi: quella dell’appuntamento.

Ogni mattina, in ogni aula di ogni ordine e grado, a qualsiasi latitudine, si rinnova una straordinaria serie di appuntamenti. In fondo, i ragazzi e chi li accompagnerà nell’affascinante percorso di scoperta del reale e di apprendimento - inteso come facoltà di prendere ciò che viene offerto dentro l’idea di potersene fare qualcosa - sono buttati giù dal letto dalla sveglia, si lavano i denti, fanno la doccia e si vestono per presentarsi a un incontro. Il fatto che vi sia più o meno consapevolezza di ciò nulla toglie al fatto che di incontro su appuntamento, rinnovabile e rinnovato di giorno in giorno, effettivamente si tratti.

È per questo che non si può essere sciatti: perché qualcuno ci sta aspettando. Vestirsi, innanzitutto da parte dell’adulto, non è affatto coprirsi, ma curare la presentazione di sé in modo da tornare gradito a un altro, allievi o colleghi che siano. Un modo per onorare l’altro che incontro e con cui condivido il tempo.

È inoltre più facile trasmettere bene la storia, la geografia, l’inglese o la matematica se vestiti bene, perché la propria materia, cui molto è stato e viene dedicato da parte dell’insegnante, è parte di sé tanto quanto i vestiti che si indossano. Il fascino per la materia raramente può essere scisso dal fascino di chi la veicola, non dobbiamo negarlo. Un professore mal vestito è solitamente meno credibile e più difficile da seguire.



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COMMENTI
14/01/2012 - PREGIUDIZI E FORMALISMI (Giorgio Armato)

La descrizione di Ballerini dell'auspicabile look dell'inegnante è un esempio di 'italianismo' vuoto e fumoso. Anzitutto comincia e perpetra per tutto l'articolo una confusione tra lo 'sporco' e il 'malvestito'. L'inizio d articolo parlava di camice messe 3 gg di fila,non di vestiti tout court. L'insegnante si veste come diavolo vuole, purchè rispetti la pulizia. E Ballarini ci risparmi il fraudolento passaggio dall'igiene al 'benvestito'. Ho visto colleghi in bermuda e sandali avere piena attenzione e interesse dalla loro classe. Inoltre, non so come Ballarini si vesta qnd va ad 'incontrare qcno', ma io - di solito - mi vesto come mi pare.

 
30/11/2011 - è proprio così! (marelia gabrinetti)

L'autore dell'articolo mi trova assolutamente d'accordo. Essere curati nel vestire, nel porsi ai ragazzi in un mestiere fondato sulla relazione è fondamentale. Forse è appena il caso di ricordare che noi siamo prima visti e poi ascoltati. Infatti, il 75/80% delle informazioni che raggiungono la nostra corteccia cerebrale passa attraverso gli occhi, perchè prima si attiva l'emisfero destro del cervello, quello visivo e emotivo, e successivamente quello sinistro (logico e razionale, Balboni 1999). Facile quindi decidere di ascoltare una persona che affascina per l'aura che la circonda (compreso quindi il modo di vestirsi, i colori scelti, un tocco garbato di profumo, Proust non ricorda proprio niente a nessuno?) e "boicottare" chi va in classe spettinato, sciatto, con pantaloni sgualciti e scarpe impolverate e che magari si esprime con voce mono-tono. Vivere in classe, oggi, con ragazzi che nemmeno incrociano i genitori appena alzati al mattino e che, quindi, escono di casa vestiti in ogni modo, significa anche proporsi come modelli ai quali ispirarsi. Certo, la Fondazione Agnelli ci ricorda che l'età media della classe insegnante è quella dei nonni dei nostri alunni, ma allora l'invito dell'autore dell'articolo ha proprio colpito nel segno! Tutti abbiamo un grande desiderio di bellezza dentro di noi: aiutiamoci reciprocamente a tenerlo vivo anche avvalendoci di strumenti non verbali.

 
30/11/2011 - Basta essere vestiti (Gianni MEREGHETTI)

Ho sempre pensato che bastasse essere vestiti per entrare in classe, non mi sono curato più di tanto di come vestirmi eppure non mi pare che per questo non sia stato nei limiti delle mie possibilità un discreto insegnante. Certo la dignità del presentarsi è decisiva, ma allora la questione non è ben vestito o malvestito, la questione è che uno sia se stesso nel modo con cui si veste, che uno trasmetta nel vestirsi la sua percezione di se stesso e della realtà. C'è una dignità da avere, la dignità per cui un insegnante va in classe a sfidare i ragazzi e le ragazze a guardare la realtà. Vestirsi in modo dignitoso e per me vuol dire semplice è un modo per aiutare a guardare il mondo, ad aprire gli occhi sul reale.