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SCUOLA/ Tfa, il Miur ha tradito gli accordi e truccato le carte (per obbedire ai sindacati)

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Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

Forse però Biondi non ricorda che cosa sia il principio di autonomia universitaria, che non prevede certo che il capo dipartimento del Ministero dell’Istruzione s’intrometta nel decidere i numeri dei frequentanti di corsi che le università, coraggiosamente, in questo periodo di tagli e cambiamenti, si sono prese l’onere di attivare. È una vergognosa “presa in giro” del lavoro dei Consigli di facoltà e dei Senati accademici delle università di tutta Italia. Ma forse a qualcuno interessava fare “melina” e ritardare i tempi di avvio dei TFA, così da far saltare nei fatti un intero anno accademico.

Insomma di questo modo di affrontare (sic!) i problemi messo in campo dal Ministero ci sconcerta questa modalità di procedere, che ha come sola preoccupazione quella di non dispiacere a certe volontà sindacali, di nuocere il meno possibile alle rendite di posizione. In barba a qualunque prospettiva di crescita e sviluppo. Se questo è lo spirito del Ministero che più di tutti gli altri dovrebbe avere un occhio alla crescita del nostro Paese, forse l’Europa non ha tutti torti a diffidare di noi.

Ci domandiamo: qual è alla fine l’intento del MIUR e dei suoi dirigenti? Non far partire i TFA per rendere impossibile ai giovani la partecipazione ai prossimi concorsi a cattedra? Farli partire, ma con il minimo numero di posti disponibili per ottenere nei fatti lo stesso risultato di tagliare fuori i giovani? Come mai un Governo e una maggioranza che si dicono liberali non riescono a introdurre nella scuola e nell’università nemmeno degli spiragli di maggiore libertà? Perché si continua a cedere a logiche sindacali ormai vecchie e logore (non gradite nemmeno a molti esponenti del Pd)? Si vuole affossare definitivamente il Paese? E ancora, come mai, in un momento di crisi come questo, non si ha quel minimo di coraggio necessario per compiere delle scelte che aprano ai giovani e che valorizzino chi, con fatica e merito, vuole costruire qualcosa per sé e per gli altri, anche nel mondo della scuola?

Ministro, vorremmo poterle dare ancora credito, ma troppe volte alle parole non sono seguiti i fatti e alle dichiarazioni di intenti i relativi provvedimenti. Il tempo e la fiducia questa volta sono proprio scaduti.



Ultimo aggiornamento: comunicazione ricevuta dall’Ufficio stampa del Miur, venerdì 4 novembre ore 19.00

Alla C.A. della redazione

In riferimento all’articolo “Tfa, il Miur ha tradito gli accordi e truccato le carte (per obbedire ai sindacati)” di Giorgio Vittadini e Francesco Magni

Cordialmente

Ufficio Stampa MIUR

 

NOTA MIUR

Con riferimento ai numeri pubblicati sul Sole 24 ore di oggi venerdì 4 novembre e relativi ai corsi di laurea magistrale e di Tirocinio formativo attivo si specifica che gli stessi si riferiscono rispettivamente al fabbisogno effettivo (12.778), peraltro già noto da tempo, e all’offerta degli atenei (32.410). Nessun nuovo numero è stato ufficialmente comunicato ai sindacati e nessuna decisione definitiva è stata ancora assunta dal MIUR relativamente alla programmazione dei posti che saranno effettivamente assegnati alle Università. Si ricorda in ogni caso che già a settembre il Ministero si era impegnato ad attivare 3000 posti in più rispetto ai 12.778 stabiliti e che questi giorni, alla luce dell'offerta espressa dagli atenei,  i numeri sono in fase di ulteriore definizione.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
05/11/2011 - Via i protezionismi e via libera alla meritocrazia (Chiara Esse)

@CZ Non si tratta di contestare un “filtro”, ma il blocco. Gli apparati ministeriali, sostituendosi alla politica, pretendono di strumentalizzare il canale abilitante per proteggere i precedenti millemila abilitati che chiamano indebitamente precari. La “soluzione” romana consisterebbe nel praticare il salto di x generazioni, a prescindere dal merito. Non si è mai programmato alcunché in Italia, e si pretende di “programmare” ora che l’abilitazione è sganciata dalla cattedra statale? Il MIUR si preoccupi di stabilire a quale altezza porre l’asticella per riconoscere l’idoneità all’insegnamento: la metta in alto: è giusto e condivisibile. Per il resto lasci spazio alle autonomie e alla libertà di scelta. L’applicazione della “programmazione” ai corsi di laurea (campo assai meno spinoso) mostra la fallacia della burocrazia romana. Ipotetica graduatoria nazionale che non ha nulla a che veder con i misteriosi numeri assegnati da Roma ad ogni sede: http://pacs.unica.it/pacs/graduatorie/statsmed11.htm#IPOTESI%20SELEZIONE%20NAZIONALE; inquietante carenza di organico proprio dove sulla base del punteggio più candidati dovrebbero immatricolarsi: http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=15OHPJ&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1; inefficiente mancata assegnazione di posti: http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/12/Numero_chiuso_sorpresa_858_posti_co_8_111012045.shtml. L’unica vera soluzione consiste nell’amputazione dei tentacoli ministeriali.

 
05/11/2011 - Lupi e Mauro? (Giuseppe Crippa)

"… ancora una volta dobbiamo constatare, con dispiacere e grande apprensione, che il Ministero e quindi il Governo non hanno tenuto fede alla parola data, smentendo clamorosamente gli impegni dichiarati nel citato comunicato di settembre, alla presenza - in qualità di garante - del Sottosegretario Gianni Letta". Questi impegni erano stati sottoscritti dal ministro Gelmini a nome del Governo su sollecitazione degli on. Lupi e Mauro, colleghi di partito del ministro. Cosa ne pensano i suddetti?

 
05/11/2011 - Riqualificazione della professione di insegnante (c z)

Le intenzioni e gli ideali certamente vanno bene. Da un lato si esalta il sistema fatto di piccolissime e piccole imprese famigliari che nella maggior parte dei casi ignorano i laureati, e al sud spesso ignorano persino il lavoro in regola (Mediobanca di recente ha detto che le multinazionali italiane, che sono le aziende che assumono laureati, ormai si contano sul palmo della mano, comprese quelle di proprietà statale). Da un lato gli atenei da nord a sud hanno sfornato quantità di laureati, magari con ottime conoscenze teoriche (e qui si aprirebbe il discorso della formazione tecnica, della distanza scuola mondo del lavoro...), che è difficile a breve mandare a scaricare le cassette della frutta in nero. Da un lato si dice che la scuola non deve essere più ammortizzatore sociale (ormai con lo smantellamento del pubblico impiego è rimasto solo quello) per questi laureati che nessuno vuole (e non stiamo parlando solo delle materie umanistiche,ma anche di "laureati scientifici") soprattutto in zone come il mezzogiorno. E' vero che i TFA non garantiscono nessun posto di lavoro, però non vedo perché stracciarsi le vesti se qualcuno vuole mettere un filtro in entrata (come avviene per la facoltà di medicina). Sarebbe già un primo passo verso una qualificazione della professione di insegnante, visto che ciò che non è per tutti viene stimato da tutti;si pensi che i posti disponibili ogni anno per le specializzazione di medicina non sono poi molti di più, e lì c'è anche un percorso retribuito

 
05/11/2011 - BASTA! (Gianni MEREGHETTI)

E BASTA! Con un ministero che la tira in lunga sperando che la questione passi finalmente sotto silenzio, il solito metodo democristiano di aspettare che ciò che è stato buttato fuori dalla porta rientri dalla finestra. La realtà è una e una sola, il Ministero sta facendo di tutto per non fare nulla, cioè per non rispondere alla domanda dei giovani di essere abilitati all'insegnamento. E' vergognoso questo perdere tempo appositamente, è una gestione che si condanna da sola a perdere l'appuntamento con la storia. Il ministro Gelmini e i suoi funzionari dovrebbero essere messi a riposo per omissione di ciò che ai giovani è dovuto, una risposta alla loro esigenza di lavorare! Siamo a novembre e tutto tace, questo è l'assurdo di questa situazione, è l'aspettando Godot della scuola italiana.

 
04/11/2011 - Voltiamo pagina (Chiara Esse)

“Il tempo e la fiducia questa volta sono proprio scaduti.” Da qui si parte. Il MIUR è una nave senza nocchiero: non ha saputo esprimere alcun progetto politico. La latitanza della politica spiega l’onnipotenza dei burocrati, intesi esclusivamento al burocratico smaltimento delle file. Insediatisi da oltre tre anni e mezzo non hanno definito alcun progetto di reclutamento. Ostaggio dei sindacati e asserviti a vari protezionismi, smaltiscono file, comprese quelle più indecenti e preistoriche. Il citato alto dirigente ha recentemente dichiarato che deve farsi carico di oltre 200mila precari. È un dato falsissimo e rivelatore: egli confonde gli abilitati con i precari ed equivoca sulle sue funzioni. Quale credibilità può avere la Gelmini che sproloquia di liberalizzazioni di professioni di competenza altrui, mentre nel suo campo specifico impastoia una realtà già pietrificata? È chiaro che un ministero cardinale come il MIUR è nelle mani di tecnocrati plenipotenziari. Dobbiamo consegnarci inermi alla burocrazia romana oppure costruire il riscatto del paese? L’inadeguatezza della “programmazione” è evidente (anche se non agli stessi livelli) anche quando è applicata ai corsi di laurea: numeri misteriosi, antimeritocratici protezionismi e poi drammatiche carenze di certe figure professionali: storture e inefficienze. Il MIUR deve fissare l’asticella alla giusta altezza. Punto. I burocrati rientrino nei ranghi. La meritocrazia sostituisca il fervido culto della fila.