BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Barbara (Lagos): qui in Nigeria i bimbi delle elementari lavorano per comprarsi i libri

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Nella scuola di St. John a Lagos, Nigeria (immagine d'archivio)  Nella scuola di St. John a Lagos, Nigeria (immagine d'archivio)

Se vuoi andare a scuola e sei fortunato perché non devi vendere, devi comunque assolutamente lavorare, a casa o per altri: le bimbe possono lavare i piatti dei “ristoranti” a bordo strada, chinate in due su due bacinelle d’acqua, una per insaponare e una per sciacquare, i maschietti anche a 4 o 5 anni trasportano giare d’acqua di diversi chili per la famiglia. Normalmente chi ha la fortuna di andare a scuola deve assolutamente lavarsi e stirarsi da solo la divisa della scuola, insieme agli altri suoi indumenti che, per fortuna in questo caso, non sono mai molti.

Avsi a Lagos gestisce due scuole, entrambe comprendono scuola materna ed elementare, SS Peter and Paul e St. John, rispettivamente con 430 e 380 studenti. Quasi tutti i bambini delle scuole sono sostenuti a distanza da Avsi e grazie al progetto “Adotta un’opera”.  SS Peter and Paul si trova a Ikate Elegushi e St. John a Oreta, Ikorodu. Le due scuole sono separate dalla laguna di Lagos, 30 minuti con la barca presa in prestito dai pescatori del villaggio vicino, o 3 ore in auto. Entrambe, grazie al sostegno a distanza, accolgono ed educano i più bisognosi.

L’altro giorno sono rimasta alla SS Peter and Paul un po’ di più, erano ormai andati via tutti, erano rimasti a scuola solo 5 bimbi, insieme ai guardiani. Bimbi dai 3 ai 7 anni, da soli a scorrazzare per il cortile della scuola, avanti e indietro dal primo al secondo piano forse in Italia senza un adulto non li lascerebbero mai, ma qui la mamma li va a prendere quando può e loro aspettano tranquillamente anche fino alle 5 o 6 di sera; del resto sono fortunati perché i genitori li vanno a prendere, altrimenti dovrebbero arrangiarsi.

Chiacchieriamo un po’, chiedo alla bimba più grande perché viene a questa scuola “perché qui le persone sono gentili, non mi picchiano, e poi la mia mamma ha detto che devo venire in questa scuola perché qui le maestre non rubano i soldi, non rubano quello che porto a scuola”.  Sembra scontato, stiamo parlando di una scuola, ma se la bambina dice questo ha le sue ragioni: nelle scuole pubbliche possono esserci fino a 90-100 studenti, con insegnanti non sempre presenti, il banco lo puoi portare da casa, così come pure la sedia; i libri sono assolutamente facoltativi. È difficilissimo imparare qualcosa in queste condizioni, rispetto a questo immenso bisogno Avsi gestisce un minuscolo centro di aiuto pomeridiano. È la Joy Boat, la barca della gioia, perché è nata per i bimbi che provenivano da un villaggio di pescatori: il giorno a scuola e il pomeriggio a pescare o rassettare reti. È l’amicizia decennale di Paola con questi ragazzi che fa miracoli: lei con pazienza insegna loro a leggere. Del resto è normale che in quelle condizioni a 12 anni non sappiano ancora leggere, quando anche la mamma fa pressione sul figlio perché lasci la scuola e cominci un “lavoro più remunerativo”. Paola a forza gli mette in testa le tabelline, Avsi gli regala i libri di testo, il dizionario, i quaderni, eccetera, e poi feste e balli a casa di Paola!  E per loro quella è la loro famiglia!



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >