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SCUOLA/ La vera riforma? Abbandonare la "catena di montaggio"

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Ora, un enorme database di ricerche, accumulato su scala mondiale, documenta la crisi di questo curriculum: dei contenuti disciplinari – gli apprendimenti – ma soprattutto dell’organizzazione didattica – gli insegnamenti. Esso viene respinto, snobbato, mal sopportato dai ragazzi. La spiegazione più facile e più consolante, perché fornisce alle generazioni adulte un sacco di alibi, è che i ragazzi sono istupiditi dalla Rete, dal nichilismo diffuso, dalla perdita del senso della storia e della tradizione. Tutto vero? Se non fosse che sta accadendo quanto è già successo almeno un paio di volte negli ultimi duemila anni di storia: quando un’epoca storica consuma le proprie ragioni e inizia una transizione verso un’altra dagli orizzonti lontani e indefinibili, quando dal Monte Nebo non si vede la Terra promessa, ma solo vapori e nebbie che salgono dal Giordano, allora le generazioni adulte non sanno più cosa dire a quelle più giovani, diventano conservatrici o afasiche.

L’epoca della seconda rivoluzione industriale, che sta scorrendo alle nostre spalle, ha fatto svariate promesse in fatto di istruzione/educazione: progresso generale, libertà individuali crescenti, ascesa sociale, lavori più intelligenti e qualificati, cittadinanza piena, sviluppo onnilaterale delle persone. Non tutte sono state mantenute. Tuttavia, qualcosa di nuovo è stato generato, forse per eterogenesi dei fini: l’insorgenza della “persona libera e responsabile di sé” in contrapposizione al cittadino medio standardizzato della produzione e dei consumi di massa. Donde un’esigenza, che non sempre diviene domanda consapevole, di percorsi biografici personalizzati, di un’organizzazione dei contenuti che sia tagliata sulla domanda personale, che si pieghi ai tempi dello sviluppo di ciascuno. Questa è la domanda che la fine della seconda rivoluzione industriale consegna alla terza, già incominciata. Questo effetto antropologico si combina con le maggiori possibilità di accesso al sapere e alle relazioni sociali che lo sviluppo della Rete incrementa. La scuola-santuario del sapere è diventata solo uno dei punti di erogazione e sempre meno importante. Il sapere arriva da ogni lato, da molte postazioni e permea l’intera vita. Lo chiamano Life wide learning

Ma soprattutto emerge urgente una domanda di senso e di sintesi dei saperi in relazione alla propria libertà e al proprio destino. E’ quanto la partizione tayloristica vetero-industriale delle materie non può assicurare. Per non parlare dell’allungamento previsto della vita – per chi è nato in questo secolo i demografi prevedono più di 100 anni di vita – e pertanto dell’articolazione delle tappe biografiche più complessa di quella classica, che constava solo di studi, lavoro, pensione. Oggi gli scenaristi prevedono almeno cinque “età della vita”. Così il quinquennio tra i 15 e 19 anni di una vita attesa come centenaria appare meno decisivo. Si può pensare di andare a scuola, uscirne, ritornare. 



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COMMENTI
08/11/2011 - PARAGONE NATURALISTICO (da un professore topo) (alberto tondina)

caro Maranzana, pensare che strumenti collegiali e organizzazione degli insegnanti dentro la gabbia ministerial/burocratica possano rinnovare la scuola è come pensare che un surmolotto possa rinnovare le chiaviche, o, se preferisce, che le onde rinnovino il mare. Bisogna levare il tappo, svuotare, arieggiare. Togliere la cappa mortale, e costringere i topi di fogna a vivere nel loro vero ambiente: fiumi, non fogne, col rischio di incrociare lontre e gufi, ma sotto il cielo stellato. Alberto Tondina, professore/ratto

 
07/11/2011 - Fiori italiani (Antonella Paolillo)

Attraversare la crisi. Abitare questa nebbia. Leggendo il suo articolo, mi è tornata alla mente questa pagina di Luigi Meneghello, tratta da "Fiori italiani". La domanda da cui prende le mosse il racconto è: "Che cos'è un'educazione"? "La scuola non era, in senso serio, cattolica né fascista. Ciò che vi era dentro di insoddisfacente non aveva bisogno di appoggiarsi al cattolicesimo o al fascismo, se non come ci si appoggia ai vicini sul tram, poco e irregolarmente. Si soffriva semmai per la mancanza di idee e di convinzioni, non già per il tentativo di indottrinarci. I pochi che ci si provavano facevano ridere, mentre la mancanza di idee non era ridicola, era tragica. Molti dei nostri insegnanti erano persone per bene, serie e oneste; e in un mondo in cui mancavano le buone idee non avevano altra scelta che rifiutarsi almeno di propagare quella parodia delle idee che erano le 'idee' ufficiali, o di improvvisarne loro di posticce. 'Idee importanti oggi non ce n'è' diceva tacitamente l'insegnamento dei migliori, Dal Piaz, Marin; si poteva solo insegnare cosucce, cos'è un hysteron-proteron, la struttura delle graminacee".

 
07/11/2011 - L'asssenza di una strategia genera confusione (enrico maranzana)

“Puerilis institutio est mundi renovatio”: postulato vanificato dall’indisponibilità degli operatori scolastici ad assumere le responsabilità connesse alla loro professione. La paura del nuovo ha condotto all’erezione di ostacoli per contrastare le “conseguenze sul piano decisivo dell’organizzazione della didattica” del dettato legislativo concepito per rispondere alle istanze della società contemporanea. I dirigenti scolastici, infatti, hanno mantenuto il servizio scolastico abbarbicato a “la partizione tayloristica vetero-industriale delle materie”. Per superare lo stallo sarebbe stato sufficiente convocare gli organismi collegiali per interpretare la legge che asserisce che l’ISTITUZIONE è un SISTEMA, per considerare che la FORMAZIONE rappresenta il suo orientamento, per riflettere sul fatto che la formazione si promuove attraverso l’EDUCAZIONE di cui l’ISTRUZIONE è la chiave di volta, istruzione conseguita coordinando gli INSEGNAMENTI.