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SCUOLA/ La vera riforma? Abbandonare la "catena di montaggio"

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Le intenzioni di riforma dell’ultimo quindicennio di politiche dell’istruzione hanno ruotato attorno ai “quattro pilastri” del sistema educativo nazionale: il curriculum, l’assetto istituzionale-amministrativo, l’assetto ordinamentale, le politiche del personale. L’approccio alle questioni del curriculum è stato o superficiale o, comunque, interrotto. Il curriculum non è solo l’elenco delle discipline ritenute essenziali, ma è soprattutto l’organizzazione didattica delle medesime, che – lo dice la parola – “corre” diacronicamente lungo l’asse biografico dei ragazzi. Se il curriculum è il cuore del sistema educativo – perché è attraverso di esso che si decide il “quale”, il “quanto”, il “come” del patrimonio di conoscenze e di valori, che la generazione presente vuole trasmettere a quelle future – l’organizzazione degli apprendimenti/insegnamenti è il cuore del suo cuore. 

Qui basterà richiamare sommariamente le tre grandi proposte storiche di istituzionalizzazione del curriculum. La prima è quella di Marziano Capella (tra il 300 e il 400 d.C.), che divide il sapere umano in Artes liberales: il Trivium della grammatica, dialettica e retorica (Artes sermocinales) e il Quadrivium dell’aritmetica, geometria, astronomia e musica (Artes reales). La seconda è la gesuitica Ratio studiorum del 1599, che potenzia l’impianto retorico-umanistico (non solo il latino, ma anche il greco e l’ebraico), aggiunge la teologia, ma, soprattutto, prescrive minuziosamente la divisio temporis degli alunni, cioè gli orari giornalieri e settimanali delle singole materie, a seconda delle età e dei livelli. 

La terza è quella del moderno curriculum, quale risultante di tre eventi: lo Stato-nazione assoluto, l’Enciclopedia del sapere, la rivoluzione industriale. “Assoluto” significa trasformazione della “persona” in “cittadino” e penetrazione dell’Amministrazione in tutti i corpi intermedi della società civile, che vengono ridotti ad unum attraverso l’istruzione pubblica o l’uso della forza “legittima” per chi resiste: intreccio di egemonia e coercizione. Dal punto di vista delle discipline, il curriculum dell’istruzione secondaria, riservata alle classi dirigenti, tali per ereditarietà o per censo, passa attraverso il Gymnasium o il Lycée: i classici greci e latini, la lingua e la letteratura nazionale, la filosofia intesa hegelianamente come storia della filosofia, la storia nazionale, la matematica, le scienze. Scompaiono la teologia e la storia sacra. Si fa complessa e diventa amministrativamente cogente, centralizzata, uniforme la divisio temporis: tot ore di latino, tot di matematica, ecc. Nella seconda metà dell’800 viene avanti la “bifurcation”: accanto alla filiera classica si apre quella tecnico-professionale, che Scoto Eriugena e Ugo di san Vittore nel Medioevo avevano classificato come Artes mechanicae. Alla fine dell’800 si impone in Europa il Dreigliedriges (a tre anelli) Schulsystem: Gymnasium, Technische Schule, Berufsschule (oggi evoluto in Gymnasium, Realschule, Hauptschule). 



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COMMENTI
08/11/2011 - PARAGONE NATURALISTICO (da un professore topo) (alberto tondina)

caro Maranzana, pensare che strumenti collegiali e organizzazione degli insegnanti dentro la gabbia ministerial/burocratica possano rinnovare la scuola è come pensare che un surmolotto possa rinnovare le chiaviche, o, se preferisce, che le onde rinnovino il mare. Bisogna levare il tappo, svuotare, arieggiare. Togliere la cappa mortale, e costringere i topi di fogna a vivere nel loro vero ambiente: fiumi, non fogne, col rischio di incrociare lontre e gufi, ma sotto il cielo stellato. Alberto Tondina, professore/ratto

 
07/11/2011 - Fiori italiani (Antonella Paolillo)

Attraversare la crisi. Abitare questa nebbia. Leggendo il suo articolo, mi è tornata alla mente questa pagina di Luigi Meneghello, tratta da "Fiori italiani". La domanda da cui prende le mosse il racconto è: "Che cos'è un'educazione"? "La scuola non era, in senso serio, cattolica né fascista. Ciò che vi era dentro di insoddisfacente non aveva bisogno di appoggiarsi al cattolicesimo o al fascismo, se non come ci si appoggia ai vicini sul tram, poco e irregolarmente. Si soffriva semmai per la mancanza di idee e di convinzioni, non già per il tentativo di indottrinarci. I pochi che ci si provavano facevano ridere, mentre la mancanza di idee non era ridicola, era tragica. Molti dei nostri insegnanti erano persone per bene, serie e oneste; e in un mondo in cui mancavano le buone idee non avevano altra scelta che rifiutarsi almeno di propagare quella parodia delle idee che erano le 'idee' ufficiali, o di improvvisarne loro di posticce. 'Idee importanti oggi non ce n'è' diceva tacitamente l'insegnamento dei migliori, Dal Piaz, Marin; si poteva solo insegnare cosucce, cos'è un hysteron-proteron, la struttura delle graminacee".

 
07/11/2011 - L'asssenza di una strategia genera confusione (enrico maranzana)

“Puerilis institutio est mundi renovatio”: postulato vanificato dall’indisponibilità degli operatori scolastici ad assumere le responsabilità connesse alla loro professione. La paura del nuovo ha condotto all’erezione di ostacoli per contrastare le “conseguenze sul piano decisivo dell’organizzazione della didattica” del dettato legislativo concepito per rispondere alle istanze della società contemporanea. I dirigenti scolastici, infatti, hanno mantenuto il servizio scolastico abbarbicato a “la partizione tayloristica vetero-industriale delle materie”. Per superare lo stallo sarebbe stato sufficiente convocare gli organismi collegiali per interpretare la legge che asserisce che l’ISTITUZIONE è un SISTEMA, per considerare che la FORMAZIONE rappresenta il suo orientamento, per riflettere sul fatto che la formazione si promuove attraverso l’EDUCAZIONE di cui l’ISTRUZIONE è la chiave di volta, istruzione conseguita coordinando gli INSEGNAMENTI.