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SCUOLA/ La vera riforma? Abbandonare la "catena di montaggio"

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Non è più necessario congedare i ragazzi con uno zaino stracolmo. Bastano un po’ di cibo intellettuale essenziale (le competenze-chiave), gli attrezzi (le competenze vocazionali) per aprirsi nuove strade dello studio ulteriore o del lavoro, le mappe (tradizione e scenari del futuro) del mondo che viene avanti. Gli esperti lo chiamano Life long learning. Fornire la canna da pesca, non il pesce. Perciò hanno sempre meno senso gli indirizzamenti precoci in senso vocazionale, semmai piuttosto esperienze tipo la Gesamtschule, che intreccia le “tre giunture” e raggruppa i tre indirizzi precedenti e mixa competenze-chiave e approcci vocazionali, in attesa che il ragazzo trovi la propria strada. E questo perché si è tendenzialmente dissolta la divisione multimillenaria, tecnica e sociale, tra otium e negotium, tra élites dirigenti delle tradizionali professioni liberali e élites tecnocratiche della scienza, delle tecnologie, della comunicazione, delle professioni artigiane. In una parola: il curriculum costruito tra il 1500 e il 1900, cioè i contenuti del sapere, la loro organizzazione logica e temporale secondo le giornate, le settimane e gli anni, va profondamente ripensato. 

Vari esperimenti in questa direzione sono in corso nei sistemi scolastici europei e dell’Ocse e nei Paesi del Brics: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica. Da noi il ministro Fioroni ci aveva provato, dopo Berlinguer e Moratti, con l’ipotesi delle quattro aree di competenze-chiave, non avendo né la voglia né il tempo di trarne le conseguenze sul piano decisivo dell’organizzazione della didattica. Così, continuare a discutere o a produrre norme relative ad autonomia, ordinamenti, organizzazione della didattica, personale docente e dirigente, che pure sono le condizioni di fattibilità del nuovo curriculum, senza aver definito prioritariamente gli assi culturali e organizzativi di quest’ultimo, significa solo gettare fumo negli occhi dei ragazzi, delle famiglie, del Paese. Significa partire dal tetto. La politica naviga bypartisanamente a vista, tra uno scoglio qui e uno là, si va dove il vento è più favorevole al consenso vero o presunto, ma non decide. Eppure, lo scrisse Seneca, in tempi neroniani: “ignoranti quem portum petat, nullus suus ventus est”. Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa in quale porto andare. Eppure, proclamava la grande Ratio studiorum: “puerilis institutio est mundi renovatio”. 



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COMMENTI
08/11/2011 - PARAGONE NATURALISTICO (da un professore topo) (alberto tondina)

caro Maranzana, pensare che strumenti collegiali e organizzazione degli insegnanti dentro la gabbia ministerial/burocratica possano rinnovare la scuola è come pensare che un surmolotto possa rinnovare le chiaviche, o, se preferisce, che le onde rinnovino il mare. Bisogna levare il tappo, svuotare, arieggiare. Togliere la cappa mortale, e costringere i topi di fogna a vivere nel loro vero ambiente: fiumi, non fogne, col rischio di incrociare lontre e gufi, ma sotto il cielo stellato. Alberto Tondina, professore/ratto

 
07/11/2011 - Fiori italiani (Antonella Paolillo)

Attraversare la crisi. Abitare questa nebbia. Leggendo il suo articolo, mi è tornata alla mente questa pagina di Luigi Meneghello, tratta da "Fiori italiani". La domanda da cui prende le mosse il racconto è: "Che cos'è un'educazione"? "La scuola non era, in senso serio, cattolica né fascista. Ciò che vi era dentro di insoddisfacente non aveva bisogno di appoggiarsi al cattolicesimo o al fascismo, se non come ci si appoggia ai vicini sul tram, poco e irregolarmente. Si soffriva semmai per la mancanza di idee e di convinzioni, non già per il tentativo di indottrinarci. I pochi che ci si provavano facevano ridere, mentre la mancanza di idee non era ridicola, era tragica. Molti dei nostri insegnanti erano persone per bene, serie e oneste; e in un mondo in cui mancavano le buone idee non avevano altra scelta che rifiutarsi almeno di propagare quella parodia delle idee che erano le 'idee' ufficiali, o di improvvisarne loro di posticce. 'Idee importanti oggi non ce n'è' diceva tacitamente l'insegnamento dei migliori, Dal Piaz, Marin; si poteva solo insegnare cosucce, cos'è un hysteron-proteron, la struttura delle graminacee".

 
07/11/2011 - L'asssenza di una strategia genera confusione (enrico maranzana)

“Puerilis institutio est mundi renovatio”: postulato vanificato dall’indisponibilità degli operatori scolastici ad assumere le responsabilità connesse alla loro professione. La paura del nuovo ha condotto all’erezione di ostacoli per contrastare le “conseguenze sul piano decisivo dell’organizzazione della didattica” del dettato legislativo concepito per rispondere alle istanze della società contemporanea. I dirigenti scolastici, infatti, hanno mantenuto il servizio scolastico abbarbicato a “la partizione tayloristica vetero-industriale delle materie”. Per superare lo stallo sarebbe stato sufficiente convocare gli organismi collegiali per interpretare la legge che asserisce che l’ISTITUZIONE è un SISTEMA, per considerare che la FORMAZIONE rappresenta il suo orientamento, per riflettere sul fatto che la formazione si promuove attraverso l’EDUCAZIONE di cui l’ISTRUZIONE è la chiave di volta, istruzione conseguita coordinando gli INSEGNAMENTI.