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SCUOLA/ Israel: è pronto il "golpe" Miur-sindacati per occupare la scuola

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Questa nota è singolare. Se si fosse trattato di un comunicato ufficiale, e non di una lettera privata, l’avremmo letto sul sito del Miur e sarebbe stato trasmesso all’Ansa. Invece, nessuno ne ha saputo nulla. Inutile cercare la nota in rete: non esiste. Al contrario, tutti i siti dedicati alla scuola, anche i più seri e informati, continuano a ragionare come se la nota non esistesse. Viene allora da chiedersi se non siamo all’ennesima puntata del tira e molla di cifre messe in giro per poi dire che non sono quelle definitive. Il (peraltro pessimo) decreto attuativo del regolamento è definitivamente in vigore esattamente da sette mesi, ed è da sette mesi che il Miur fa con i numeri il gioco delle tre carte. Una nota seria sarebbe consistita nella comunicazione definitiva dei numeri e non l’annuncio che ancora non è stato deciso nulla.

Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola, è intervenuto su questo giornale rispondendo all’articolo di Fabrizio Foschi, che lamentava una condotta non limpida dei sindacati proprio sul Tfa. Come giudica la presa di posizione di Scrima, nel merito?

Che ai sindacati il regolamento sulla formazione iniziale degli insegnanti, con il meccanismo delle lauree magistrali e del Tfa non sia mai piaciuto lo sanno anche le pietre della strada. Del resto, i comunicati rilasciati alla fine dell’incontro al Miur sono intrisi del fastidio per questo regolamento, del timore che i numeri siano troppo alti e mettano in discussione i cosiddetti “diritti acquisiti”. È arduo far credere che i sindacati siano andati a difendere i diritti dei neo-laureati al pari di quelli dei precari, quando si è arrivati al punto di attaccare la «pretesa» di selezionare persino coloro che «stanno maturando servizio» nelle scuole; e quando si è lodato l’intento dell’amministrazione di offrire cifre che non si discostino da quelle iniziali, «anche se le pressioni sono forti»... Ma c’è un problema generale.

Quale? Il ruolo dei sindacati?

Nessuno mette in discussione il ruolo dei sindacati nel settore dell’istruzione, ma è ora di mettere fine a una grave anomalia che va avanti da troppo tempo. I sindacati hanno tutto il diritto di occuparsi di stipendi e di condizioni lavorative, ma dovrebbero avere la sensibilità di arrestarsi di fronte a questioni di merito, che riguardano la qualità e i contenuti della didattica. È roba dell’altro mondo che un sindacato metta il naso sulle modalità di formazione degli insegnanti, addirittura questionando sui contenuti delle tabelle, sui prerequisiti, sui crediti. Siccome alcune di queste questioni hanno implicazioni sul reclutamento, i sindacati credono di potervi intervenire. Ma proprio perché il confine è talvolta ambiguo, occorrerebbe fermarsi in tempo, e astenersi dall’intervenire su questioni su cui non si ha competenza.

Da questo punto di vista lo spirito del regolamento era giusto proprio perché divideva la questione della formazione da quella del reclutamento.



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COMMENTI
09/11/2011 - Quiz (Giorgio Israel)

In un interessante articolo pubblicato ieri su Italia oggi (http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=16LJMY&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1) si dice: «Il fabbisogno non tiene conto del sostegno che servirà a riassorbire gli esuberi: in questo caso i corsi saranno tenuti dall'Ansas e non dalle università». Un piccolo quiz: chi è il capo dell'Ansas?

 
08/11/2011 - Non c'è più tempo (Chiara Esse)

“Un dirigismo burocratico-statalista di un’invadenza inaudita”: si individua perfettamente la radice dei mali. La via d’uscita: autonomie responsabilizzanti ad ogni livello della scala, fino a quello individuale. Dal centro si devono diramare poche direttive generali. Punto. Quando si tratta di numeri, il centro dà i numeri... Il centralismo statalista, soprattutto quello romano-sovietico vergognosamente fallimentare, inefficiente, asfissiante e perverso, ha fatto il suo tempo. Mentre ringrazio di cuore il Professor Israel, esprimo tutto il mio rammarico per il fatto che la sua voce sia tonante ma isolata. Tra i responsabili del declino italiano, di cui - sia chiaro - qui si illustra una tessera importante, ci sono tutte le forze, più che della conservazione, della reazione vera e propria (sindacati, burocrazia romana, sedicenti liberali che hanno tradito ogni punto programmatico e demagoghi autentici che si stanno scaldando a bordo campo) e intellettuali e professori universitari che stanno nella turris eburnea o si cullano in un pensiero che forse era progressista qualche generazione fa. Il nostro Paese, ingessato da corporativismi e protezionismi, richiede una rivoluzione, pacifica ma una rivoluzione.