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SCUOLA/ Israel: è pronto il "golpe" Miur-sindacati per occupare la scuola

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Dopo la dura presa di posizione di Giorgio Vittadini e di Francesco Magni su Ilsussidiario.net di venerdì, nella quale si accusa «il Ministero di avere smentito gli impegni presi il 10 settembre scorso con gli esponenti di appellogiovani.it, la vicenda del Tfa rimane formalmente ancora aperta. Probabilmente in attesa che apparato e sindacati calino definitivamente la scure sul diritto dei giovani di abilitarsi all’insegnamento. Intanto, sempre venerdì, due ore dopo la pubblicazione del citato articolo, è giunta in redazione una nota del Miur nella quale si dice che «nessun nuovo numero è stato ufficialmente comunicato ai sindacati e nessuna decisione definitiva è stata ancora assunta dal MIUR relativamente alla programmazione dei posti assegnati alle Università».

La politica non c’è più, dice Giorgio Israel, docente di matematica nell’Università La Sapienza di Roma. Resta l’apparato. Un «dirigismo burocratico-statalista di un’invadenza inaudita».

Professore, lei come spiega il fatto che le cifre riguardanti le lauree magistrali e il Tfa di I e II grado sono inferiori perfino al fabbisogno iniziale ipotizzato dal Miur, e così lontane dai numeri del fabbisogno proposti dagli atenei?

Se quelle cifre sono autentiche vuol dire che il sospetto che abbiamo avanzato in tanti - e cioè che si voglia affossare il regolamento per la formazione iniziale degli insegnanti - è fondato. Proporre cifre addirittura inferiori a quelle del fabbisogno stimato inizialmente dal Miur può essere definito soltanto come una provocazione. C’è chi parla della leggerezza con cui le università avrebbero proposto cifre troppo alte, ma non si parla dell’irresponsabilità con cui sono state avanzate cifre troppo basse.

In che senso?

Da sette mesi assistiamo a una ridda di cifre messe in circolazione e poi dichiarate provvisorie. Di fatto, i tanti tabulati circolanti sono stati la base con cui università, comitati regionali universitari e unità scolastiche regionali hanno tentato di ragionare. Faccio un esempio: da quei tabulati risultava che la laurea magistrale di tecnologia per le scuole secondarie di primo grado nel Lazio avrebbe avuto la dotazione di un posto... Quale università seria attiverebbe una laurea per una sola persona? È inutile dire quale sia l’effetto di simili annunci.

Due ore dopo l’articolo di Vittadini e Magni su Ilsussidiario.net, il Miur ha replicato con una nota. Vi si legge che «Nessun nuovo numero è stato ufficialmente comunicato ai sindacati e nessuna decisione definitiva è stata ancora assunta dal MIUR relativamente alla programmazione dei posti che saranno effettivamente assegnati alle Università». Dunque possiamo stare tranquilli, non è così?



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COMMENTI
09/11/2011 - Quiz (Giorgio Israel)

In un interessante articolo pubblicato ieri su Italia oggi (http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=16LJMY&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1) si dice: «Il fabbisogno non tiene conto del sostegno che servirà a riassorbire gli esuberi: in questo caso i corsi saranno tenuti dall'Ansas e non dalle università». Un piccolo quiz: chi è il capo dell'Ansas?

 
08/11/2011 - Non c'è più tempo (Chiara Esse)

“Un dirigismo burocratico-statalista di un’invadenza inaudita”: si individua perfettamente la radice dei mali. La via d’uscita: autonomie responsabilizzanti ad ogni livello della scala, fino a quello individuale. Dal centro si devono diramare poche direttive generali. Punto. Quando si tratta di numeri, il centro dà i numeri... Il centralismo statalista, soprattutto quello romano-sovietico vergognosamente fallimentare, inefficiente, asfissiante e perverso, ha fatto il suo tempo. Mentre ringrazio di cuore il Professor Israel, esprimo tutto il mio rammarico per il fatto che la sua voce sia tonante ma isolata. Tra i responsabili del declino italiano, di cui - sia chiaro - qui si illustra una tessera importante, ci sono tutte le forze, più che della conservazione, della reazione vera e propria (sindacati, burocrazia romana, sedicenti liberali che hanno tradito ogni punto programmatico e demagoghi autentici che si stanno scaldando a bordo campo) e intellettuali e professori universitari che stanno nella turris eburnea o si cullano in un pensiero che forse era progressista qualche generazione fa. Il nostro Paese, ingessato da corporativismi e protezionismi, richiede una rivoluzione, pacifica ma una rivoluzione.