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SCUOLA/ Israel: è pronto il "golpe" Miur-sindacati per occupare la scuola

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Ora, forse per la delusione di trovarsi di fronte a cifre molto alte, si dice che le università hanno sparato cifre a casaccio. Il capodipartimento Giovanni Biondi ha accusato le università di «non aver tenuto conto del fabbisogno reale di posti inviato agli atenei a settembre»: un lapsus freudiano, che rivela che per lui quelle sono le cifre e nessuno può andar oltre... Inoltre, ha parlato di «proposte sconsiderate, con corsi attivati per 200 persone invece che per classi di 20-30 tirocinanti».

E dove sta il problema?

Un alto dirigente ministeriale non dovrebbe ricorrere con leggerezza a un simile linguaggio offensivo, per giunta mostrando di non sapere che esiste l’autonomia universitaria per legge, e che non appartiene a lui decidere il numero di frequentanti di un corso universitario, neanche a livello di proposta, figuriamoci in termini decisionali. È una cosa gravissima, perché se non si tratta di incompetenza, si tratta di arroganza, ovvero della presunzione di poter fustigare il mondo universitario come un’accolita di magliari. Va detto, con molta forza, che è ora di finirla di presentare l’università come la sentina di tutti i mali. Fame di cattedre? Scherziamo? Le università sono alla fame, quanto e più della scuola e non hanno mezzi per assumere e bandire altre cattedre: sopravvivono sui numerosi pensionamenti.

Ma le Scuole di specializzazione, a loro tempo, qualche soldino lo hanno portato.

Quel che si dimentica è che le Ssis erano a pagamento: le lezioni erano retribuite con i quattrini versati dagli abilitandi. Le Ssis erano un corpo separato dalle università, gestite da un ristretto numero di docenti (sempre gli stessi) e di supervisori (sempre gli stessi). Il nuovo regolamento ha posto fine a questa autoreferenzialità, consegnando la formazione a tutta l’università in collaborazione con gli istituti scolastici, e, in modo gratuito. Il Tfa - per non dire le lauree magistrali - è assolutamente gratuito e basato sul volontariato di docenti universitari e docenti tutor delle scuole. Di quali interessi si parla? So bene, per averlo visto direttamente - nella mia facoltà e nel mio dipartimento, come delegato del rettore in materia, e per tante informazioni avute da altre sedi - che il problema era l’opposto: convincere a dare numeri accettabili, quando molti universitari volevano semplicemente non farne nulla. Da parte di molti è stato chiesto - e non a torto - di presentare mozioni al ministro volte a chiedere fondi per attivare il regolamento. Alla fine, è prevalso il senso di responsabilità di accettare la grande sfida culturale della formazione degli insegnanti, e ovviamente con numeri sensati, che rispondessero alle richieste dei giovani e che dessero senso all’attivazione dei corsi. E invece di lodare questo senso di responsabilità e questa mobilitazione, si parla di interessi baronali, e di proposte «sconsiderate». È una vergogna che richiederebbe scuse formali.

Mentre parliamo (ieri, ndr) il governo vacilla ma la macchina del Miur si dà da fare. Secondo lei si può ancora salvare qualcosa?



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COMMENTI
09/11/2011 - Quiz (Giorgio Israel)

In un interessante articolo pubblicato ieri su Italia oggi (http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=16LJMY&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1) si dice: «Il fabbisogno non tiene conto del sostegno che servirà a riassorbire gli esuberi: in questo caso i corsi saranno tenuti dall'Ansas e non dalle università». Un piccolo quiz: chi è il capo dell'Ansas?

 
08/11/2011 - Non c'è più tempo (Chiara Esse)

“Un dirigismo burocratico-statalista di un’invadenza inaudita”: si individua perfettamente la radice dei mali. La via d’uscita: autonomie responsabilizzanti ad ogni livello della scala, fino a quello individuale. Dal centro si devono diramare poche direttive generali. Punto. Quando si tratta di numeri, il centro dà i numeri... Il centralismo statalista, soprattutto quello romano-sovietico vergognosamente fallimentare, inefficiente, asfissiante e perverso, ha fatto il suo tempo. Mentre ringrazio di cuore il Professor Israel, esprimo tutto il mio rammarico per il fatto che la sua voce sia tonante ma isolata. Tra i responsabili del declino italiano, di cui - sia chiaro - qui si illustra una tessera importante, ci sono tutte le forze, più che della conservazione, della reazione vera e propria (sindacati, burocrazia romana, sedicenti liberali che hanno tradito ogni punto programmatico e demagoghi autentici che si stanno scaldando a bordo campo) e intellettuali e professori universitari che stanno nella turris eburnea o si cullano in un pensiero che forse era progressista qualche generazione fa. Il nostro Paese, ingessato da corporativismi e protezionismi, richiede una rivoluzione, pacifica ma una rivoluzione.