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SCUOLA/ L'esperto (Fondazione Agnelli): "rifare" la scuola media si può, ecco come

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Sapere aude! (Fotolia)  Sapere aude! (Fotolia)

È così. La scuola media è riuscita a fare la prima cosa, ma non la seconda: non garantisce più a tutti gli allievi le stesse opportunità di successo scolastico. E non lo fa perché finisce per fare emergere nei risultati scolastici  i divari di origine  socioculturale: quello che conta, in altre parole, è la famiglia da cui si proviene. Quanto più questa è istruita, tanto più sono buoni i risultati degli alunni.


È un gap che non si colma più?

Lo dicono gli studi internazionali: dappertutto, in tutti gli ordini di scuola, piaccia o meno, l’origine socioculturale continua a contare moltissimo nei risultati scolastici; però ci sono Paesi in cui queste distanze sono contenute e vengono accorciate, nella nostra media invece esplodono in modo sensibile.

Le cause?

Sono di natura strutturale. Innanzitutto un passaggio troppo brusco elementari-medie: si passa da una scuola empatica, dove il lavoro coinvolge realmente tutti, e dove chi insegna usa talvolta metodologie didattiche innovative e personalizzate, a una scuola fatta sullo stesso modello delle superiori: il docente entra in classe, fa la sua lezione, esce. Stop. E la scuola finisce lì. Viene poi il problema di una particolare condizione dei docenti italiani.

Dal 1987 i docenti delle medie registrano una caduta quasi verticale. Dai 283mila del 1986-87 ai 178mila del 2011. Perché?

Quello che lei cita è un dato che di per sé non è negativo e si spiega facilmente: il numero dei docenti segue in modo abbastanza fedele quello degli alunni, in calo demografico. Invece il dato negativo è che la riduzione degli organici - e non mi riferisco solo ai tagli recenti del ministro Gelmini, ma ad un trend di 20 anni - non è stata accompagnata da un ricambio generazionale. Questo ha fatto sì che la popolazione docente sia oggi estremamente vecchia, la più vecchia dei paesi Ocse.

Ma è di per sé un male?

Affatto. Non si vuol dare un giudizio di valore: ci possono essere ottimi insegnanti anziani e pessimi insegnanti giovani. Il fatto è che sono gli stessi docenti, come i dati dicono in modo inequivocabile, a manifestare il disagio. Non incontrano i preadolescenti di oggi, dichiarano di non avere una preparazione didattica e pedagogica adeguata per insegnare ai giovani che hanno di fronte, di non riuscire a dialogare con le famiglie.

Il numero in calo non sarà dovuto anche al fatto che insegnare nella media è sentito come dequalificante, non appetibile?

Certamente. I docenti, anzi, lo riconoscono. Ed è ovvio che risentano di una situazione negativa dal punto di vista della carriera e della retribuzione: è l'esito di un «patto scellerato» tipico del nostro Paese.

Quale patto scellerato?



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COMMENTI
01/12/2011 - Montagne e topolini (enrico maranzana)

Un intervento farcito di luoghi comuni. A “la scuola media unica nasce per far coseguire la licenza al maggior numero di 14enni” si contrappone la legge che stabilisce che “La scuola media è orientativa in quanto favorisce l'iniziativa del soggetto per il proprio sviluppo e lo pone in condizioni di conquistare la propria identità di fronte al contesto sociale”. “Si passa da una scuola empatica a una scuola fatta sullo stesso modello delle superiori” descrive la situazione di fatto con un insegnamento fondato sul sapere codificato nei libri. La norma, invece, muove in direzione opposta. Le Scienze matematiche, chimiche e fisiche e naturali, ad esempio, hanno come “obbiettivo qualificante del processo educativo ATTRAVERSO tali insegnamenti l'acquisizione da parte dell'alunno del metodo scientifico, quale metodo rigorosamente razionale di conoscenza che si concretizza nelle capacità concettuali e operative”. In altri termini le materie avrebbero dovuto essere “strumento e occasione” per promuovere l’apprendimento! La tesi “lo Stato ai docenti dà poco, e al tempo stesso chiede poco” è falsa in quanto la legge è stata elusa. Si può affermare che questo scritto muove sulla stessa lunghezza d’onda: “il curriculum? È un dibattito da aprire” occulta le cause dell’insuccesso. La promozione di competenze, pilastro della scuola media e ora della scuola dell’obbligo [DM 9/2010] e della secondaria [legge 53/2003], non è e non è mai stato l’aspetto qualificante del servizio scolastico.