BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ L'esperto (Fondazione Agnelli): "rifare" la scuola media si può, ecco come

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Sapere aude! (Fotolia)  Sapere aude! (Fotolia)

Le metafore dell’«anello debole» e della scuola media «bocciata» si sono sprecate, ma rimangono forse quelle che rendono meglio la difficile condizione in cui versa la nostra scuola secondaria di primo grado. I dati vengono dal rapporto, in uscita per i tipi di Laterza, che la Fondazione Giovanni Agnelli ha dedicato quest’anno alla scuola media italiana. Un ritratto preoccupante, che documenta numeri alla mano ciò che gli addetti ai lavori avvertono da tempo: mancanza di equità, demotivazione, calo negli apprendimenti sono la firma con cui la scuola media spedisce i giovani alle superiori o li mette alla porta del sistema scolastico.
I dati della Fondazione Agnelli aiutano a capire il male oscuro della «scuola di mezzo». Dopo il 1962, quando fu istituita, la scuola media ha garantito a tutti un livello più alto di scolarità, ma cinquant’anni dopo la qualità dell’insegnamento non è all’altezza e relega l’Italia molto, troppo indietro nelle classifiche europee. Di tutto questo Ilsussidiario.net ha parlato con Marco Gioannini, ricercatore e responsabile comunicazione della Fondazione Agnelli.

L’Italia è il paese con il calo degli apprendimenti più netto fra elementari e medie. Perché?

Gli studenti italiani nel passaggio elementari-medie rallentano molto più degli altri la loro velocità di apprendimento. È un calo fra i più intensi e preoccupanti del mondo. La spiegazione non può essere una sola; è complessa, e noi abbiamo tentato di esplorarne le cause. Dico subito che la responsabilità non è degli adolescenti italiani, che sono simili ai loro coetanei stranieri per capacità, fragilità, aspirazioni.

Se non è per loro, il problema sta dentro la scuola.

Esatto. E qui abbiamo trovato due spiegazioni importanti: la prima riguarda gli insegnanti, la seconda la scuola stessa. La scuola media è oggi una scuola senza missione. Quella che aveva, l’ha tradita: doveva essere scuola per tutti e al tempo stesso di qualità. Non è stato così.

Cosa non ha funzionato nella riforma della scuola media unica, introdotta nel ’62?

Quella riforma va collocata nel suo contesto storico. Parliamo di un periodo in cui il primo problema in Italia era ancora quello di alfabetizzare quanta più gente possibile, e la scuola media unica nacque per far coseguire la licenza al maggior numero di 14enni, elevando il livello dell’istruzione elementare. Il problema era di «quantità» e la scuola media riuscì a compiere questa missione abbastanza in fretta, perché la scolarità raggiunse il 100 per cento già negli anni settanta. Però nel frattempo il mondo cambiava e passare un certo numero di anni sui banchi per conseguire un titolo non bastò più; diventava molto più importante ciò che si impara realmente. È la nozione di successo scolastico.

Alle possibilità di accesso non sono più corrisposte le opportunità di successo, dice la Fondazione nel suo Rapporto.



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
01/12/2011 - Montagne e topolini (enrico maranzana)

Un intervento farcito di luoghi comuni. A “la scuola media unica nasce per far coseguire la licenza al maggior numero di 14enni” si contrappone la legge che stabilisce che “La scuola media è orientativa in quanto favorisce l'iniziativa del soggetto per il proprio sviluppo e lo pone in condizioni di conquistare la propria identità di fronte al contesto sociale”. “Si passa da una scuola empatica a una scuola fatta sullo stesso modello delle superiori” descrive la situazione di fatto con un insegnamento fondato sul sapere codificato nei libri. La norma, invece, muove in direzione opposta. Le Scienze matematiche, chimiche e fisiche e naturali, ad esempio, hanno come “obbiettivo qualificante del processo educativo ATTRAVERSO tali insegnamenti l'acquisizione da parte dell'alunno del metodo scientifico, quale metodo rigorosamente razionale di conoscenza che si concretizza nelle capacità concettuali e operative”. In altri termini le materie avrebbero dovuto essere “strumento e occasione” per promuovere l’apprendimento! La tesi “lo Stato ai docenti dà poco, e al tempo stesso chiede poco” è falsa in quanto la legge è stata elusa. Si può affermare che questo scritto muove sulla stessa lunghezza d’onda: “il curriculum? È un dibattito da aprire” occulta le cause dell’insuccesso. La promozione di competenze, pilastro della scuola media e ora della scuola dell’obbligo [DM 9/2010] e della secondaria [legge 53/2003], non è e non è mai stato l’aspetto qualificante del servizio scolastico.