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SCUOLA/ L'esperto (Fondazione Agnelli): "rifare" la scuola media si può, ecco come

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Sapere aude! (Fotolia)  Sapere aude! (Fotolia)

Quello per cui lo Stato ai docenti dà poco, e al tempo stesso chiede poco. Questo, se si vogliono avere insegnanti più motivati e preparati, non va bene. Vanno pagati di più, ma poi bisogna chiedere loro di fare di più, di fare più ore.

Nel Rapporto proponete anche delle soluzioni. Per esempio quella di una classe docente esclusiva per le medie.

Bisogna cogliere l’opportunità, che i prossimi anni offrono, di ricambiare la classe docente. Andiamo anzi necessariamente verso il tempo di un ricambio. I nuovi docenti devono essere assunti con modalità che li rendono dei professionisti di questo livello scolastico: non solo devono conoscere la loro materia, ma avere anche la «cassetta degli attrezzi» pedagogica e didattica per insegnare a persone di 11-13 anni, un’età che non assomiglia a nessun’altra. Dobbiamo evitare di avere docenti parcheggiati nelle medie in attesa di finire al liceo.

Parlate anche di «personalizzazione». Come si fa?

Non può certamente voler dire un rapporto di uno a uno tra insegnante e studente, questo è ovvio. Ma i programmi devono essere più calibrati sulle esigenze del singolo, perché la scuola media è quella che raccoglie il massimo della diversità. Non mi addentro nel problema della lezione frontale: molti docenti sono bravissimi in questo, il punto però è che nella scuola media di oggi gli insegnanti non sanno fare altro. Magari sanno che esistono altre metodologie, talvolta anche più efficaci, ma non le sanno usare perché nessuno li ha mai messi in condizione di farlo.

Il tempo scuola?

Occorre dilatarlo. È il contrario di quello che si è fatto finora: noi crediamo molto nella scuola del pomeriggio, il che non vuol dire essere sempre a lezione, ma fare lezione, approfondimenti, recupero, musica, teatro, sport, eccetera.

Quelle che dice non sono cose da poco.

Le riforme a costo zero sono rarissime, quasi impossibili. Il momento è delicato, è vero, ma occorre anche guardare avanti.

E a proposito del curriculum?

È un dibattito da aprire. Riteniamo che 11 materie siano troppe, con il rischio molto forte di fare un po’ di tutto e piuttosto male. Bisognerebbe concentrarsi sulle discipline più importanti, quelle che decidono del successo scolastico e di una solida formazione: lettura, scrittura e comprensione dei testi, matematica, storia, scienze, una lingua straniera. È un’ipotesi. Il curriculum non può essere oggetto di affermazioni apodittiche, si deve discuterne, certamente, ma secondo noi è uno dei temi più urgenti.

Anche nella scuola media ci sono un nord e un sud del paese?



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COMMENTI
01/12/2011 - Montagne e topolini (enrico maranzana)

Un intervento farcito di luoghi comuni. A “la scuola media unica nasce per far coseguire la licenza al maggior numero di 14enni” si contrappone la legge che stabilisce che “La scuola media è orientativa in quanto favorisce l'iniziativa del soggetto per il proprio sviluppo e lo pone in condizioni di conquistare la propria identità di fronte al contesto sociale”. “Si passa da una scuola empatica a una scuola fatta sullo stesso modello delle superiori” descrive la situazione di fatto con un insegnamento fondato sul sapere codificato nei libri. La norma, invece, muove in direzione opposta. Le Scienze matematiche, chimiche e fisiche e naturali, ad esempio, hanno come “obbiettivo qualificante del processo educativo ATTRAVERSO tali insegnamenti l'acquisizione da parte dell'alunno del metodo scientifico, quale metodo rigorosamente razionale di conoscenza che si concretizza nelle capacità concettuali e operative”. In altri termini le materie avrebbero dovuto essere “strumento e occasione” per promuovere l’apprendimento! La tesi “lo Stato ai docenti dà poco, e al tempo stesso chiede poco” è falsa in quanto la legge è stata elusa. Si può affermare che questo scritto muove sulla stessa lunghezza d’onda: “il curriculum? È un dibattito da aprire” occulta le cause dell’insuccesso. La promozione di competenze, pilastro della scuola media e ora della scuola dell’obbligo [DM 9/2010] e della secondaria [legge 53/2003], non è e non è mai stato l’aspetto qualificante del servizio scolastico.